IN LIFE: ULTRAUFFICIxULTRACORPI #03


La rubrica “IN LIFE” è curata dal network di professionisti → Digital Guys, fondato da Fabrizio Bellavista, Antonio Cirella, Stefano Lazzari, Danilo Premoli, ognuno con conoscenze abilitanti alla trasformazione digitale.
Il format di “IN LIFE” prevede la pubblicazione di un articolo ogni 15 giorni su Office Observer. Il martedì della settimana successiva viene fatta una diretta di approfondimento, in cui si potranno fare domande agli autori.

Continuano in questo nuovo appuntamento i “consigli” per avere una esperienza piena e soddisfacente delle tecnologie della virtualità, che da una parte proseguono sulla strada di quelle che volenti o nolenti abbiamo già imparato a conoscere con le piattaforme di web meeting come Zoom, Skype, Google Meet, Microsoft Teams, e dall’altra vanno nella direzione di cambiare radicalmente il mantra tecnologico dominante sino alla pandemia: la tecnologia in mobilità il “tutto wireless”, tascabile, omnicomprensivo e accessibile da un browser.

Il lavoratore nomade è il mito tecnologico del primo decennio del Duemila, che sognava la libertà dai vincoli dei cavi e dell’ufficio. Ma ora la questione si è evoluta, ed è cambiato il contesto; la disintermediazione dagli spazi, lo smart working per dirla in altro modo, ha ribaltato la necessità: ora che l’ufficio tende a non esserci più, abbiamo la necessità di ricrearcelo. Altrove. A casa. Nella virtualità.

Nella nostra personale sfera di cristallo, vedo all’orizzonte sostituire il mantra del mobile computing con quello dell’ubiquitous computing, una tecnologia computazionale diffusa, che permea gli spazi ed entra nelle cose, permettendoci una potenza di calcolo e un accesso alla rete (intesa come il mix fra power grid elettrica, cloud e edge computing) casalinga senza precedenti.

Insomma, è l’IoT, l’Internet delle Cose che entra di prepotenza nelle nostre case. Un piccolo assaggio di quello che sarà lo stiamo già vivendo: la necessità di liberare le frequenze del digitale terrestre per dare spazio alle tecnologie 5g (necessarie all’edge computing e dunque all’IoT) ci farà cambiare il televisore di casa, oggi, e domani a sviluppare l’Home Office/Virtual Office del futuro. Questo non vuol dire che la mobilità e i suoi dispositivi scompariranno, tutt’altro. È la mitologia che li avvolge ad essere destinata all’estinzione, è il loro uso sociale a decadere assieme ai social network come li intendiamo oggi.

Già nell’ottobre del 2008 sul → Journal of Business Strategy si scriveva del futuro web 4.0 con queste parole: “Un’altra caratteristica del Web 4.0 sarà la maggiore integrazione in tempo reale tra gli individui e i mondi virtuali e gli oggetti con cui interagiscono. Che si tratti di Webkinz (i Webkinz sono animali di peluche che hanno una controparte giocabile online ndr), o di avatar di Second Life, è sempre più probabile che gli individui vivano e facciano multitasking attraverso mondi fisici e virtuali. L’aptica, dove oggetti e interfacce possono darci diverse sensazioni tattili, rappresenta un altro grande progresso in questo campo. Già i telefoni cellulari con dispositivi di localizzazione possono “tirarci” verso un negozio. Le sfide centrali del Web 4.0 saranno quelle di ideare strategie per sfruttare appieno l’integrazione di oggetti fisici e virtuali con altri contenuti generati dagli utenti per creare valore. Questo può essere per inquadrare la prossima generazione di applicazioni Scada (Supervisory Control and Data Acquisition) o per generare valore dall’intrattenimento che combina informazioni da oggetti e umani. Molte applicazioni che integrano oggetti reali e virtuali con gli utenti devono ancora essere immaginate”.

Dunque perché non preparare le nostre imprese e i dipendenti a comprendere e governare questo cambiamento?

Chi ha vissuto l’epopea dei videogame farcita da “puzzle” intricati e giochi “sparatutto” è abituato a “risolvere i quadri” con il rapido spostamento dell'”omino” sul video insieme ai tantissimi click inferti necessariamente sulla tastiera. Una volta le tastiere erano di elevata qualità e non c’erano problemi. Oggi, invece, le tastiere sono economiche e anche qui si scopre subito che quelle “gaming” costano (tanto) di più. Non solo perché sono spesso corredate da una fluorescente retroilluminazione stile “albero di Natale”, ma perché spesso in queste tastiere i tasti sono meccanici, quindi più resistenti ai necessari “colpi” richiesti dal gioco di turno.

Quindi anche la tastiera può essere importante, per essere più compatibili con il mondo virtuale. Infatti, spesso l’elenco dei comandi (desktop control) ha riferimenti a tasti che magari una tastiera compatta non ha e quindi non si possono eseguire determinati comandi da impartire al proprio avatar. Fortunatamente, la scelta di una buona tastiera gaming si risolve con un investimento relativamente abbordabile (se paragonato a quello necessario per il PC). Ma non basta. Ancora? Eh sì, purtroppo! Cosa manca quindi? Normalmente se si vuole un po’ di privacy si usano le cuffiette del cellulare collegate al pc e tutto funziona. Purtroppo, non sono adeguate per i mondi virtuali, qui serve una (manco a dirlo) cuffia gaming! Questo per una serie di motivi: un mondo virtuale ha come caratteristica immediata (ne parleremo più avanti) il coinvolgimento. Essere coinvolti con una voce da lontano, un suono o anche entrambi risulta fattibile solo con una cuffia di alto livello, che magari risulta anche compatibile tecnicamente senza troppi problemi con il mondo virtuale in questione. Spesso, infatti, l’uso del microfono e dell’audio creano una serie di problemi da cui è difficile districarsi facilmente. Ecco, quindi, che bisogna considerare anche questo, una buona cuffia gaming, wireless o con cavo a seconda delle proprie preferenze.

Va detto che i gamer solitamente prediligono tutto cablato per avere meno “ritardi” causati dalle comunicazioni wireless e questo è bene considerarlo anche per i mondi virtuali in generale. Inoltre, i prodotti (tastiere, cuffie) cablati hanno costi più accessibili degli equivalenti wireless, non sono necessarie batterie e hub usb per i ricevitori.

In conclusione, abbiamo da ripensare ai “corpi” dei nostri dispositivi, farli rientrare nella categoria degli oggetti, vederli nello spazio e nell’arredamento, immaginarli belli, ingombranti, veri, perché nel virtuale ci andremo con loro, da casa, e al parco, in piazza o in un bosco ci andremo per passeggiare, liberi dall’ufficio in tasca.

P.S. C’è tutto un universo di aziende che pensano a tecnologie Digital Detox, soprattutto rivolte ai manager iperconnessi, e → il lockdown non ci ha aiutato. Forse è venuto il momento di guardare al futuro in quest’ottica, dove ogni cosa fa quello che deve fare, al meglio.

[testo di Stex Auer e DJ Guru – Digital Guys]

SAVE THE DATE
 
IN LIFE: ULTRAUFFICIxULTRACORPI #03
con Stefano Lazzari e Antonio Cirella – Digital Guys
 
9 marzo 2021 ore 18.00 CET

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