Rubami: ho 50 anni

USM_Project50Project50 è un laboratorio internazionale di idee che celebra il primo giubileo del modulo per eccellenza: l’USM Haller, il noto e vendutissimo sistema di arredo componibile. Tra le numerose iniziative in programma “Rubami! Sono facile da smontare” è un originale esperimento: nel campus delle scuole partecipanti (Ecal Losanna, Politecnico di Milano, HfG Karlsruhe, Tokyo Institute of Technology, Ensci Parigi) è stato collocato un mobile USM con un cartello “Rubami!”: gli studenti sono stati letteralmente invitati a portare via una composizione per verificare quanto fosse semplice e rapido smontarla e altrettanto facile rimontarla in una diversa configurazione. Un team ha documentato di nascosto, con una serie di video, il viaggio dei diversi mobili e la piattaforma Web Project50, predisposta per l’occasione, raccoglie le immagini e i video realizzati. Inoltre, al Fuorisalone 2015 saranno presentati, in una mostra curata da Burkhard Meltzer e Tido von Oppeln, i lavori degli studenti di istituti europei di industrial design invitati da USM a workshop creativi sul tema “Rethink the modular”.

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Da leggere nel Web #07

Letture online per fine febbraio. Enjoy!

Nuovi spazi per un lavoro smart: il punto in una panoramica internazionale
di Rachele Michinelli, Il Giornale dell’Architettura online.

Architecture for Humanity office in San Francisco has been closed
Statement: From Board of Directors, Architecture for Humanity.

Light in Architecture
di Victor Palacio, International Year of Light 2015 Blog.

Doodle Archive
Pagina della raccolta dei Doodle di Google.

Cover_Type_on_ScreenType on Screen
Ellen Lupton
Princeton Architectural Press
Isbn 9781616891701
(browse online).


 Office Observer Da leggere nel Web 

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SaloneUfficio 2015: le aspettative #05

[Le aspettative #05: gli interventi di Franco Mirenzi e Piuarch]

Presentato da Michele De Lucchi (in questo video) e Marco Predari, presidente Assufficio (a questo link), il SaloneUfficio 2015, a Fieramilano Rho dal 14 al 19 aprile, ha per titolo “Workplace 3.0″ e riunirà in un unico spazio le diverse componenti dell’ambiente ufficio.

Quali sono le aspettative di progettisti e addetti ai lavori? In questa quinta puntata Office Observer lo ha chiesto a Franco Mirenzi e Piuarch.

Franco_MirenziFranco Mirenzi, OF Arch
Negli ultimi anni, oltre alle note vicende di carattere economico che hanno coinvolto almeno due continenti e messo in crisi molte società, c’è stato, forse per forza maggiore, un ripensamento sulle necessità primarie che costituiscono la formazione tecnica degli uffici più evoluti. Sicuramente nel lavoro di oggi prevale lo strumento informatico, che ormai copre la maggior parte delle richieste possibili; in seconda posizione c’è l’arredo di base: sedie, tavoli, lampade e scaffali. In terza posizione si possono inserire molti complementi d’arredo, alcuni dei quali in via di estinzione. Perciò spero di trovare, tra le varie produzioni, un nuovo piano di lavoro al posto della classica scrivania, dei sistemi prefabbricati per interni che offrano il massimo comfort ambientale in tema di luce e acustica, una integrazione intelligente tra progetto dell’ambiente ufficio e gli ormai assolutamente indispensabili supporti informatici. Se l’industria dell’arredo saprà reinventarsi e dialogare con il condizionante mondo dell’elettronica, potremmo immaginare una rinascita del design e dell’industria dell’arredo per l’ufficio.

PiuarchPiuarch, Piuarch
Il nostro ufficio è il luogo in cui passiamo la maggior parte della giornata, nonostante le tecnologie moderne ci consentano di lavorare ovunque. L’ufficio si è evoluto sempre più diventando un luogo multifunzionale atto a ospitare le più disparate attività: il lavoro, l’accoglienza, gli eventi, i momenti di “pausa”, il pranzo, quando si riesce persino lo svago. L’ufficio deve essere uno spazio flessibile, funzionale, accogliente, creare socialità ma anche permettere privacy, deve rappresentarti ed essere il tuo biglietto da visita.
Noi stessi stiamo lavorando sul nostro studio di Brera, un open space ricavato da uno spazio industriale che un tempo ospitava una tipografia, stiamo lavorando non solo sui valori termoigrometrici ma anche su ciò che rende uno spazio memorabile e piacevole (materiali naturali, valori respiratorio/olfattivi, visivi/illuminotecnici, acustici) oltre ovviamente a seguire un’ottica green e di riduzione degli sprechi. La nostra ricerca per trasformare lo studio è iniziata nel 2014 con il progetto “Di cortile in cortile”, abbiamo analizzato il nostro spazio di lavoro per migliorare la qualità degli spazi nella città contemporanea, lavorando su nuovi concetti di uso e condivisione funzionale degli spazi comuni all’interno del quartiere, per recuperare l’identità dei cortili milanesi, spesso trascurati.
In vista del Salone 2015 stiamo progettando un orto sul tetto del nostro studio: lo strato di vegetazione avrà la funzione, oltre che decorativa per noi e per i nostri vicini, di isolamento e incremento dell’inerzia termica rispetto al caldo e al freddo dei locali sottostanti. Sarà uno spazio di socialità e lavoro open air, di autoproduzione alimentare e di condivisione paesaggistica con chi si affaccia sul cortile. La nostra ricerca in campo “verde” ci ha permesso di sfatare il mito che le piante, ad esempio, non debbano essere collocate all’interno delle camere per ragioni legate alla produzione di anidride carbonica: alcuni ficus hanno la capacità di purificare e riossigenare l’aria resa poco gradevole dall’affollamento. L’anno scorso abbiamo sperimentato in prima persona l’integrazione della natura nello spazio lavorativo con un’installazione studiata insieme a Cornelius Gavril: 150 kokedama hanno invaso lo studio ed è stata un’esperienza molto piacevole, anche esteticamente.

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Anteprima a Made Expo dei padiglioni di Expo 2015

Nemesi_Padiglione_Italia_ExpoCon la prossima edizione, Made Expo (Milano Rho, 18-21 marzo 2015) sarà non solo un salone dedicato all’architettura e al business, ma anche l’occasione per conoscere i padiglioni “self built” e “corporate” che si stanno costruendo per l’esposizione attraverso la mostra “Building the Expo”. Ad animare l’evento interverranno anche tredici tra i più importanti studi internazionali di architettura, protagonisti della progettazione dei padiglioni, con una serie di seminari che consentiranno di approfondire le tecniche progettuali utilizzate per la loro realizzazione:
Padiglione Italia – Nemesi Studio (nella foto)
Angola – Masterplanstudio
Azerbaijan – Studio Simmetrico
Brasile – Studio Stefano Pierfrancesco Pellin
Cina – Studio Link-Arc
Colombia – Studio Cardenas
EAU – Studio Foster & Partners
Germania – Architetto Wiechell
Giappone – Studio Stefano Pierfrancesco Pellin
Israele – Knafo Klimor Architects
Russia – Studio Speech – Sergei Tchoban
Banca Intesa Corporate – Studio Michele De Lucchi
Coca Cola – Studio Peia e Associati
Vanke – Studio Daniel Libeskind.

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L’ufficio in una vecchia fabbrica

Morpho_Studio_u2i_CracoviaLo studio polacco Morpho di Justyna Friedberg firma la nuova sede di u2i Web technology consulting company, situata in una ex fabbrica di cavi in Zablociu, quartiere post-industriale di Cracovia. Sono quasi 900 mq di spazi che si articolano in aree di lavoro e di relax. Le prime includono due sale conferenze, un grande volume aperto, caratterizzato da panche imbottite per incontri informali, e stanze più riservate e isolate. Per il comfort dei dipendenti la sede della società offre una serie di servizi, quali aree co-working e tavoli per lavorare in piedi. Nella zona centrale è stata realizzata una “veranda”, con tanto di divanetto-altalena e sedia a dondolo, che introduce alla “sala del gioco”. A disposizione di tutti anche una cucina con un open bar e una spaziosa sala da pranzo. Il materiale prevalente è il frassino, e i colori originali di u2i, verde e giallo, sono stati integrati con sfumature di grigio e nero immersi in un ambiente immacolato e luminoso.

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SaloneUfficio 2015: le aspettative #04

[Le aspettative #04: gli interventi di Giuliano Azzinari e Mariantonietta Lisena]

Presentato da Michele De Lucchi (in questo video) e Marco Predari, presidente Assufficio (a questo link), il SaloneUfficio 2015, a Fieramilano Rho dal 14 al 19 aprile, ha per titolo “Workplace 3.0″ e riunirà in un unico spazio le diverse componenti dell’ambiente ufficio.

Quali sono le aspettative di progettisti e addetti ai lavori? In questa quarta puntata Office Observer lo ha chiesto a Giuliano Azzinari e Mariantonietta Lisena.

Giuliano_AzzinariGiuliano Azzinari, Global Planning Associates
Il posto di lavoro come lo abbiamo sempre immaginato non esiste più ed è soprattutto soggetto a ben altri cambiamenti. Il posto fisso è crollato insieme al suo caposaldo più inamovibile: il microcosmo della scrivania personale composta da portapenne, foto, porta documenti, ammennicoli, cartelline, cassettiera e risme di carta, lascia nuove opportunità a creative forme di organizzazione per gli spazi del lavoro.
Siamo i nuovi nomadi: i nomadi del lavoro e abitiamo il workplace; siamo una specie fornita di equipaggiamento standard di sopravvivenza che ci permette di lavorare in modo autonomo e indipendente: zaino, laptop, caricabatteria, tablet, smartphone, penna e Moleskine. Nei luoghi dove lavoriamo non lasciamo tracce di noi: occupiamo una postazione libera, apriamo il nostro laptop, inseriamo la password wi-fi dell’azienda e lavoriamo; alla fine della giornata ci disconnettiamo, chiudiamo e non esistiamo più; restiamo nella memoria dell’azienda soltanto tramite password e accessi a server online.
In questi ultimi vent’anni in cui ho affiancato un grande numero di aziende, ho vissuto in prima persona, e spesso anticipato, le profonde trasformazioni della pianificazione e delle modalità di abitare gli uffici. Quali sono le principali evoluzioni in atto che guidano e guideranno i criteri di progettazione degli uffici del futuro? Ritengo che si possano sintetizzare in quattro tendenze: l’evoluzione organizzativa, il ripensare gli spazi per cogliere la trasformazione in atto verso strutture aziendali più snelle. Il lavoro di gruppo diviene sempre più centrale, con le relative esigenze di condivisione in termini di postazioni (singole, isole, open space) e, soprattutto, di spazi riunione. L’evoluzione tecnologica: il luogo di lavoro va interpretato in modo diffuso dato che computer portatili, tablet e wi-fi hanno letteralmente liberato le persone dalle proprie scrivanie. L’utilizzo degli spazi diventa flessibile, con lounge e salottini che si trasformano in spazi di lavoro o interazione al pari della postazione o delle sale riunioni tradizionali. Inoltre, la costante ottimizzazione dei costi ha ridotto notevolmente le trasferte sostituendo la “presenza” con strumenti tecnologici di teleconferenza e trasformando radicalmente l’utilizzo degli spazi riunione convenzionali. L’evoluzione culturale: progettare per la sostenibilità e il benessere psicofisico è la nuova frontiera di sviluppo del workplace sia in chiave di responsabilità aziendale sia per migliorare produttività e relazioni. Occorre quindi non solo identificare soluzioni impiantistiche sempre più integrate e innovative con costi e impatto ambientale sempre minori, ma mettere realmente l’uomo al centro pensando in termini di qualità della vita globale e non solo di luce o clima. L’evoluzione della comunicazione: trasformare i propri dipendenti e collaboratori nei primi promotori dell’azienda rafforzando il senso di appartenenza e avvicinando l’azienda alle persone anche attraverso la comunicazione della sua storia e dei suoi valori. Ecco perché il brand design entra a pieno titolo nella progettazione per trasformare gli uffici da luoghi di lavoro a espressione dell’identità dell’azienda.
Il Salone del 2015 non deve perdere l’occasione di riaffermare il ruolo centrale della figura umana all’interno del luogo di lavoro; siamo in un momento di grande energia e opportunità dove l’innovazione e le idee possono rapidamente cambiare il domani.

Mariantonietta_LisenaMariantonietta Lisena, Ifma Italia
Ciò che mi attendo dal SaloneUfficio è che sappia in primo luogo restare fedele al suo nome e ribadire l’importanza dell’idea e del concetto stesso di ufficio. È innegabile quanto evidente ormai che la tecnologia abbia “regalato” a molti lavoratori la possibilità di scegliere dove e quando svolgere la propria attività, portando il lavoro fuori dai suoi spazi tradizionali e minando quindi le premesse stesse su cui è stata fondata l’idea di ufficio.
Se da un lato questa evoluzione ha senz’altro liberato nuove ed enormi potenzialità produttive, dall’altro, se spinta all’eccesso, rischia di recare effetti negativi sul lungo termine. Uno degli scenari più estremi che qualcuno paventa, ed altri auspicano, è che l’ufficio compia lo stesso processo che ha accompagnato la musica negli ultimi due decenni: progressivamente liberata da ogni supporto fisico (compact disc, vinile, nastro) essa è divenuta “liquida”, un’entità senza reale sostanza che viaggia liberamente tra i dispositivi degli utenti. L’ufficio non può, a mio parere, subire la stessa sorte, divenire anch’esso “liquido”, perdere del tutto la sua consistenza fisica e trasformarsi in un semplice concetto astratto che unisce l’attività di un gruppo di persone che lavorano esclusivamente in remoto in luoghi diversi e lontani tra loro.
È vero, la tecnologia ha amplificato la facilità di circolazione delle informazioni, che in ambiente virtuale viaggiano a una velocità ben superiore rispetto a quanto potranno mai fare in un luogo fisico come quello dell’ufficio. L’importante però è non confondere la circolazione delle informazioni con quella delle idee. Queste ultime per nascere, crescere e maturare al meglio necessitano ancora di uno spazio dove le persone possano incontrarsi faccia a faccia e dialogare guardandosi negli occhi. L’ufficio è questo spazio. E per continuare a essere il perno dell’attività aziendale nei prossimi anni dovrà sempre più di esser concepito come luogo di incontro e di circolazione di idee, uno spazio creativo che sappia stimolare l’inventiva di chi lo vive. Questo è l’ufficio del futuro e questa la direzione che spero di vedere indicata dal prossimo SaloneUfficio.

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Verso Expo: nuove pizze

cover_Pizza_TodayLa cover del mese:
Pizza Today

Art Director
Josh Keown

Food Styling
Mandy Detwiler


 Office Observer #Speciale Cover 

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Il ritorno di Stilnovo

Stilnovo_TriedroI designer protagonisti di Stilnovo, marchio storico del design italiano, si incontrano alla Galleria Carla Sozzani in corso Como 10 a Milano, martedì 17 febbraio 2015 alle 18.00 in occasione delle riedizioni dei loro progetti iconici. Stilnovo è nato come marchio nel 1946 con un inesauribile potenziale tra i più significativi del design italiano nel peculiare ambito di interesse progettuale della luce. Dopo un periodo di inattività, Massimo Anselmi e Roberto Fiorato lo ricostituiscono, insieme a un comitato scientifico creato per valorizzarne il patrimonio culturale, e ne rieditano le icone senza tempo, intatte nella forma estetica, aggiornate negli apparati tecnologici, secondo norme vigenti come: Periscopio del 1967, Gràvita del 1969, Triedro del 1970 (nella foto), Topo del 1970, Lampiatta del 1970, Fante del 1973, Lucetta del 1974.
Decio G.R. Carugati, storico e critico del design, autore della monografia dedicata al celebre marchio, introduce e modera: Cini Boeri, Giovanna Castiglioni Fondazione Achille Castiglioni, Lorenzo Facchini per Corrado Aroldi Studio MA2A, Ignazia Favata Studio Joe Colombo, Paolo Lomazzi e Donato D’Urbino, Antonio Macchi Cassia. Intervengono, in un confronto aperto con il contemporaneo: Francesco Morace, Ivana Porfiri, Danilo Premoli, Paolo Ulian, Valerio Cometti. Sono presenti: Massimo Anselmi, Roberto Fiorato e Franco Pagliarini del comitato scientifico.

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SaloneUfficio 2015: le aspettative #03

[Le aspettative #03: gli interventi di Alessandro Colombo e Francesco Favaretto]

Presentato da Michele De Lucchi (in questo video) e Marco Predari, presidente Assufficio (a questo link), il SaloneUfficio 2015, a Fieramilano Rho dal 14 al 19 aprile, ha per titolo “Workplace 3.0″ e riunirà in un unico spazio le diverse componenti dell’ambiente ufficio.

Quali sono le aspettative di progettisti e addetti ai lavori? In questa terza puntata Office Observer lo ha chiesto ad Alessandro Colombo e Francesco Favaretto.

Alessandro ColomboAlessandro Colombo, Alessandro Colombo
Se potessi sognare mi piacerebbe visitare una mostra (perché chiamarla fiera?) dove tutti contribuissero allo sviluppo della conoscenza e dell’offerta in un clima di concorrenza costruttiva. In particolare trattando di ambienti ove vive l’uomo (perché chiamarli uffici?) vorrei vedere un impegno che vada oltre le esibizioni autoriali, che dimentichi i vani gesti ad uso fieristico, che non tolleri l’esibizione di “immagini” che non hanno riscontro col prodotto. Vorrei toccare la verità dei materiali, vorrei studiare la bontà dei progetti, vorrei immergermi in una tecnologia colta. Ma si può sognare?

Francesco FavarettoFrancesco Favaretto, Favaretto & Partners
Credo che oggi, almeno sentendolo i racconti dei miei colleghi più grandicelli (mio padre Paolo e la sua generazione che disegnava col tecnigrafo) il modo di lavorare sia cambiato. Sono entrato nella Favaretto & Partners nel 2008 ed in studio attorno a me c’erano quattro tavoli da disegno con tecnigrafi, anzi forse cinque, non ricordo bene, e sei computer. Oggi l’unico tecnigrafo rimasto è il reperto archeologico di mio padre e che teniamo per il valore affettivo che egli prova nei suoi confronti. È proprio storia recentissima infatti che, all’interno del nostro studio, abbiamo creato un’area lounge, un’area comune, dove prendere il caffè tutti assieme e dove, durante le pause abbiamo il piacere di fare quattro chiacchiere per staccare gli occhi dal magic box chiamato pc. Ci siamo accorti che in questa area lounge accogliamo anche i nostri clienti, che si sentono più a loro agio seduti sul morbido piuttosto che sulla sedia a bordo di un tavolo.
Nel 2015 dove ormai tutti hanno tutto anche sul posto di lavoro, il benessere, il comfort, la felicità interiore non è data solo dall’ergonomia della sedia dove sei seduto, ma anche dal “bello” che ti circonda: oggi più che mai, anche l’occhio vuole la sua parte!
Luce, colori, armonia di forme, il verde delle piante: è lì che troviamo il vero beneficio della nostra giornata lavorativa… o almeno è lì che lo trovo io. Nel dicembre 2010 abbiamo traslocato in uno spazio molto illuminato, con il soffitto alto: un capannone industriale. Forse la deformazione professionale ha inciso sul bisogno quotidiano di spazi più ampi e liberi e il nostro approccio al lavoro dopo questo cambio è “switchato”: spazi aperti, luminosi, che non soffochino prima noi e poi le nostre idee.
Non credo nell’approccio lavorativo del casa/ufficio perché, almeno personalmente, ho bisogno di respirare aria fresca da quando mi sveglio a quando inizio a lavorare, però penso che l’ufficio si stia sempre di più avvicinando al gusto della casa e del contract. Da questo Salone 2015 mi aspetto quindi un prodotto smart, con un’anima a 360° che si presti a tutte le situazioni.

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Best Executive Office a B&B Italia

BeB_AlmoraLa poltrona Almora, design Doshi Levien, si è aggiudicata il Wallpaper Design Awards 2015 per la categoria “Best Executive Office”. Un premio importante che riconosce Almora, nata per l’utilizzo in ambito domestico, nelle sue potenzialità di miglior seduta relax anche per gli uffici direzionali. Almora è un progetto fortemente identitario: una poltrona relax dalle proporzioni generose, con poggiapiedi coordinato, che diventa protagonista nello spazio ed evoca significati simbolici legati all’accogliere, al nido, al grembo e all’ospitalità. “Ricevere per il terzo anno consecutivo il Wallpaper Design Award, dopo il 2014, con il sistema di armadi Backstage di Antonio Citterio, e il 2013 con il tavolo Tobi-Ishi di Barber & Osgerby - ha detto Giorgio Busnelli, presidente di B&B Italia - oltre ad essere un grande onore, è motivo di orgoglio e soddisfazione perché avvalora l’unicità dei nostri progetti, riconoscendo la creatività e l’eccellenza che da sempre contraddistinguono il percorso di B&B Italia”.

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