IN LIFE: ULTRAUFFICIxULTRACORPI #05


La rubrica “IN LIFE” è curata dal network di professionisti → Digital Guys, fondato da Fabrizio Bellavista, Antonio Cirella, Stefano Lazzari, Danilo Premoli, ognuno con conoscenze abilitanti alla trasformazione digitale.
Il format di “IN LIFE” prevede la pubblicazione di un articolo ogni 15 giorni su Office Observer. Il martedì della settimana successiva viene fatta una diretta di approfondimento, in cui si potranno fare domande agli autori.

Frustrazione e stupore. Fatte le dovute premesse sulle dotazioni hardware nei precedenti articoli, le prime esperienze nei mondi virtuali rappresentano un mix tra frustrazione e stupore. La frustrazione nasce dalla consapevolezza di non riuscire a padroneggiare uno strumento nuovo che si pensa semplice da usare; lo stupore dall’emozione di vivere esperienze nuove, con altre persone reali in luoghi fantastici: cosa c’è di meglio in effetti?

Parliamo prima della frustrazione, quella di pensare che essere in un mondo virtuale sia semplice (?) come giocare una partita di Doom, ebbene: non lo è. Non lo è per niente! I cosiddetti “player” infatti, sono dei software sofisticati di rendering e necessitano un percorso di apprendimento che passa attraverso esperienza d’uso continua. Andare a farsi un giro una volta ogni tanto su Second Life può risultare in effetti frustrante perché non ci si ricorda come si fa questo, dov’era quel comando o come avevo fatto a fare quest’altro. Le cose da sapere infatti sono tante: come ci si muove (come si cammina addirittura), come si parla, come ci si veste, come si costruiscono o semplicemente modificano gli ambienti, l’economia (sì, alcuni mondi virtuali hanno una economia interna) insomma tanta roba. Bisogna avere pazienza, anche la frustrazione la si combatte con quella, che ci serve in effetti in molte fasi della giornata e può essere una risorsa preziosa oltreché scarsa. Ci viene in aiuto un buon maestro, un amico, che ci spiega come fare e ci trasferisce tutti i rudimenti di base che riducono la frustrazione.

Il network Digital Guys può essere sicuramente di supporto, ci sono percorsi formativi ad hoc pensati proprio per questo, per ridurre la frustrazione. Non si tratta infatti di leggere un manuale ma di imparare a camminare, e non lo si apprende leggendo un libro!

Passiamo alla parte più interessante e coinvolgente: lo stupore. Lo stupore nei mondi virtuali esiste! Si ci si stupisce e tanto. Un po’ come si fa nella vita reale (sempre meno frequentemente per la verità) quando si frequentano luoghi belli o si guarda un’opera d’arte. La cosa più interessante è che lo stupore porta dietro quasi sempre un’emozione, anche qui nei mondi virtuali ci si emoziona! Emozionarsi può significare banalmente scambiare due chiacchiere con un amico osservando l’aurora boreale, oppure prendere un pod per visitare un pezzo di mondo sconosciuto.

Anche un noiosissimo meeting di lavoro può essere emozionante se fatto in un mondo virtuale: lo si può condire con contesti difficilmente riproducibili nel mondo reale, figuriamoci con una superpiatta call con Zoom via Web. In un prossimo articolo parleremo proprio di questo nello specifico, della totale assenza di emozioni delle call fatte via web, come se fossero copie di quello che succede negli uffici: il telefono non ha mai avuto la presunzione di sostituire gli incontri in presenza se ci pensiamo. Le videochiamate non fanno differenza.

Le parole che aprono questo nostro post, sono la viva testimonianza di uno stato d’animo diffuso, per non dire comune a tutte le persone che si approcciano ai mondi virtuali, la cui tecnologia per quanto sofisticata, non sarebbe più difficile da comprendere di software come Photoshop o WordPress, se non fosse per la vera grande differenza che li contraddistinguono da tutti i software a cui siamo abituati a usare: l’avatar.

È l’avatar che fa la differenza, è lui che genera sia la frustrazione che lo stupore! Partiamo da un dato di fatto: una tecnologia è tanto più difficile da comprendere, quanto più si allontana dalla nostra area di comfort. Pensiamo ad esempio a come non facciamo fatica a comprendere come funziona l’ultimo sofisticato cellulare che acquistiamo: anche se non ne comprendiamo appieno tutte le funzioni, molte di queste sono già presenti nel modello più vecchio che lasciamo.

L’avatar costituisce una novità assoluta rispetto ad ogni modo con cui ci siamo confrontati con un software. Nessun altro software cattura la nostra attenzione, la nostra presenza “dentro” lo schermo. Siamo letteralmente proiettati in uno spazio, sensazione ancora più forte ed evidente quando usiamo un dispositivo come gli occhiali per l’immersività virtuale dove la vista stereoscopica rende la profondità o la vicinanza delle cose del luogo grafico in cui siamo.

Dal 2007, anno della prima diffusione dei mondi virtuali (allora in effetti, uno solo: Second Life) i software si sono evoluti, diversificati, resi più complessi da una parte e più accessibili dall’altra: ma sono ancora per molti aspetti, molto giovani. Non esiste ancora un vero e proprio standard, che permetta una volta acquisiti i rudimenti, di passare da uno all’altro. Ricordate la “guerra dei browser”? Era il tempo in cui i browser si contendevano la palma di “viewer” ufficiale del web, con il risultato di avere impaginazioni diverse della stessa pagina: in alcuni si vedeva ciò che in altri non si vedeva. Al pari oggi, non tutti i viewer utilizzano i medesimi criteri per gestire l’avatar e gli oggetti, tutti fanno in alcune funzioni storia a sé, ci vorrà ancora del tempo perché si possa avere l’omogeneità di interfacce oggi presenti nel software che frequentiamo tutti i giorni.

I mondi virtuali come abbiamo già detto negli articoli precedenti necessitano di hardware potente, tanto più è alto il fotorealismo dell’ambiente rappresentato. Questo vale altrettanto per la gestione degli avatar: più è complessa l’interazione con il mondo, più sono le cose che può fare, più è sofisticato governarlo. Ma certamente è anche più gratificante. E qui viene il bello. È come quando, per la prima volta, si riesce ad andare in bicicletta senza rotelle. Credo che tutti si ricordano quel momento.

Io ricordo il mio, quando più di dieci anni fa, feci la visita alla mostra virtuale su Vincent Van Gogh “Starry Night”. Fu una vera rivelazione e una esperienza straordinaria, unica e mai vissuta prima, e che mai avrei potuto vivere nel mondo reale. Forse questa è la vera emozione della realtà virtuale, che viene, a torto, giudicata inferiore e che invece rivela le sue grandi potenzialità. Lascio qui il link al machinima (così si chiamano i video fatti nei mondi virtuali) “Watch The World” di Robbie Dingo, l’ideatore della mostra. È del 2008, tecnologicamente un secolo fa. Ma vederlo oggi per me, ha ancora il sapore fresco della novità.

[testo di Stex Auer e DJ Guru – Digital Guys]

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IN LIFE: ULTRAUFFICIxULTRACORPI #05
con Stefano Lazzari e Antonio Cirella – Digital Guys
 
6 aprile 2021 ore 18.00 CET

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