15domande15: Giuseppe Bavuso

Come definirebbe, in tre parole, i suoi progetti?
Essenziali, armonici e corretti. Essenziali, come la rappresentazione di un prodotto privo di elementi inutili, puramente decorativi. Armonici, come espressione di un linguaggio semplice, pienamente coerente con un concetto di casa e un’idea di design in cui tutte le parti del prodotto sono strettamente connesse, come in un puzzle: nulla si può spostare e nulla si può modificare. Corretti, dove per correttezza intendo l’esaltazione della forma, il rispetto dei materiali e delle funzioni, ma soprattutto il rispetto dell’uomo che ne dovrà essere il fruitore.

Quando ha deciso di fare il progettista?
Non ho deciso di fare il progettista: fin da piccolo i miei giochi preferiti erano dei giochi manuali ma anche creativi. Sono cresciuto facendo questo, trovandomi, da adulto, a fare il designer, in un percorso già tracciato in maniera quasi naturale.

Chi è stato il suo maestro?
Dal punto di vista culturale, tutti i grandi Maestri del movimento moderno. Da giovane designer, ho avuto l’opportunità di conoscere Bruno Munari: grande intellettuale con il dono impareggiabile della sintesi. Questa frequentazione è stata per me un incontro illuminante e fondamentale, che ha segnato profondamente il modo di interpretare la mia professione e il mio approccio al design.

Si considera un intellettuale?
Bisogna chiarire cosa si intende per intellettuale: a mio avviso, intellettuale è chi agisce principalmente su basi concettuali, che esprime dei concetti privilegiando la parola. Il mio è un lavoro creativo e di concetto, ma più concreto, finalizzato alla realizzazione di prodotti di design. Io penso di essere più un uomo del fare che del dire.

Quale libro sta leggendo, non necessariamente di design, e quale l’ultimo letto?
Sono appassionato di arti visive; sto approfondendo l’opera di Lucio Fontana, a mio avviso uno dei più grandi Maestri del Novecento. Sono affascinato dalle sue teorie sul concetto spaziale e dalla sua capacità di trasmettere emozioni attraverso un segno grafico estremamente essenziale. Il libro che ho letto in precedenza è “La prospettiva come forma simbolica” di Erwin Panofsky. Mi sembra molto interessante la scelta dello storico dell’arte di spiegare l’evoluzione del pensiero umano mediante il modo in cui l’uomo ha rappresentato lo spazio e la sua percezione della realtà nel corso dei secoli.

Matita o mouse?
Assolutamente matita; ritengo sia la mano ad essere direttamente collegata al cervello. Il mouse, estremamente importante nello sviluppo di un progetto, arriva solo dopo, come strumento tecnico di supporto alla rappresentazione di un’idea che nasce dalla testa e che, attraverso l’utilizzo di questi sistemi, diventa la visualizzazione di un pensiero.

Che immagine c’è come sfondo del desktop del suo pc?
Un’immagine della mia famiglia, piccolo maltese compreso, che vedo sempre troppo poco rispetto a quel che vorrei.

Che cosa non è il design?
La soluzione definitiva a tutti i problemi del mondo, consapevole che quest’ultimo sia un luogo fluttuante… un infinito work in progress.

Come immagina il design tra dieci anni?
Non credo che ci saranno grossi cambiamenti nei principi fondamentali: probabilmente cambieranno le modalità operative, attraverso sistemi di progettazione e produzione in continua evoluzione.

Quale prodotto di arredo per uffici avrebbe voluto firmare?
Quasi tutto ciò che hanno disegnato Charles e Ray Eames che, a distanza di più di mezzo secolo, è di un’attualità impressionante.

Quale prodotto ha immeritatamente vinto il Compasso d’Oro e quale è stato immeritatamente ignorato dalle giurie?
Non mi esprimo. Il Compasso d’Oro viene selezionato da un comitato scientifico multidisciplinare e da una giuria di professionisti di estrazione culturale ed esperienze differenti, di cui il premio è una sintesi: il mio giudizio sarebbe personale e di parte, perché espressione di un solo modo di intendere il design.

Il mondo sente la necessità di nuove sedie?
A mio avviso, non esiste al mondo la necessità di nuove sedie; è una necessità espressiva che sentono principalmente i professionisti del design. È comunque interessante, per un designer, esercitarsi nella progettazione di una sedia, quale elemento iconico e rappresentativo del mondo del design, soprattutto quando lo si può fare con un materiale innovativo e delle tecnologie che ti permettono di esprimerti in modo nuovo.

Valgono ancora oggi le tanto citate “Lezioni americane” di Italo Calvino?
Credo che siano delle evergreen, dei principi universali, dai quali sarà difficile prescindere anche nel futuro. Ritengo attualissima la sua visione della leggerezza, che Calvino considera un’operazione di sottrazione di peso. Per quel che riguarda la mia visione del design, cerco di ambire allo stesso risultato, sulla base di un principio differente, un’operazione che non sta nel sottrarre ma nel sommare il meno possibile, rinunciando al peso di qualunque elemento sovrastrutturale, puramente decorativo.

Con quali aziende ha collaborato lo scorso anno?
Con alcune aziende con le quali intratteniamo un rapporto globale di collaborazione da lunghissima data, occupandoci della progettazione delle collezioni e dell’art direction, quali: Rimadesio, Ernesto Meda, Home Project by Alivar, North, Kaleido ed Erco.

Se non avesse fatto il progettista, cosa avrebbe voluto essere?
Avrei forse cercato di sviluppare la mia passione per le arti visive, se non come artista, magari come gallerista.
[giugno 2018]


Giuseppe_BavusoGiuseppe Bavuso
Architetto e designer coniuga il rigore del segno quasi minimalista con una grande ricerca tecnica, attraverso il sapiente uso di materiali tecnologici ed innovativi. Le prime esperienze professionali lo vedono impegnato nella progettazione di importanti opere in diversi settori, spaziando dall’architettura all’interior design di grandi spazi comuni nell’automotive, alla progettazione di interni per treni e vagoni letto. Dal 1986, con il proprio studio di product design progetta per aziende di apparecchiature bio-medicali. Nel settore dell’arredamento, collabora con diverse aziende, di consolidata importanza internazionale, in qualità di progettista ed art director, occupandosi del prodotto nella sua totalità, dall’ideazione, all’ingegnerizzazione, alla comunicazione visiva. Diversi sono i riconoscimenti professionali ottenuti a livello internazionale, fra i quali ricordiamo numerose selezioni ADI Design Index e Red Dot Design Award 2015.


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