L’ufficio e l’ADI Design Index 2021. Parte 3 di 3

I prodotti, i progetti e i servizi pubblicati nell’ADI Design Index 2021, insieme a quelli dell’edizione 2020, fanno parte della preselezione che permetterà di partecipare nel 2022 al prossimo Compasso d’Oro ADI, il prestigioso premio che da oltre sessant’anni segnala al pubblico le migliori proposte del design italiano. Il volume 2021 è dedicato alla produzione 2020. Immagini e schede sono pubblicate nel catalogo e sul sito → ADI Design Index.

Estratto introduzione del presidente ADI Luciano Galimberti: “Il programma del G20 a guida della presidenza italiana si articola intorno a tre priorità: People, Planet, Prosperity. Obiettivo dichiarato è la cura del pianeta e delle persone, assicurando una solida ripresa delle economie capace però di essere realmente inclusiva e sostenibile. ADI, con il suo premio Compasso d’Oro, articolato attraverso le tappe dell’ADI Design Index, e con il neonato ADI Design Museum, contribuisce concretamente ai programmi definiti nell’agenda G20. Contribuisce attraverso l’impegno del premio a sostenere quelle realtà che coraggiosamente da tempo cercano di fare la differenza rispetto a un modello di consumo ormai evidentemente insostenibile per il pianeta. Il Compasso d’Oro, proprio a partire dalle selezioni dell’Index, è unità di misura della qualità di prodotti e servizi: un’operazione fondamentale per fornire strumenti critici rispetto alla realtà. La definizione, per la prima volta, di un tema: Sviluppo sostenibile e responsabile è stato un impegno anche per orientare il variegato mondo del progetto di design. Un premio quindi non solo come strumento di misura, bensì come supporto alle strategie di sviluppo”.

Estratto introduzione del Comitato scientifico di coordinamento dell’Osservatorio permanente del Design ADI, responsabile della selezione, di cui fanno parte: Carlo Martino, Marco Pietrosante, Danilo Premoli, Ambrogio Rossari, Francesco Zurlo: “La nostra responsabilità è stata descritta in tutta la sua evidenza dal filosofo Hans Jonas che già nel 1979, nel saggio Il principio responsabilità, precisava: “Le antiche norme dell’etica del ‘prossimo’ continuano a essere valide, nella loro intrinseca immediatezza, per la sfera più prossima, quotidiana dell’interazione umana. Ma questa sfera è oscurata dal crescere di quella dell’agire collettivo, nella quale l’attore, l’azione e l’effetto non sono più gli stessi: ed essa, a causa dell’enormità delle sue forze, impone all’etica una nuova dimensione della responsabilità, mai prima immaginata. L’intera biosfera del pianeta è stata aggiunta al novero delle cose per cui dobbiamo essere responsabili, in quanto su di esso abbiamo potere”. Il principio dunque, o meglio l’imperativo, diventa la coerenza tra gli effetti dell’agire e la continuità della presenza umana nell’avvenire”.

Estratto introduzione Alessandro Colombo, coordinatore Osservatorio Design per il Lavoro: “La dimensione del lavoro, già in mutazione negli ultimi decenni, trova in questo volgere pandemico della Storia una naturale area di cambiamento nell’affrontare uno sviluppo che deve essere sostenibile e responsabile per necessità e non più per scelta. La ricaduta è quella di un progettare che rende il design ancora più protagonista non solo nel cercare soluzioni, ma ancor prima nel porre correttamente i problemi da risolvere. I progetti riflettono così l’allargamento orizzontale dei campi di intervento, non più confinati ai tradizionali ambiti spaziali dell’ufficio, della fabbrica, ma aperti a tutti i luoghi nei quali si svolge la vita quotidiana e vedono uno sviluppo verticale delle tecnologie utilizzate che sono sempre più raffinate, mirate e disponibili per un numero di persone in costante aumento”.

Tra i selezionati, per l’ufficio (parte 3 di 3):



Citterio
Bridge Soft

design
Paolo Pampanoni, Pinuccio Borgonovo



Oluce
Ilo

design
David Lopez Quincoces



Vaghi
MeWa System

design
Satyendra Pakkalé



Opinion Ciatti
Macis

design
Lapo Ciatti



Plotini
ZeroK

design
Alessandro Colombo, Paola Garbuglio


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