Speciale Metaoffice #05: Passione combustibile

Dal Metaverse al Metaoffice il passo è breve. (Digital Guys)


[testo di Stefano Lazzari]

Si parla di passione come di un combustibile necessario a vivere pienamente e meglio l’esperienza. Qualunque attività noi svolgiamo, si dice che la facciamo con passione quando nel compierla esprimiamo una particolare intensità, un misto di fiducia e volontà, una dedizione, potremmo quasi definirla una fede tale che, ecco la scintilla, noi amiamo quello che facciamo.

L’amore. Eccolo, sempre riapparire, sale della vita, a dare un senso a quello che facciamo, a riempirlo di valore, ricordandoci che quello che compiamo lo facciamo in nome di qualcosa che non solo ci appartiene, ma che condividiamo perché ci accomuna. Chiaramente, amore di Uno non ha senso. Se tutti amassimo Uno, senza amarci a nostra volta, sarebbe un atto insensato, senza amore gli uni per gli altri, senza l’empatia specie specifica che ci contraddistingue come specie, non avremmo che la mente alveare, saremo Borg insensibili gli uni agli altri dediti solo alla Regina(*). E invece eccoci qui, accomunati da un comune sentire come ci ricorda De André: “Amammo in cento l’identica donna e partimmo in mille per la stessa guerra”. Se siamo, come siamo, macchine desiderati, è perché il desiderio è condiviso.

Per chiarire il senso che voglio dare al termine “passione” intesa come “amore per quello che si fa” circoscrivendolo nell’ambito di quello che comporta una qualunque attività sociale nel Metaverso che sia commerciale, culturale, educativa, o quant’altro, non si può prescindere dalla considerazione che una audience non è una community, cosa non sempre evidente come sembra.

Questo misunderstanding avviene soprattutto fra i brand. È facile confondere l’audience con la community. È facile pensare che la community sia una “Ola”, una specie di curva osannante. Amore non è amare una maglietta o un paio di scarpe, Amore non è neanche vestirsi per sembrare qualcuno o anche solo se stessi. Se amare è dirlo, abbiamo allora le bacheche dei social dove esprimere opinioni personali e like. Se amare è farlo, diversamente dalle opinioni, le esperienze si esprimono facendole assieme.

L’esperienza è la croce e la delizia del Metaverso, l’ambito nella quale ci si deve confrontare e che i reparti marketing e comunicazione della quasi totalità delle aziende si trova ad essere totalmente impreparata, e affidarsi all’esempio della gestione del consenso nei social, pensando che dirlo e farlo siano la stessa cosa, ci porta dritto dritto fuori strada. Questo è il nocciolo del problema.

Il linguaggio prima di significare qualcosa, significa per qualcuno.
(Jaques Lacan)

Il rapporto con la realtà esperisce l’esperienza, e dunque la pratica. Questo vale per l’esperienza reale tanto quanto per quella virtuale, anche se in forma “diversamente reale”.

Qui sta la soluzione. È la pratica quella per cui le persone si incontrano, è la pratica in cui si riconoscono, è la pratica quella che riempie le piazze, è la pratica quella che fa la comunità. La comunità di pratica è necessaria tanto quanto l’esperienza, che se vissuta individualmente rimane effimera. È nella comunità che si pratica la passione, da Wikipedia: “Le comunità di pratica e di apprendimento sono gruppi sociali aventi l’obiettivo di produrre conoscenza organizzata e di qualità, alla quale ogni membro ha libero accesso. In queste comunità, gli individui mirano a un apprendimento continuo attraverso la consapevolezza delle proprie conoscenze e di quelle degli altri”. (1- continua)

(*) Ogni riferimento al cristianesimo e alla chiesa come amore di Uno è qui totalmente fuori luogo, voglio chiarirlo ai lettori che vi avranno letto questo. Possiamo invece perfettamente accordarci sul prosaico fatto, che l’homunculus al fondo di ogni comunicazione di massa, di ogni marketing pur anche “esperienziale” urla “Amatemi!”, “Dovete volermi bene!”.

[giugno 2022]


S.%20LazzariStefano Lazzari
“È ora che la tecnologia si rifletta nella cultura e non viceversa”. Questo pensiero sintetizza venti anni di lavoro nel digitale, dall’editoria al marketing al social media management, di Stefano Lazzari, che dal 2006 ha un avatar nel Metaverso: Stex Auer, il suo gemello digitale. Nel 2016, con Fabrizio Bellavista, Antonio Cirella e Danilo Premoli, ha fondato Digital Guys, network di professionisti che si occupa di etica, cultura e design digitale, modi virtuali e social media. → Digital Guys


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