Guest Blogger: Stefano Carone

[testo di Stefano Carone]

Alzate la mano se avete avuto un incontro lavorativo con un Millennials (Gen Y) che vi ha lasciato completamente perplessi. E poi rilassatevi, non siete i soli. Così Chip Espinoza e Mick Ukleja iniziano il loro libro sulla generazione Y al lavoro “Managing the Millennials”.

il progetto degli spazi passa
da un modello standardizzato
a quello tagliato su misura

Considerare le peculiarità delle diverse generazioni fa parte di un nuovo approccio al mondo del lavoro. Strategie di management e progetto degli spazi passano, infatti, dall’idea di un modello giusto per tutti, standardizzato, a quello di uno tagliato su misura, adeguato per ciascuno.

I M. fanno parte della generazione del self. Il 75% ha un profilo su un social network, 20% posta video di se stesso online, il 38% ha da 1 a 6 tatuaggi, il 23% ha un piercing in qualche parte del corpo. Essi fanno del proprio corpo un palinsesto. Con lo stesso atteggiamento si relazionano allo spazio. Di questi anni è, infatti, il fenomeno dei graffiti sui muri delle città.

Abbiamo osservato un atteggiamento simile negli spazi di lavoro. I M. fanno di muri, monitor, postazioni di lavoro la base su cui improvvisare bacheche di comunicazione del proprio sentire e di condivisione di ciò che fanno o vorrebbero fare. Sono nuove tipologie di bacheche che non espongono, in un processo dall’alto verso il basso, i valori aziendali, ma diventano il termometro di ciò che i dipendenti vivono e pensano.

Il Prisma, società di progettazione, ha proposto possibili declinazioni spaziali vicine alla sensibilità dei M. Si tratta di insight emersi dal confronto con la letteratura sulla Gen Y e quanto osservato negli spazi di lavoro. Il Prisma, infatti, pratica una progettazione fondata sull’ascolto del cliente e l’osservazione.

Un primo insight è, dunque, quello di lasciare spazio a questo particolare tipo di comunicazioni. Inoltre, la Gen Y è la prima ad aver avuto accesso al sapere senza la mediazione di un’autorità. Attraverso Internet è in grado di accedere a tutta la conoscenza. La relazione in fase di apprendimento è divenuta orizzontale: si sta insieme ai propri coetanei di fronte al monitor.

L’opinione dei propri pari conta molto per i M. Sono i like di Facebook. Colui che si trova a dover passare dei contenuti può porsi “di fianco e non di fronte”, favorendo l’apprendimento attraverso workshop in uno spazio che favorisca il movimento e l’integrazione della tecnologia personale.

trattenere un Millennial
significa lasciargli spazio,
tempo e tecnologie per sé

Inoltre i M. sono imprenditori. Si autopromuovono attraverso i canali social, aprono startup, continuano a formarsi. Lavoratori con la mentalità dell’imprenditore sono molto utili all’azienda, tuttavia essi chiedono autonomia ed hanno sempre “un piede fuori dalla porta”, per così dire. Trattenere un M. nella propria azienda significa non temere di lasciargli spazio, tempo, tecnologie per il proprio business. Realtà come Google raccontano che alcuni dei propri prodotti più innovativi sono nati proprio dalla contaminazione con business “altri” portati dentro la società dai propri lavoratori.

Così il capo di un lavoratore Y è meglio sia più coach che boss. Questo si può dichiarare anche attraverso gli spazi, per esempio, eliminando gli uffici chiusi. Un capo che lavora in open space è considerato dai M. molto più credibile.

L’atmosfera degli spazi è molto importante per i M. Innanzitutto è veramente inconcepibile per loro non ritrovare i valori del brand per cui lavorano rappresentato negli spazi. Essi hanno, infatti, una relazione fortissima con i brand a cui si rapportano, anche online, come a soggetti da cui avere consigli e opinioni. Lo spazio deve avere, dunque, un’identità, e questa deve essere orientata al benessere del lavoratore aprendo l’orizzonte dell’attività a uno stile di vita sostenibile, sano e vocato al miglioramento della società, più che al solo profitto. E questo il senso etico del M.: “Il mio lavoro può migliorare me stesso e la società civile”. (ha collaborato l’architetto Elisabetta Pero)
[febbraio 2017]


stefano_caroneStefano Carone
Laureato in Economia presso l’Università Cattolica di Milano, è Managing Partner de Il Prisma Group, che ha sviluppato con il socio Giuseppe Carone, partendo dalla società di famiglia basata a Lecce. Oggi Il Prisma Group conta sedi a Londra, Milano, Roma e appunto Lecce. Lavora a livello internazionale in quattro business unit: Architettura, Innovative Workplaces, Living e Hospitality con il brand Grigiomilano e Retail design attraverso la società Crea International, dal 2012 parte del gruppo. Il Prisma ha firmato il volume “Now We Work”, Edizioni McGrawHill, sulla progettazione degli spazi per l’innovazione attraverso l’utilizzo dei cinque sensi.


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