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Soluzioni IoT per l’edificio e lo spazio di lavoro

Troppo spesso il tema della sostenibilità e dell’efficienza energetica rimane una dichiarazione di intenti che fatto salvo il momento del progetto viene trascurata, se non dimenticata: a questo proposito, Office Observer ha incontrato Paolo Finotto, IoT Business Developer di Manni Energy, che ha portato in Maetrics la sua pluriennale esperienza tecnica e informatica.

“Il mio percorso professionale – introduce il progettista – partiva dalla Building Automation orientandola verso sistemi integrabili e aperti, che escludessero cioè piattaforme proprietarie. Queste trovavano applicazione soprattutto in palazzi di dimensioni medio grandi, edifici industriali e terziario in generale. Nel tempo in qualità di system integrator ho ampliato il mio ruolo con un’attenzione particolare all’intero processo energetico: lettura, analisi, utilizzo delle risorse, definendo un sistema integrato in grado di controllarle e gestirle senza sprechi”.

Come entra poi in Manni Group?
“Nel 2020 la mia competenza ingegneristica diventa il punto di riferimento di Maetrics, piattaforma IoT che con soluzioni tecnologiche all’avanguardia è facilmente scalabile, personalizzabile e ovviamente a prova di futuro. In più, l’architettura di Maetrics garantisce sicurezza e “data segregation”: i dati sono sempre disponibili e il sistema è in grado di gestire un numero crescente di dispositivi collegati per risolvere i picchi di trasferimento dati senza influire sulle prestazioni. A oggi contiamo 300.000 punti dati controllati su quasi 200 installazioni in tutto il mondo”.

Quali sono i vantaggi di questo sistema di gestione?
“In sintesi: scalabilità illimitata, capacità di gestire l’ambiente, flessibilità, bassi costi di transazione, sicurezza completamente integrata. Queste caratteristiche rendono il nostro sistema particolarmente adatto per smart building, monitoraggio energetico, smart grid, industria 4.0”.

Come articolate il vostro intervento di progetto?
“Sostanzialmente attraverso tre sistemi: M-Energy, M-Building e M-Space completamente integrabili tra di loro a tutto vantaggio del cliente e dell’ambiente. M-Energy è l’interlocutore privilegiato della politica energetica aziendale orientata al risparmio energetico, economico e come detto dell’intero ambiente. M-Building fornisce gli strumenti necessari per acquisire informazioni sulle prestazioni degli edifici, garantendo la capacità di rispondere rapidamente a situazioni critiche, anche per tutti i sottosistemi: illuminazione, riscaldamento/raffrescamento, sicurezza eccetera. Infine M-Space, grazie a telecamere 3D, infrarossi e altre tecnologie può rilevare le persone all’interno dell’edificio restituendo informazioni statistiche anche in tempo reale, per massimizzare l’utilizzo dello spazio nonché garantire un elevato livello di comfort e sicurezza”.

L’impatto della sensoristica e dell’IoT di Maetrics per il workplace sarà il focus di un prossimo, ulteriore approfondimento con Paolo Finotto.

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Speciale Podcast #42: Francesco Isidori

  1. Come saranno ripensati gli uffici per rendere più bilanciato il rapporto tra lavoro in ufficio e lavoro a casa (o comunque non in ufficio)?
  2. Tenuto anche conto dell’esigenza in prospettiva del “distanziamento sociale” come cambieranno gli spazi di lavoro e gli arredi?
  3. Se il lavoro individuale sarà sempre di più svolto da remoto, quali dotazioni degli spazi favoriranno la collaborazione dove è necessaria la presenza fisica?
  4. Come sarà tutelata la nostra privacy in un contesto in cui la tecnologia è destinata a monitorarci sempre di più?
  5. Cosa rimarrà, intimamente e professionalmente, di questa emergenza?
Speciale Podcast #42:
Francesco Isidori, Labics (08:16)

 

 
 Speciale Podcast “L’ufficio dopo il virus” 

 

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Selezione Web: Dal sito The Wall Street Journal

→ Archivio SELEZIONE WEB

 
Il blog Office Observer presenta nella rubrica SELEZIONE WEB un articolo con il link attivo per la lettura alla pagina del testo originale. Da non perdere!


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Il Centro Tecnico Alfa Romeo di Arese deve essere tutelato

Il fabbricato per gli Uffici Tecnici Alfa Romeo, grande “porta d’ingresso” alla città-fabbrica, è realizzato lungo la strada a scorrimento veloce che delimitava a sud il perimetro dei nuovi padiglioni industriali della casa automobilistica, realizzati negli anni Sessanta per sostituire i vecchi stabilimenti del Portello.

L’edificio si propone come segno forte ed espressivo, caratterizzato da una gerarchia compositiva che rimanda all’esperienza classica nella successione dei tre elementi costitutivi dell’organismo architettonico: il basamento, il corpo principale ritmato da pilastri e il grande cornicione sporgente. Le parti si differenziano anche per l’uso dei materiali: calcestruzzo armato a vista e pannelli in graniglia di cemento grigio per la zona basamentale (e per le imponenti rampe di accesso ai parcheggi), una struttura in ferro verniciato e alluminio per la parte soprastante e di nuovo pannelli di graniglia per il cornicione. “La presenza dei pilastri in facciata – secondo l’interpretazione dello stesso Gardella – rievoca nel ritmo regolare e nella serialità costruttiva le cascine e i fienili della tradizione rurale lombarda” e riporta un’immagine consolidata nella storia all’interno di un contesto moderno (foto di Stefano Suriano).

Di seguito la lettera inviata alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano e agli uffici competenti dei Ministeri della cultura, e per i beni e le attività culturali e per il turismo in cui si chiede che l’ex Centro Tecnico Alfa Romeo di Arese sia posto sotto tutela ai sensi dell’art. 10 comma 3 lettera d) e 13 del D.Lgs. 42/2004.

Egregi Signori,

apprendiamo con preoccupazione la notizia della dismissione, da parte del Gruppo Fiat Chrysler Automobiles, delle ultime attività presenti all’interno dell’ex Centro Tecnico Alfa Romeo, opera degli architetti Ignazio Gardella, Anna Castelli Ferrieri e Jacopo Gardella.
Si tratta di uno dei capolavori dell’architettura italiana del XX secolo, realizzato tra il 1970 e il 1974 come “porta” del grande stabilimento di Arese, all’epoca in cui era presidente dell’Alfa Romeo Giuseppe Eugenio Luraghi.
L’edificio costituisce dunque un simbolo dell’eccellenza dell’industria italiana, unica parte superstite del grande stabilimento inaugurato nel 1962, che comprendeva altri fabbricati di eccezionale qualità, tra cui quelli progettati da Giulio Minoletti e Giuseppe Chiodi, recentemente demoliti.
Il Centro Tecnico ha goduto fin da subito di grande fortuna critica ed è pubblicato sia sul portale della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura come “opera di eccellenza”, sia sul portale dei Beni Culturali di Regione Lombardia, nonché su riviste e volumi nazionali e internazionali.
Nel 2020 l’edificio è stato acquistato da una società riconducibile alla stessa proprietà del vicino centro commerciale, sorto su una parte dell’area dello stabilimento. Questo cambio di proprietà, insieme alla recente dismissione funzionale, fanno temere per le sorti del Centro Tecnico, che potrebbe subire presto profonde trasformazioni, se non la demolizione, come già avvenuto per quasi tutto l’ex stabilimento Alfa Romeo.
Per salvare questa fondamentale testimonianza dell’architettura e della storia italiana, simbolo identitario della grande tradizione industriale lombarda, vi preghiamo di avviare al più presto un procedimento di dichiarazione dell’interesse culturale ai sensi dell’articolo 10 comma 3 lettera d) e 13 del D.Lgs. 42/2004.

Vi salutiamo cordialmente
(seguono 267 firme)

Scheda progetto sul sito Lombardia Beni Culturali

 

→ #Speciale REAL ESTATE
 
Gli ultimi articoli pubblicati sul sito RE² (Requadro), testata indipendente di riferimento del mondo immobiliare nella rubrica ARCHITETTURA curata da OFFICE OBSERVER | Danilo Premoli

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Ian Douglas: La tecnologia ci fa male?

→ Archivio LIBRO DELLA SETTIMANA

 
La rubrica Libro della Settimana del blog Office Observer | Danilo Premoli propone in home page un volume da non perdere, con il link diretto alla scheda di presentazione sul sito dell’editore.
 
La segnalazione di un nuovo titolo sarà online tra sette giorni.


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Design della Settimana selezionato nella rubrica Prodotti: Listone Giordano [May 12, 2021 at 10:00AM]

→ Archivio PRODOTTI

 
Design della Settimana scelto da Office Observer | Danilo Premoli. Una nuova segnalazione sarà online tra sette giorni. Da non perdere!


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IN LIFE: ULTRAUFFICIxULTRACORPI #08


La rubrica “IN LIFE” è curata dal network di professionisti → Digital Guys, fondato da Fabrizio Bellavista, Antonio Cirella, Stefano Lazzari, Danilo Premoli, ognuno con conoscenze abilitanti alla trasformazione digitale.
Il format di “IN LIFE” prevede la pubblicazione di un articolo ogni 15 giorni su Office Observer. Il martedì della settimana successiva viene fatta una diretta di approfondimento, in cui si potranno fare domande agli autori.

La parte ludica
 
Ci sembra giusto puntualizzare alcuni aspetti dei mondi virtuali che si differenziano e se possibile ci discostano dal puro intrattenimento, di cui è comunque permeato ogni software di questo tipo.

Intrattenere, sì ma a che scopo? Intanto per aggregare, sia che si parli di MMO (Massive Multiplayer Online) oppure di FPS (First Person Shooter) o TPS (Third Person Shooter) un tutte le piattaforme di gaming online le persone che le frequentano lo fanno primariamente per giocare, ma anche per provare qualcosa di esperienziale insieme ad altri giocatori. Se ci pensiamo, il fatto di personalizzare un Avatar col fine di creare una propria identità, altro non è che un gioco di ruolo; si gioca con una immagine che principalmente ci piace e che anche solo in modo secondario ci rappresenta in quel mondo virtuale. Come abbiamo visto nella scorsa puntata, non tutti i mondi virtuali permettono di personalizzare il proprio Avatar, e questo va considerato.

La parte ludica rappresenta quindi un aspetto che non può e non deve far dimenticare o anche solo perdere di vista la possibilità di fare esperienze personali e professionali nei mondi virtuali. Grazie all’uso di economie interne, infatti, i mondi virtuali (anche qui non tutti) permettono di creare veri e propri business.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita” scriveva William Shakespeare a proposito della nostra vita insieme oggettiva e immaginaria, e alla stessa conclusione giungiamo anche oggi, che né scienza né filosofia contemporanea hanno trovato di meglio per descriverla.

Partiamo alti, perché il discorso ludico è serio. Serio come lo è un gioco. A ricordarcelo non è solo Bruno Munari, che dalla sua capacità immaginativa e creatività (mai sostantivo fu più coerente con il risultato) ricavò oggetti concretissimi, progetti concretissimi.

Ma si parla di gamification (l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di game design in contesti non ludici) in economia e nel marketing, discipline serissime, alle quali il nostro lavoro si affida senza il sospetto del pericolo ludico: che a lavorare ci si diverta pure, fa mediamente strano. Il problema, sciagurato, di coniugare immaginario e lavoro non è solo un problema del business, ma anche del lavoro intellettuale. Josef Conrad, che lavoratore intellettuale era, si domandava: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo dalla finestra io sto lavorando?”

Ci vogliamo divertire e dunque siamo serissimi. Il punto è questo: i mondi virtuali sociali sono seri? Possiamo affidare ad un gioco i problemi di una azienda, lo sviluppo di un business, la realtà concreta di relazionarsi fra adulti e generare un reddito? La risposta è serious game.

Da Wikipedia: “I serious game sono giochi che non hanno come scopo principale l’intrattenimento, ma sono progettati soprattutto a fini educativi. Generalmente i serious game sono strumenti formativi e idealmente gli aspetti seri e ludici sono in equilibrio. Al centro dell’attenzione sta la volontà di creare un’esperienza formativa efficace e piacevole, mentre il genere, la tecnologia, il supporto e il pubblico variano. È difficile trovare una netta distinzione dai giochi di intrattenimento, perché è spesso l’uso del giocatore stesso che ne determina l’aspetto formativo. Anche la simulazione virtuale interattiva è spesso considerata serious game. Entrambi hanno lo scopo fondamentale di sviluppare abilità e competenze da applicare nel mondo reale attraverso l’esercizio in un ambiente simulato e protetto. Diversamente dalla gamification, che contiene solo alcuni elementi mutuati dai giochi, quali l’assegnazione di punti o il raggiungimento di livelli, il serious game è gioco a tutti gli effetti”.

Dunque, sì: gli entertainment game, con tutte le differenze di genere elencate sopra e i serious game sono fatti della stessa materia digitale, ma se ne discostano nelle finalità. Nei giochi, per convogliare l’esperienza, si crea un campo, il terreno di gioco all’interno di uno spazio ben delimitato, quello che viene chiamato gameplay (giocabilità), ovvero l’esperienza dell’interazione del giocatore con il gioco, al cui interno i primi creano una trama, un roleplay preciso. I secondi no, non hanno roleplay, sono gameplay neutrali rispetto alle intenzioni dell’utente, non precostituiscono né ruoli né ambienti, forniscono risorse e denaro, potremmo definirle le materie prime con le quali ognuno potrà costruire il proprio posto nel mercato e in società, dare servizi, prodotti o anche semplicemente essere lì per giocare. Per dargli un genere tecnico, possiamo definire i serious game digitali dei Muve, Multi User Virtual Environmnet, ambienti virtuali multiutenti.

Quando nel 2007 Second Life, il decano dei serious game, si presentò al mondo, neppure immaginavamo cosa fosse, e cosa ci avremmo trovato. Molti si lamentarono che non c’era niente, aspettandosi un rolepaly, qualcosa da fare. Ma il gioco chiedeva a noi: “Cosa vuoi fare?” Seconda Vita sembrava un nome inappropriato, esagerato, respingente per le aziende, ma in quella promessa stava l’opportunità per fare impresa. Molto seriamente.

Nel prossimo articolo ve ne parleremo.
Per approfondire sul sito Digital Guys
[testo di Stex Auer e DJ Guru – Digital Guys]

SAVE THE DATE
 
IN LIFE: ULTRAUFFICIxULTRACORPI #08
con Antonio Cirella e Stefano Lazzari
 
18 maggio 2021 ore 18.00 CET

→ DIRETTA YOUTUBE

 


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Speciale Podcast #41: Stefano Recalcati

  1. Come saranno ripensati gli uffici per rendere più bilanciato il rapporto tra lavoro in ufficio e lavoro a casa (o comunque non in ufficio)?
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Speciale Podcast #41:
Stefano Recalcati, Associate Director Arup (5:25)

 

 
 Speciale Podcast “L’ufficio dopo il virus” 

 

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Progetto: Svigals+Partners per Biohaven Pharmaceuticals Yardley

→ Archivio PROGETTI
→ Archivio VIDEO

 
Il blog Office Observer | Danilo Premoli pubblica nella → rubrica PROGETTO/LINKCHAT una selezione dei più importanti uffici realizzati nel mondo, presentati direttamente dagli autori, siano grandi studi o singoli progettisti di valore, su incarico di multinazionali o di piccole aziende. Le segnalazioni: office interior, workplace, creative office, smart working, vengono poi raccolte periodicamente in una serie di → video che restituiscono lo stato dell’arte dell’office design internazionale.


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Mettere ordine nella piazza Leon Battista Alberti a Mantova

La nuova sistemazione della piazza Leon Battista Alberti a Mantova su progetto di Archiplan Studio si propone di rendere unitaria la percezione dello spazio, mantenendo nel contempo la possibilità di lettura delle diverse funzioni e dei diversi segni e significati che si sono sedimentati nel tempo: “Abbiamo inteso ridare alla piazza una forma regolare – annotano i progettisti – precisandone il bordo posto a ovest, mediante la realizzazione di un piccolo filare alberato. Le scelte formali sottendono una approccio quasi archeologico con l’intenzione di mantenere in equilibrio i segni che definiscono i diversi caratteri dei luoghi nella composizione complessiva”.

La lettura storica dell’area racconta come si sia definita nella sua attuale configurazione solo all’inizio del XX secolo; anteriormente a quel periodo lo spazio aperto era utilizzato come cortile o chiostro monastico. Le ultime demolizioni hanno definito il vuoto urbano deformando lo spazio verso nord-ovest, togliendo regolarità alla forma della piazza come appare nelle mappe del 1935.
L’area sulla quale sorgeva il chiostro è ancora individuabile nella sua struttura geometrica grazie all’utilizzo di lastre di pietra bianca che definiscono il perimetro del porticato. La parte antistante l’ingresso laterale della basilica costituisce lo spazio centrale della piazza che celebra Leon Battista Alberti, letterato e architetto, e viene gerarchizzato introducendo ai ciottoli bianchi di fiume che pavimentano tutta la piazza: una miscela che definisce in modo misurato lo spazio monumentale.

Sul lato opposto alla facciata è collocata una seduta contemplativa realizzata con una struttura in bronzo, sulla quale trovano posto: il cubo in pietra che ospita il bassorilievo che ripropone la struttura del fronte albertiano ad uso degli ipovedenti, alcuni reperti lapidei della fabbrica della basilica meritevoli di valorizzazione, una lastra incisa che ricorda la custodia dei Sacri Vasi nella cripta del tempio (origine della costruzione dell’edificio di culto) e una seduta corredata da una struttura verticale che fornisce le informazioni storiche di base.
A separazione tra i luoghi principali dello spazio monumentale e le aree destinate alle attività commerciali è stata prevista una soglia costituita da alcune lastre incise celebrative della figura intellettuale dell’Alberti collocate al suolo. E a chiudere il margine inferiore della piazza attualmente sfrangiato, viene introdotto uno spazio alberato con sedute dedicate alla sosta, mentre la porzione di piazza adiacente al sistema del verde è semplicemente destinata alle attività quotidiane e commerciali (foto Giuseppe Gradella).
 

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