Speciale Metaoffice #05: Passione combustibile. Seconda parte

Dal Metaverse al Metaoffice il passo è breve. (Digital Guys)


[testo di Stefano Lazzari]

(seconda parte, prima parte a questo link)

Questa pratica è alla base di due specifici fenomeni tipici delle community virtuali che storicamente ho rilevato nel tempo della mia esperienza e che determinano il successo o l’insuccesso di una community virtuale.

Il primo riguarda l’aspetto squisitamente “phigital” della relazione fra “dentro” e “fuori”. La comunità di pratica genera una sorta di “pompa di calore” dove il processo non è solo nè tutto interno nè tutto esterno alla virtualità, ma è un continuo ciclo che passa circolarmente dal reale al virtuale per rientrare nel reale. Gran parte dei partecipanti di una comunità virtuale si conoscono anche fisicamente, o partecipano alle stesse piattaforme sociali fuori dal Metaverso. La circolarità rende l’esperienza più coerente, rende “trasparente” il passaggio di stato fra reale e virtuale e permette agli absolute beginners di inserirsi in qualunque momento nel processo di virtualizzazione dell’esperienza.

Il secondo riguarda lo storytelling, ovvero come la community si rappresenta nel Metaverso sfruttando l’indeterminazione del gameplay, ovvero “l’esperienza dell’interazione del giocatore con il gioco”, dei mondi virtuali sociali che permette la creazione di “narrazioni” autonome e integrate. Autonome perché all’interno del vasto Metaverso, i gameplay sono neutrali rispetto alle intenzioni dell’utente, non precostituiscono né ruoli né ambienti, forniscono solo regole, risorse e denaro, potremmo definirle le materie prime con le quali ognuno potrà costruire la propria esperienza. Integrate, perché nello stesso terreno di gioco, nello stesso luogo e nello stesso tempo si possono integrare più narrazioni autonome contemporaneamente, intrecciandosi indifferenti le une alle altre, esattamente come avviene nel mondo oggettivo: il Metaverso è un universo narrativo pieno di trame e identità molteplici.

Questa molteplicità di relazioni è potenziata e supportata dalla possibilità di organizzare gruppi di discussione attraverso strumenti adatti per la comunicazione di gruppo da uno a molti e da molti a molti, sia in presenza che in differita con la possibilità di notifica, di strutturare regole di ingaggio, comporre ruoli e relative caratteristiche.

Non è un caso che si aspetti con estremo interesse l’ingresso della virtualità nella piattaforma sociale per eccellenza che è Facebook, che ha solo da integrare (si fa per dire) l’ambiente grafico tridimensionale alla sua colossale macchina relazionale, facendo compiere un balzo di molti e molti gradini nella scala che porta al Metaverso. A compiere questo balzo ovviamente non sarà solo lei, ma tutte le grandi centrali di dati, le capitali immateriali dell’informazione, Google e Amazon per prime.

Se questo passaggio appare inevitabile, non altrettanto dovremmo, ce lo auguriamo, rimanere ineluttabilmente sottoposti alla omologazione digitale dei consensi a cui ci ha condotto il Web2, e se tanto mi dà tanto, diamo fiducia alle community e alle loro pratiche, perché qui sta il senso del Web3, la rete del valore, la rete delle identità. Se ci sarà una salvezza nel Metaverso sarà grazie a loro. Grazie a noi. (2 – fine)

[luglio 2022]


S.%20LazzariStefano Lazzari
“È ora che la tecnologia si rifletta nella cultura e non viceversa”. Questo pensiero sintetizza venti anni di lavoro nel digitale, dall’editoria al marketing al social media management, di Stefano Lazzari, che dal 2006 ha un avatar nel Metaverso: Stex Auer, il suo gemello digitale. Nel 2016, con Fabrizio Bellavista, Antonio Cirella e Danilo Premoli, ha fondato Digital Guys, network di professionisti che si occupa di etica, cultura e design digitale, modi virtuali e social media. → Digital Guys


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