Guest Blogger: Gianluca Burgio

[testo di Gianluca Burgio]

Oggi non è facile trovare il modo giusto per definire il campo dell’architettura contemporanea. Il termine architettura evoca un vasto mondo di significati fatto di letture critiche, interpretazioni e astrazioni. Tuttavia, l’eccessiva astrazione della materialità dell’architettura trasforma gli oggetti in narrazioni che si allontanano gradualmente dalle cose stesse. La conseguenza è che l’astrazione diventa autoreferenziale e crea un linguaggio autonomo ed ermetico.

testo estratto da
Introducing Living Sphere
Siké Edizioni, 2020

All’orizzonte si intravedono due grandi questioni ed entrambe potrebbero rappresentare un problema per gli architetti. Minacciano l’architettura nella sua stessa essenza, perché la allontanano dalla gente comune. In primo luogo, l’iperproduzione di immagini architettoniche, diffusa attraverso le riviste e il web, ha portato a credere che gli edifici siano oggetti. Sembrerebbe che tutta l’architettura si riduca alla produzione di oggetti belli che abbelliscono i luoghi in cui viviamo: architetture come oggetti inanimati e statici che non producono alcuna relazione con l’ambiente circostante.
 
La seconda questione riguarda la presunta autonomia dell’architettura. Molte teorie architettoniche si basano sull’idea che l’architettura sia un’entità autonoma: essa avrebbe le sue regole e le sue procedure, e queste sarebbero sufficienti a se stessa per svilupparsi. Secondo questo approccio, l’architettura si spiegherebbe da sola, e non avrebbe bisogno di nient’altro.
 
Entrambe le questioni potrebbero essere un problema perché producono un linguaggio ermetico e una narrazione che solo gli architetti possono capire. Tuttavia, l’architettura non può nutrirsi del proprio linguaggio e delle proprie narrazioni. Al contrario, è un insieme di pratiche, idee, sistemi simbiotici che vivono di relazioni. Pensare all’architettura in modo autonomo significa escludere da essa il tessuto relazionale su cui si basa.
 
Lo spazio architettonico non è uno spazio statico, anzi, è esattamente il contrario. Gli spazi in cui viviamo sono attraversati da dinamiche intense e da energie vitali che fanno parte dell’architettura. Queste vibrazioni non possono più essere trascurate, e con il gruppo di ricerca Living Sphere sperimentiamo un approccio alternativo all’architettura e in generale all’ambiente in cui viviamo.
 
[aprile 2022]


Gianluca Burgio
Professore associato di Progettazione Architettonica, Facoltà di Ingegneria e Architettura, Università degli Studi di Enna “Kore”, ha insegnato anche presso la Universitat Politècnica de Catalunya (Barcellona) e la Universitat Ramon Llull (Tarragona). Si occupa di un modo diverso di pensare l’architettura per cambiare il tradizionale punto di vista antropocentrico. Interpreta l’ambiente come reti di attori, tangibili e intangibili, le cui relazioni danno forma allo spazio. È stato invitato a partecipare con un’installazione e con un video alla XVII Biennale di Architettura di Venezia 2021 Padiglione Italia. È il fondatore del collettivo Living Sphere.


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