Guest Blogger: Francesco Zurlo

[testo di Francesco Zurlo]

Per creare quartieri e città che siano davvero a servizio delle comunità servono le competenze dei professionisti del design, che aiutino gli amministratori a mettere a terra progetti concreti, capaci di anticipare i bisogni dei cittadini e affrontare le sfide del futuro

La voglia e la necessità di abitare la prossimità e la nuova idea di città sono in parte figlie della pandemia che ha travolto il mondo intero negli ultimi due anni. Anche perché dopo aver digitalizzato il lavoro e persino le relazioni, il bisogno di tornare a vivere una vita normale è letteralmente esploso. Già prima del Covid, a Parigi si era cominciato a riflettere su un modello alternativo a quello della metropoli disegnata per funzioni separate nella seconda metà del diciannovesimo secolo da George Haussmann: un nuovo modello che la sindaca Anne Hidalgo ha battezzato “Ville du quart d’heure – Città del quarto d’ora”, con spazi abitativi a breve distanza da lavoro e servizi. E ancora: a Copenaghen è nato il quartiere soprannominato “Five Minutes to Everything”, mentre Genova sta ripianificando secondo un modello che chiama la “Città dei 2 km”.

I modelli sono diversi, ma dovunque si lavora per favorire una mobilità lenta, affinché i servizi siano raggiungibili a piedi o in bicicletta con l’obiettivo di decentralizzare il più possibile la molteplicità di servizi e attività necessari alla vita urbana. Recuperando anche aree un tempo dismesse o despecializzate. L’esatto contrario della gentrificazione, che ha diviso le città in classi sociali.

A Milano, quello di NoLo è un esempio di successo che ha visto una reale rivalutazione della comunità attraverso la progettazione del quartiere. In questo modo non solo crescono i servizi, ma anche la comunità locale da cui scaturisce un chiaro scenario per la città del futuro, tema indagato anche nel libro “Abitare la prossimità” scritto dal Professore Onorario del Politecnico di Milano Ezio Manzini.

Tuttavia, questo cambiamento per concretizzarsi necessita di un soggetto che sia in grado di passare dall’idea al progetto e alla conseguente realizzazione. È qui che entra in gioco il design, come vero e proprio abilitatore di questo processo. I professionisti del design possono creare e mettere a disposizione delle politiche urbane gli strumenti fondamentali per la messa a terra dei progetti di prossimità e dei valori che li contraddistinguono: reciprocità, relazione, sussidiarietà. Il design è inoltre capace di rendere funzionale la bellezza, attivando ambienti dimenticati o sottoutilizzati, ma soprattutto anticipando i bisogni della comunità. Infatti, nel mondo del design è ben chiara l’idea che solo mettendo la progettazione al servizio delle comunità potranno nascere e svilupparsi nuove idee di città.

Dove entra in gioco attivamente il design? Per esempio, nel disegno di strade e parchi che favoriscano l’inclusione, prevedano punti di aggregazione, e allo stesso tempo garantiscano la sicurezza magari con una adeguata illuminazione e visibilità. E poi ancora, nel supporto che si può avere per progettare una migliore relazione tra spazi fisici e reti virtuali. Grazie al design dei servizi, per esempio, si può capire quale progetto può caratterizzare un (nuovo) commercio di prossimità, o come gestire i flussi di mobilità per migliorare l’engagement dei cittadini a livello locale..

Il design può dare un contributo per affrontare la sfida anche in chiave ambientale: il Real Estate è già oggi il principale responsabile di emissioni di CO2 a livello globale, e senza un intervento rapido la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. Oggi le città occupano appena il 2% della superficie terrestre, ma secondo Oxford Economics, entro il 2040 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone e il 65% di queste, poco meno di 6 miliardi, vivrà in aree urbane. Questo vuol dire che gli abitanti delle città cresceranno al ritmo di 80 milioni di persone l’anno. A conferma che senza un radicale ripensamento dello spazio urbano sarà impossibile sviluppare nuovi modelli economici sostenibili. E per farlo abbiamo bisogno di scelte urbanistiche che mettano in relazione gli aspetti economici e dell’abitare sociale.

Sono fermamente convinto che il design debba occuparsi delle nostre città. Come afferma Ezio Manzini nel citato “Abitare la prossimità”, i pilastri su cui costruire un futuro a misura d’uomo, superando il modello della “città delle distanze” e offrendo un’alternativa credibile alla società “del tutto a/da casa” sono tre: comunità, cura e innovazione digitale. E il design, in questi ambiti, può dare e fare molto, supportando e innescando l’inevitabile transizione verso la sostenibilità ambientale e l’innovazione sociale.
[novembre 2021]


F. ZurloFrancesco Zurlo
PhD in Disegno Industriale, è Professore Ordinario di Disegno Industriale al Politecnico di Milano. Dal 2002 è direttore del Master in Design Strategico e dell’Executive Master in Interior Design and Management, gestito tra Cina e Italia. È responsabile delle attività di ricerca nella Giunta del Dipartimento di Design del Politecnico. Dal 2014 è membro della Giunta dell’Associazione Scientifica del Design (SID) e curatore dell’ADI Design Index.
I suoi interessi di ricerca sono focalizzati su tematiche di Design Strategico e Design Management; è autore di numerose pubblicazioni nazionali e internazionali sul design strategico.


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