Speciale Metaoffice #08: Il corpo dell’Avatar. Parte 1 di 3: Il corpo è etico

Dal Metaverse al Metaoffice il passo è breve. (Digital Guys)


[testo di Stefano Lazzari]

Quanto le tecnologie della virtualità e dell’immersività influenzano l’evoluzione umana? In che modo vengono sottoposte dalla cultura digitale le nostre capacità cognitive e la percezione che abbiano di noi e del mondo che ci circonda? In che misura questo è accettabile e giusto?

Domande alle quali è molto difficile dare risposta, non solo perché vanno oltre le nostre conoscenze attuali, e non solo perché siamo ancora in una fase estremamente immatura, sperimentale, ma anche perché se la tecnologia percorre a velocità esponenziale l’orizzonte delle potenzialità, vivendo in una sorta di dimensione quantica, irregolare, probabilistica, a noi umani questa velocità interessa relativamente.

I processi culturali hanno tempi molto diversi, siamo comunque giunti ad essere quello che siamo biologicamente e culturalmente uniti nei tempi “classici” dell’evoluzione: anni, secoli, ere, età. Sul lato specie specifico, come agisce il selettore culturale su di noi avremo modo di recepirlo in tempi che allo stato in cui siamo della tecnologia, sono ininfluenti. Ma non insignificanti. Anzi.

Dunque, mi pongo la domanda non di quello che sarà, ma di quello che è oggi il significato del cambiamento in atto in noi dovuto alla tecnologia digitale, cambiamento effettivo e profondo, che rilevo prima di tutto in me, e in seguito nella società che mi circonda. Quello che colgo in forma empirica, dalla frequentazione ormai più che decennale dei mondi virtuali e del game, sono i dati sensibili di ciò che rilevo nel campo di una, diciamo, “antropologia del cyberspazio”, scienza di cui jarryanamente “se ne sente il bisogno” ma che al momento, come per la patafisica, si ha scarsa idea di che sia.

Ma al di là dello schermo dell’ironia, lo studio antropologico della colonizzazione umana dello spazio digitale (più patafisico di così…), della costituzione di gruppi sociali e di potere, di identità, ruoli, comportamenti, credenze, sono questioni che non riguardano più solo ingegneri, community manager e designer, ma entrano in un più profondo e significativo, ampliandolo, distorcendo, spezzando o illuminando, il rapporto fra noi e la nostra realtà, fra noi, il nostro corpo e quello altrui, fra noi il nostro sé e quello altrui.

Il corpo dell’Avatar è etico

L’Avatar che noi governiamo non è un pinpoint, nè un pupazzetto, ma è a tutti gli effetti il rappresentante di una identità, la mia identità, con tutta la dignità che comporta. Non mi sforzerò mai nel ripetere che nel Metaverso non siamo per interpretare altro ruolo che noi stessi e dunque nel nostro Avatar risiede la nostra Persona.

Immaginate questo: in Stex Auer risiede la mia Persona. Sono oltre sedici anni che Stex mi rappresenta, a volte pure mi sostituisce. Ha intrecciato relazioni stabili, condiviso passioni, svolto attività professionali, ha abitato diverse case, ha viaggiato per mondi diversi e imprevedibili, riconosce luoghi e persone come casa, paesaggio, amico, estraneo, collega.

Ora immaginate che l’editto di una qualche “autorità del codice” (metto tra virgolette il concetto, che pur dovrebbe essere meglio trattato di quanto non lo si può fare qui ora) mi negasse l’esistenza. Anche solo la chiusura dell’esistenza di un proprio “profilo” in un social media web (può accadere che una piattaforma social chiuda i battenti) genera quantomeno tristezza e frustrazione. Immaginate dunque quale perdita identitaria sarebbe l’esclusione all’esistenza (mi verrebbe da dire morte, ma il paragone non è nemmeno lontanamente ammissibile) dell’Avatar in cui ci si è intimamente raccolti. Sicuramente si può parlare di perdita. Sicuramente si può parlare di danno. Le autorità del codice sono avvertite: difenderò la mia Persona dentro Stex.

Certo, al momento non è considerato un soggetto giuridico, che io sappia non esiste nessun ente che certifichi l’esistenza di una identità in un Digital Twin, da cui derivare l’identità della Persona, e di conseguenza sul quale applicare tutte le tutele che vengono date alla nostra identità fisica, e noi che viviamo in culture democratiche, cerchiamo faticosamente e imperfettamente di difendere.

Mi aspetto a breve la carta dei diritti dell’Avatar. (1. continua)

[novembre 2022]

 BE INSPIRED → Metaoffice 


S.%20LazzariStefano Lazzari
“È ora che la tecnologia si rifletta nella cultura e non viceversa”. Questo pensiero sintetizza venti anni di lavoro nel digitale, dall’editoria al marketing al social media management, di Stefano Lazzari, che dal 2006 ha un avatar nel Metaverso: Stex Auer, il suo gemello digitale. Nel 2016, con Fabrizio Bellavista, Antonio Cirella e Danilo Premoli, ha fondato Digital Guys, network di professionisti che si occupa di etica, cultura e design digitale, modi virtuali e social media. → Digital Guys


This opera is licensed under a Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivs 3.0 Unported License

SEGUI IL BLOG VIA EMAIL: per restare aggiornati sui settori ufficio e contract è possibile ricevere gratuitamente in anteprima nella propria casella di posta le notizie pubblicate sul blog: basta compilare con il proprio indirizzo email il form a questo link.

 [ TAG: Digital Guys ]

 [ ultimi articoli pubblicati ]

Pubblicità

Informazioni su DP

http://www.danilopremoli.tk/
Questa voce è stata pubblicata in Guest Blogger, N.B., Tutti gli articoli e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Vuoi lasciare un commento a questo articolo?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...