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RadioDesign. La musica che il design ha attraversato #21: Michele Brunello

RadioDesign è un progetto di Office Observer prodotto da Danilo Premoli e Stefano Lazzari.

RadioDesign Office Observer

La playlist su Spotify di
Michele Brunello
Michele Brunello

Ascolta anche le playlist di:
→ Danilo Premoli | → Stefano Lazzari.

RadioDesign di Office Observer invita periodicamente un progettista, o un imprenditore, o un critico, a svelare la sua personale colonna sonora e a compilare un elenco di sette titoli raccolti in una playlist su Spotify che può essere ascoltata liberamente. Ogni mese un incontro con gli autori invitati e il successivo podcast, che verrà pubblicato su Office Observer, metterà a confronto le diverse esperienze ed emozioni generate dai titoli scelti.
 
Nel 2005 l’editore Guanda pubblica un almanacco magistralmente curato da Ranieri Polese: “La musica cha abbiamo attraversato” (il volume si può scaricare in pdf a questo link). È una raccolta di testi e ricordi di scrittori, esperti, testimoni, tra i quali Wim Wenders, Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Niccolò Ammaniti, della musica che gira intorno a loro: un ritmo sincopato di appunti e di suoni, i primi inevitabilmente influenzati dai secondi.

Buon ascolto!


 BE INSPIRED → RadioDesign Office Observer 

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Selezione Web: Dal sito MIT Press

→ Archivio SELEZIONE WEB

 
Il blog Office Observer presenta nella rubrica SELEZIONE WEB un articolo con il link attivo per la lettura alla pagina del testo originale. Da non perdere!


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Linee guida per progettare, costruire e abitare le scuole del futuro

Dopo la pubblicazione dei bandi da oltre 5 miliardi per finanziare la costruzione di nuove scuole, asili, palestre, mense, il Ministro dell’Istruzione ha presentato le linee guida orientative per gli ambienti di apprendimento e per la didattica che saranno alla base del concorso di progettazione delle nuove scuole previste dal PNRR. Il gruppo di lavoro che ha elaborato il documento è formato dagli architetti Massimo Alvisi, Sandy Attia, Stefano Boeri, Mario Cucinella, Luisa Ingaramo, Renzo Piano, Cino Zucchi, dalle dottoresse Raffaella Valente e Carla Morogallo, insieme a Andrea Gavosto, economista e presidente della Fondazione Giovanni Agnelli, e Franco Lorenzoni, pedagogista e cofondatore della casa-laboratorio di Cenci (Terni).


“Un nuovo modo di concepire gli edifici scolastici porta con sé un nuovo modo di fare scuola. Il documento delinea principi che orientano la progettazione e la costruzione di nuovi istituti scolastici, ma anche i comportamenti di chi li abita, studentesse, studenti, personale scolastico, famiglie e comunità – ha dichiarato il Ministro Patrizio Bianchi –. Ringrazio tutti i componenti del gruppo di lavoro per il loro contributo: un atto di civismo importante. Il PNRR è un’azione collettiva per il presente e il futuro delle nuove generazioni”.

Le linee guida si articolano in un decalogo per definire le caratteristiche principali che una scuola per il futuro dovrebbe avere per essere non solo luogo di formazione, ma anche centro di socialità e presidio per il territorio di riferimento.

• Una scuola di qualità, con un’architettura che consenta a tutti di riconoscere il suo ruolo civico nel territorio.
• Una scuola a basso consumo, concepita con il più basso impatto ambientale possibile e con contenute necessità di manutenzione.
• Una scuola sostenibile, costruita con materiali eco-compatibili, di provenienza locale o riciclati.
• Una scuola aperta, un luogo permeabile con spazi accoglienti per la comunità anche oltre l’orario scolastico.
• Una scuola fra dentro e fuori, in cui gli spazi esterni, come cortili, terrazze, giardini pensili, siano anch’essi ambienti di formazione.
• Una scuola per apprendere meglio, in cui l’aula sia il fulcro di un sistema flessibile in grado di ospitare diverse configurazioni e allargarsi agli spazi limitrofi, a seconda dell’esigenze della didattica.
• Una scuola per chi ci lavora, in cui gli ambienti per il personale siano ripensati come risorse dell’azione educativa e favoriscano la co-progettazione.
• Una scuola per i cinque sensi, per favorire un apprendimento che coinvolga intenzionalmente corporeità e movimento, efficace e inclusivo.
• Una scuola attrezzata, in cui gli arredi possano essere resi funzionali in base alle esigenze di volta in volta diverse.
• Una scuola connessa, con nuove tecnologie in tutti gli ambienti, stabili, veloci, sicure, protette e capillari.

Per approfondire le linee guida → Scuola Futura (pdf).

→ #Speciale REAL ESTATE
 
Gli ultimi articoli 2022 pubblicati sul sito RE² (Requadro), testata indipendente di riferimento del mondo immobiliare nella rubrica ARCHITETTURA curata da OFFICE OBSERVER | Danilo Premoli

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Graham Harman: Ontologia Orientata agli Oggetti

Ontologia Orientata agli Oggetti
 
Graham Harman
Carbonio Editore, 2021
pp. 240
Isbn 9788832278163

di Office Observer | Danilo Premoli “Graham Harman: Ontologia Orientata agli Oggetti” pubblicata sul sito → ONE.

  [ ultime recensioni pubblicate ]

→ Elogio della rilettura, Edgar Allan Poe: La Filosofia dell’Arredamento
→ R. Buckminster Fuller: Manuale operativo per Nave Spaziale Terra
→ Filippo Poletti: Grammatica del nuovo mondo
→ Giorgio Scianca: Quo vadis architetto
→ Marco Biraghi: Questa è architettura
→ Luciano Galimberti: trentatré piccole storie di design
→ Elogio della rilettura, Hannah Arendt: Vita activa
→ Eduardo Kohn: Come pensano le foreste
→ Paulo Mendes da Rocha: La città per tutti
→ Robot. The Human Project


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→ Archivio LIBRO DELLA SETTIMANA

 
La rubrica Libro della Settimana del blog Office Observer | Danilo Premoli propone in home page un volume da non perdere, con il link diretto alla scheda di presentazione sul sito dell’editore.
 
La segnalazione di un nuovo titolo sarà online tra sette giorni.


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Speciale Materiavera #05: Slalom, Essenzialed, Boiserie Riva

Cosa significa sostenibilità nel mondo dell’ufficio? Considerando che si passa mediamente un terzo del proprio tempo nel luogo di lavoro, è importante conoscere quali siano gli effetti sulla salute provocati dai materiali con cui sono costruiti gli spazi e gli arredi che ci circondano ogni giorno. Ma non è tutto: qual è l’impatto ambientale dei materiali scelti? Esistono alternative valide ai materiali tradizionali, in termini di performance?
 
Cerchiamo le risposte in questa rubrica curata dalla materioteca e centro di consulenze specializzato in materiali sostenibili → Materiavera.


[a cura di Maria Elisabetta Tonali]
Selezioni del mese:



Pannelli acustici fonoassorbenti
Slalom
 
L’ambiente sonoro per un ufficio rappresenta uno degli elementi di maggiore impatto in termini di successo o meno dello spazio progettato. Le performance lavorative sono strettamente collegate alla qualità dell’acustica del luogo di lavoro, come riportano le varie ricerche condotte internazionalmente. Esiste addirittura una ISO che regola la qualità dell’acustica negli ambienti di lavoro. Soprattutto gli open space sono penalizzati sotto questo punto di vista, dove il rumore risulta essere il problema principale. Colpisce particolarmente attività basate sulla memoria e sui processi verbali, come la comprensione del testo e il pensiero creativo sono fortemente disturbate, causando sintomi di stress, senso di sovraccarico e difficoltà di concentrazione.
Una soluzione è proposta dai pannelli acustici fonoassorbenti di Slalom, che offre varie collezioni di pannelli, da parete, da soffitto, free standing, da applicare ad arredi come scrivanie e phone-boot, e prevede anche produzioni tailor-made. I pannelli sono pensati appositamente per la correzione dell’ambiente acustico, in particolare proprio per le frequenze della voce. Sono studiati approfonditamente dal punto di vista estetico, con una gamma molto ampia di colori, e formati versatili: si passa da elementi termoformati a pannelli imbottiti a feltri di rivestimento.
Sotto il profilo della sostenibilità, i prodotti di Slalom sono altamente durabili, prodotti con materiali riciclati (da PET) e a loro volta riciclabili a fine vita. Inoltre sono certificati Greenguard, certificazione che garantisce l’assenza di emissioni tossiche nell’ambiente indoor.



PWXL TRK Dark
Essenzialed
 
Ormai abbiamo appreso che i luoghi in grado di richiamare attributi ed elementi della natura attivano in noi un senso di benessere derivato proprio da questa connessione, grazie a tutta una serie di reazioni fisico-chimiche che si scatenano nel nostro corpo. La luce naturale è una parte molto importante di questo approccio al progetto. Aiuta a prevenire vari problemi di salute perché regola le funzioni del nostro cervello, ad esempio nel ciclo di produzione di alcuni ormoni, come il cortisolo o la melatonina. Il nostro orologio biologico è sincronizzato sul ritmo circadiano.
Si parla di biophilic lighting quando si tiene conto di questi fattori nella progettazione del paesaggio luminoso di un’architettura, modulando l’intensità e lo spettro per amplificare il comfort e la produttività degli occupanti. Gli studi dimostrano che la quantità di luce, il suo spettro, l’esposizione all’ora del giorno, la durata e la distribuzione giocano tutti un ruolo nel determinare l’effetto di qualsiasi fonte di luce sul nostro sistema circadiano. L’illuminazione che cambia in base all’ora del giorno supporta i nostri ritmi circadiani e ci collega all’esterno, ed è pertanto una componente fondamentale della progettazione biofila.
Una delle idee alla base dell’illuminazione circadiana è modificare la temperatura del colore e l’intensità delle luci durante il giorno. L’italiana Essenzialed in quasi tutte le sue lampade propone un’opzione con Tunable White ovvero led caldi e freddi nella stessa lampada. Grazie ad un sistema di gestione wireless Casambi, che funziona in BLE, è possibile impostare i cambianti del grado colore della luce in modo da imitare la luce esterna.
Ad esempio la lampada PWXL TRK Dark, un sistema sia a binario che a sospensione, con luce diretta o indiretta. Questa lampada ha un’oscillazione della luce che va dai 2700K ai 5700K in alta resa cromatica CRI 95. È gestita dall’app Casambi che, a seguito della configurazione tramite telefono o tablet, permette di autogestirsi in base all’orario ed al periodo dell’anno. Tra le impostazioni della app ci sono già delle curve preimpostate che si possono modificare in base alle preferenze. Inoltre è possibile comandare le lampade non solo con telefono, ma anche tramite tasti wireless o EN-Ocean che permettono di autoalimentarsi senza batterie e senza il cablaggio: si chiamano sistemi self powered, con i quali si crea energia con il click e si invia il segnale.



Latus
Boiserie Riva
 
Il legno è un materiale biofilo che riduce la reattività allo stress. L’impatto del legno sul benessere e sulle prestazioni è addirittura misurabile, quando è elemento visibile agli occupanti di un edificio. Vedere e toccare le venature del legno ci ricollega immediatamente con la Natura e ci ricorda lo stare in una foresta, qualità che il forest bathing ha dimostrato essere in grado di ridurre lo stress. Il suono viene assorbito dal legno attraverso le sue innate proprietà acustiche e contribuisce a creare un ambiente tranquillo e gradevole. Dal punto di vista della qualità del costruito, il legno è ipoallergenico e favorisce una buona qualità dell’aria e contribuisce a regolare i livelli di umidità e temperatura. Non è quindi da sottovalutare l’importanza del mobile di legno all’interno di un ambiente lavorativo, proprio per queste qualità in grado di influire sulle performance e sul benessere psicofisico.
Ma ci accompagna fuori da questi luoghi comuni Boiserie Riva, azienda di famiglia attiva ormai da più di 100 anni, impegnata da decenni sul fronte del mobile ecologico coniugato alla sapienza dell’artigianalità. Riva impiega esclusivamente legno massello certificato e trattamenti di finitura atossici e naturali, con grande attenzione e cura sia per l’impatto ambientale dei mobili che produce o distribuisce, sia per gli effetti sulla salute di chi li utilizza.
Ad esempio lo scrittoio Latus, disegnato da Salih Teskeredžic, realizzato interamente in massello di frassino, acero, noce, olmo, rovere o ciliegio, con finitura con olio di lino e cera d’api naturale. Le sue forme morbide e dai bordi arrotondati enfatizzano le caratteristiche biophilic che ci vengono in aiuto quando dobbiamo progettare un ambiente rilassante e rigenerante, fortemente connotato e connesso agli elementi naturali.
Disponibile con varie combinazioni di cassetti e diverse dimensioni, per adattarsi agli spazi che si dedicano all’home office così come agli studi e uffici professionali.


[maggio 2022]

 → Archivio Materiavera su Office Observer 


M.E.%20TonaliMaria Elisabetta Tonali
Architetto con una specializzazione come paesaggista, da oltre 20 anni si occupa di sostenibilità strategica ed è esperta in materiali sostenibili. Ha fondato Materiavera nel 2004, materials library unica per la sua raccolta di materiali ecocompatibili innovativi. Offre consulenze a progettisti e designer per lo sviluppo di progetti sostenibili e biophilic oltre che per la scelta dei materiali, e alle aziende che intendono percorrere una vera transizione verso la sostenibilità. → Materiavera


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Speciale Metaoffice #04: Demiurghi del mondo virtuale

Dal Metaverse al Metaoffice il passo è breve. (Digital Guys)


[testo di Stefano Lazzari]

Quando all’alba del millennio posi piede per la prima volta in Avaterra (non so a voi, ma a me la parola Metaverso è arrivata a noia totale, la considero come lo zucchero per i bambini, qualcosa da mettergli in bocca per farli stare tranquilli, e riprendo a nominarla come ho sempre fatto: Avaterra, la terra degli Avatar; un territorio si definisce dalla cultura che la rappresenta) lo feci portando con me, come quando sui cinque anni tentai una fuga da casa, una valigina piena di sogni, una merenda, il mio fumetto preferito e il pigiama. Tutte cose utili e familiari, che facevano casa, che mi riconducessero nell’eventualità di una ritirata come briciole di Pollicino al nido da cui partico, e contemporaneamente indispensabili per la mia avventura nell’ignoto.

Arrivato nella Terra Incognita, la prima cosa che pensai di fare fu quella di trovare un posto per fare casa. Un posto dove stare, dove fare ritorno, un posto protettivo e da proteggere, il limite nel quale trovare rifugio e dal quale partire, per tornare. C’è sempre bisogno di un punto di partenza, chiunque, anche il nomade più convinto, là dove risiede, pone la sua tenda, costruisce il suo perimetro.

Di conseguenza, presi terra. Un’isola, per la precisione. Già di per sé, l’isola ha un perimetro, è accessibile ma protetta dall’acqua, un elemento connettivo e separante al contempo. Fantastico, non c’è bisogno di demarcare, rivendicare, sottrarre o conquistare. L’isola era lì, nuova, appena emersa dalle acque, tutta per me: ero il suo demiurgo, potevo plasmare il mio mondo come volevo, era l’opportunità che cercavo: costruire un mondo esattamente come lo volevo, innalzare monti, piantare boschi, aprire strade, costruire la mia abitazione ideale.

Già esistevano generatori 3D di paesaggi, il mitico Terragen (nell’immagine), o World Machine, ma erano software per il rendering, creavano scenari straordinariamente fotorealistici, ma avevano un difetto ai miei occhi, non da poco: non creano mondi da abitare. L’abitare di una pluralità di identità, di individui, di gruppi sociali, di realtà identitarie, politiche, benché immaginarie, se così possiamo etichettarle, comporta lo stesso problema di quelle fisiche. La coabitazione, dal condominio alle nazioni, non è mai facile.

Abbiamo dunque l’opportunità di costruire un mondo d’utopia, una isola felice, una Città del Sole? Certo, possiamo. Possiamo creare un mondo a nostra immagine e somiglianza, riprendere il nostro immaginario e concretizzarlo, formalizzarlo in un universo. Ma attenzione. Potrebbe essere un universo di solitudine. D’altronde, essere Dio comporta una certa solitudine, per forza di cose.

La costruzione di universi costruiti su di sé, in questa sorta di democrazia orizzontale che è il digitale, potenzialmente infinito (la giusta dimensione per Dio) permette la costruzione di un agglomerato di infiniti mondi, ognuno a immagine del proprio creatore. In questo c’è molto caos. Un caos creativo, vitale, esatto opposto di quanto avviene in natura, dove la vita è estremamente rara, una emergenza straordinaria nella colossale quantità di materia presente nell’universo.

Ma possiamo immaginare di essere un ipotetico viaggiatore dove ad ogni tappa debba adattarsi alla natura di ogni mondo… un viaggio dove ogni arrivo è il punto di partenza per il “reset” del mondo precedentemente visitato, un caleidoscopio di esperienze vertiginose, come in “Valerian e la città dei mille pianeti”, il film di Luc Besson dove si passa senza soluzione di continuità da un mondo acquatico a uno sotterraneo a uno gassoso a uno a somiglianza di un suk mediorientale. Finalmente. Qualcosa di umano.

Ho volutamente portato al paradosso la personalizzazione per affrontare una questione fondamentale e poco presente tra creativi costruttori di mondi. Essere demiurghi del mondo non significa solo renderlo a propria somiglianza, ma renderlo abitabile da altri e permettere la loro esperienza. Che magari non corrisponde esattamente alla nostra. Questo è uno dei presupposti fondamentali, condizione sine qua non, vero valore aggiunto di quello che usiamo genericamente chiamare Metaverso: essere condivisibile e abitabile, dunque permettere a noi e agli altri la possibilità di riconoscersi in un ambiente culturalmente coerente con l’esperienza che desideriamo fare con loro.

Spesso ci si limita a prendere in considerazione una generica fotoriproduzione della realtà. Una estetica moderna, lussuosa e patinata da interior design magazine oppure al suo contrario, spazi di assoluta astrazione esoterica. L’ambiente va pensato in misura dell’esperienza, intimamente connaturata con il luogo in cui questa viene esperita. Altro aspetto da prendere in considerazione è che non sempre il luogo perfetto per un certo tipo di esperienza nella realtà sia altrettanto valido nel virtuale. Siamo in un ambiente grafico, dunque non dobbiamo dimenticarci che la narrazione gioca un ruolo importantissimo nella creazione del valore nel luogo in cui andiamo a fare l’esperienza.

Il luogo dell’incontro informale, il luogo della discussione e della cooperazione, il luogo della concentrazione, il luogo dell’archivio e della memoria che nella vita reale spesso sono ambienti anonimi privi di qualunque affordance sono realizzati coi vincoli che ci dà la realtà: l’economia dei materiali, i vincoli di ambiente e organizzazione degli spazi, la fisica. Eppure, questi stessi ambienti, possiamo narrarli e dunque rappresentarli in modo più efficace, più vicini ai sensi, più vicini ai sentimenti.

Fuori di dubbio, non è l’adesione al realismo il metro di paragone del valore di una esperienza virtuale, ma certamente ha il suo bel peso. Sono altrettanto convinto che avendo ben centrato l’obiettivo sull’esperienza, è questione di autenticità, non di originalità a tutti i costi, né di tradizione architettonica. Sono abbastanza sicuro che in questa direzione, più l’esperienza si avvicina alla narrazione, più il sensibile, il corporeo entra in gioco, più siamo vicini ad esperire un senso intimo di umanità, e connaturato con la nostra idea di corpo, di spazio, di mondo.
[maggio 2022]


S.%20LazzariStefano Lazzari
“È ora che la tecnologia si rifletta nella cultura e non viceversa”. Questo pensiero sintetizza venti anni di lavoro nel digitale, dall’editoria al marketing al social media management, di Stefano Lazzari, che dal 2006 ha un avatar nel Metaverso: Stex Auer, il suo gemello digitale. Nel 2016, con Fabrizio Bellavista, Antonio Cirella e Danilo Premoli, ha fondato Digital Guys, network di professionisti che si occupa di etica, cultura e design digitale, modi virtuali e social media. → Digital Guys


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RadioDesign Podcast #10: incontro con Alberico Crosetta e Francesco Fiotti

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Ascolta le playlist di:
→ Alberico Crosetta | → Francesco Fiotti | → Stefano Lazzari | → Danilo Premoli.

RadioDesign Podcast #10: incontro con Alberico Crosetta, Francesco Fiotti, Stefano Lazzari, Danilo Premoli

Buon ascolto!

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Progetto: Sydness Architects per MiQ NYC

→ Archivio PROGETTI
→ Archivio VIDEO

 
Il blog Office Observer | Danilo Premoli pubblica nella → rubrica PROGETTO/LINKCHAT una selezione dei più importanti uffici realizzati nel mondo, presentati direttamente dagli autori, siano grandi studi o singoli progettisti di valore, su incarico di multinazionali o di piccole aziende. Le segnalazioni: office interior, workplace, creative office, smart working, vengono poi raccolte periodicamente in una serie di → video che restituiscono lo stato dell’arte dell’office design internazionale.


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I progetti vincitori del terzo Manni Group Design Award

La crisi alimentare globale è uno dei temi più urgenti per l’umanità: il Manni Group Design Award, quest’anno alla sua terza edizione, ha lanciato una sfida per lo sviluppo di un polo agroalimentare in Africa Occidentale. Il Ghana Innovation Farm promosso da InspiraFarms sarà un Hub altamente tecnologico, con aree dedicate alla formazione e infrastrutture per una cold chain efficiente che, in accordo con il programma di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, supporterà gli agricoltori locali nella stagione dei raccolti e nel periodo successivo.


La risposta del mondo dell’architettura ha portato la partecipazione al contest di team provenienti da 86 nazioni nei 5 continenti. Le proposte più innovative sono state selezionate dal panel di giudici internazionali, tra cui Eduardo Souto de Moura (Souto de Moura Architects), Andreas Fries (Herzog & de Meuron), Giancarlo Mazzanti (El Equipo Mazzanti), Raul Pantaleo (TAMassociati), Giuseppe Grant (Orizzontale).

Criterio fondamentale è stata l’attenzione alla sostenibilità del progetto, sia in fase di costruzione che sul lungo termine, grazie all’uso delle tecnologie per la costruzione off-site di Manni Group e dei suoi partner.

Proviene dal Belgio il team vincitore SapLab, costituito da Shiran Potié, Arno Goedefroo, Maurice Demeyer, Robin Feys. L’attenzione degli architetti si è focalizzata sull’Innovation Center dell’Hub, che si serve delle moderne opportunità dell’acciaio per creare un edificio altamente efficiente, valorizzando allo stesso tempo la cultura locale. La medaglia d’argento è andata al danese POTeam, composto da Omar Dabaan, Paul Schrijen, Paola Carrara e Faiza Hamid, per aver creato un concept altamente funzionale destinato a un luogo di lavoro sano e sociale, che sia strettamente connesso al paesaggio agricolo che lo alimenta e lo integri con le sue esigenze di polo di stoccaggio e distribuzione. Il terzo posto è stato attribuito al duo polacco Agata Holdenmajer e Jagna Przybylska il cui progetto si basa sulla parola “strada”: come le vie delle città del Ghana sono il luogo dove scorre la vita degli abitanti, così la strada viene calata nel design dell’Innovation Farm dove diventa il nucleo attorno al quale si sviluppano gli edifici in base alla loro funzione.

Per approfondire i progetti della → Terza edizione del Manni Group Design Award.

→ #Speciale REAL ESTATE
 
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Libro della Settimana: Smart Working Reloaded [May 12, 2022 at 10:00AM]

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La rubrica Libro della Settimana del blog Office Observer | Danilo Premoli propone in home page un volume da non perdere, con il link diretto alla scheda di presentazione sul sito dell’editore.
 
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