Speciale Metaoffice #03: I lavori che non esistono

Dal Metaverse al Metaoffice il passo è breve. (Digital Guys)


[testo di Stefano Lazzari]

Il lavoro che svolgo oggi riguarda la gestione di quelli che vengono definiti digital content. Si va dalla redazione di testi, comunicati stampa, interviste, post per i social, pagine web, moderazione e amministrazione di community, gestione di progetti transmedia, per non parlare di Metaverso, gaming, eventi phigital, digital twin, blockchain, criptovalute, NFT… Lavori che condivido con colleghi, collaboratori, consulenti, insomma tutto un intero comparto produttivo, che usa strumenti software di largo consumo, o anche professionali, ma non esoterici in uso in qualche laboratorio ad alta tecnologia.

Ecco, tutto questo solo quindici anni fa, dunque non un secolo, semplicemente non esisteva. Io mi aspetto che fra quindici dunque non un secolo, quello con cui lavoreranno le generazioni oggi in formazione e agli inizi di questa nuova ondata di tecnologie che per estrema sintesi chiamiamo Web 3, oggi semplicemente non esiste.

Scrive Paolo Benanti, in “Oracoli, tra Algoretica e Algocrazia”: “Certi tipi di tecnologia avanzano non in modo lineare, ma su curve esponenziali. A grandi linee ciò significa che ogni anno vede più innovazione rispetto a tutti gli anni precedenti messi assieme”. Se proprio volete delle parole chiave per il futuro, eccole: Intelligenza Artificiale, robotica autonoma, computer quantico, Metaverso (compiuto, non quello abbozzato ora), geoingegneria (tecnologie di controllo del clima, ecc.). E azzardo a qualcosa oltre il 2050: neurotecnologie e cyberbrain (la strada aperta da Neuralink di Elon Musk), che renderanno antidiluviano qualunque paradigma di rete e Metaverso come lo intendiamo oggi.

Veniamo alla cronaca, riprendo un interessante articolo di Livia Paccarié “Tutti cercano i professionisti del Metaverso, il nuovo mondo dove andare a lavorare” sull’Huffingtonpost dove sono ben presentati i presupposti e gli interessi che il mercato sta sollevando nella richiesta di nuove professioni. “Gli annunci di lavoro legati al web3 sono esplosi: +395% tra il 2020 e il 2021 solo nel settore della blockchain, poi sviluppatori, esperti di cybersecurity e designer di realtà virtuale. Competenze digitali fondamentali nell’immediato futuro”.

Attenzione: non sarò io a dipingere un futuro fatto di “magnifiche sorti e progressive”. E giustamente, non lo è neppure l’articolo della Paccarié. Dice Giancarlo Valente, organizzatore dal 2018 di Meetup relativi alla blockchain e CTO di Aulab, citato nell’articolo: “Si tratta di previsioni, solo il tempo ci mostrerà le future ramificazioni del Web3 e della blockchain. Quello di cui siamo convinti in Aulab è però che i portfolio di competenze digitali diventeranno fondamentali nell’immediato futuro, come anche le caratteristiche legate a queste tecnologie: flessibilità, velocità, adattabilità”.

È il dilemma di Collingridge a darci lo strumento per conservare il timone dell’innovazione ben dritto: “Quando il cambiamento è ancora facile non ne comprendiamo la necessità. Quando il bisogno di un cambiamento è evidente, è ormai difficile e costoso introdurlo” ovvero: quanto più una innovazione o cambiamento si sviluppa, tanto più si riducono i margini di intervento per apportare eventuali modifiche e aumenta, nel tempo, l’attenzione e la potenziale frustrazione dei suoi utilizzatori. Penso ovviamente alla parabola dei social network: da strumento per la libertà di parola, a strumento del falso. Forse bisognava intervenire prima, non pensate? Io direi di soppesare con cura il potere taumaturgico della decentralizzazione, e vedere già da adesso cosa non va.

Per molti aspetti per quanto riguarda il Metaverso si sta ripetendo il medesimo format del 2008, quando l’hype avanzava Second Life. Le aziende, i marchi “sentono” di doverci essere, ovviamente quelle più sensibili alla lead generation e alla brand awareness. Ma il mercato esiste, è vero e promettente. E allora ci sarà un lavoro che oggi ancora non esiste.
[aprile 2022]


S.%20LazzariStefano Lazzari
“È ora che la tecnologia si rifletta nella cultura e non viceversa”. Questo pensiero sintetizza venti anni di lavoro nel digitale, dall’editoria al marketing al social media management, di Stefano Lazzari, che dal 2006 ha un avatar nel Metaverso: Stex Auer, il suo gemello digitale. Nel 2016, con Fabrizio Bellavista, Antonio Cirella e Danilo Premoli, ha fondato Digital Guys, network di professionisti che si occupa di etica, cultura e design digitale, modi virtuali e social media. → Digital Guys


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