Guest Blogger: Alessandro Cambi

[testo di Alessandro Cambi]
Spazio/Lavoro

“E il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva e non giovi a un nobile scopo […] Il lavoro solo ha trasformato il mondo e siamo alla vigilia di una trasformazione definitiva”. (Adriano Olivetti, Città dell’uomo, 1960)

Il lavoro da sempre ha rappresentato uno degli elementi costitutivi della società, un luogo nel quale raccogliere ed impiegare le capacità umane, in nome di un’attività produttiva sia essa fisica e concreta come quella degli oggetti, oppure immateriale e astratta come quella più legata al pensiero e alla ricerca. Il lavoro è luogo in cui si compiono il progresso e l’evoluzione umana, in cui si plasma quella trasformazione del mondo anticipata dal pensiero di Adriano Olivetti dei primi anni Sessanta.

leggere in modo
biunivoco il rapporto
spazio/lavoro

Le spazialità di cui si forma l’architettura hanno da sempre caratterizzato e definito le modalità operative con cui si è materializzato il lavoro nei vari passaggi evolutivi del tempo, rendendo lo spazio elemento fondamentale al compimento dei modelli produttivi che si sono succeduti nel corso degli anni. È possibile in questo senso leggere in modo biunivoco il rapporto spazio/lavoro, a partire da quanto avvenuto in America nei primi anni del Novecento, quando Frank Llyod Wright costruiva il Larkin Building o il Johnson Wax con i grandi open space, riflesso di un modello concepito come catena di montaggio in cui l’uomo è ingranaggio della macchina produttiva; gli anni Cinquanta nei quali l’informatizzazione genera il modello ufficio cella, in cui ognuno diviene bit di un processo più ampio, seriale e ripetitivo; gli anni Novanta momento in cui la rete ed il telelavoro modificano geografia e dimensione dello spazio e del modo di essere produttivi.

Il centro contemporaneo della ricerca e dello sviluppo del lavoro, la Silicon Valley, sta producendo nuovi modelli metodologici: il lavoro non è più fatto univoco ed isolato, ma concepito come risultato di una sinergia collettiva, all’interno della quale l’individuo partecipa ancora in modo singolare, ma anche attraverso modalità di incontro e di scambio con più persone e conoscenze, quindi come parte di un insieme allargato. Il lavoro si sta trasformando da una dimensione chiusa ed individuale ad una dimensione eterogenea e multidisciplinare, nella quale ognuno è parte attiva di un sistema aperto e composito.

trasformare l’ufficio da luogo
chiuso a luogo di confronto
innovativo e pluridisciplinare

L’architettura della città e dei luoghi di lavoro può rendere possibile questa attitudine e queste possibilità operative, predisponendo spazi disponibili all’incontro, alla comunicazione, allo scambio, sia esso visivo, percettivo che fisico, trasformando l’ufficio da universo chiuso ed individuale, a luogo di confronto innovativo e pluridisciplinare. Spazi aperti, spazi di convivialità, spazi incontro, postazioni collettive, sono solo alcuni degli elementi che possono evolvere il modello corridoio/stanza, ibridandolo verso spazialità aperte, libere e disponibili allo scambio e alla contaminazione reciproca di conoscenze differenti.

Nuovi luoghi e nuovi modi di vivere lo spazio possono rendere il momento del lavoro parte del vivere quotidiano e non qualcosa che ne costituisce un mondo a parte, una parentesi sconnessa, isolata, talvolta estranea. Pensare oggi il luogo lavoro significa cambiare paradigma immaginando lo spazio non solo come luogo produttivo, ma anche come possibilità per evolvere la società, per costruire la “Città dell’uomo”.
[dicembre 2017]


Alessandro Cambi
Laureato alla Facoltà di Architettura di Firenze, dopo due anni di studi a Parigi presso l’Ecole d’Architecture de La Défense e l’Ecole d’Architecture de La Villette collabora con studi di progettazione portando avanti nello stesso tempo la propria ricerca attraverso il design e i concorsi. Nel 2016 fonda IT’S, operativa nelle sedi di Roma, Parigi e Ginevra, società nata con l’obiettivo di ibridare i metodi dell’architettura con il know-how di altri ambiti, contaminando conoscenze diverse, nel tentativo di ampliare gli orizzonti della professione. Oggi ad IT’S si affianca Parallel Digital, startup specializzata nello sviluppo del progetto con metodo BIM. Dal 2013 ad oggi è professore di Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura di Ferrara.

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