Guest Blogger: Paolo Facchini. Parte 2 di 2

[testo di Paolo Facchini. Parte 2 di 2]

Architettura effimera (→ parte 1 di 2)
Ora, l’architettura come può rispondere a tutto questo se non facendosi, per quanto possibile, effimera, transitoria, momentanea, impermanente? Non è un concetto nuovo, l’effimero, possiamo andare indietro all’epoca barocca per ritrovare una nascita del mutevole nell’architettura, nella sensazione di movimento percepito della materia e, da un punto di vista più “performativo”, negli eventi e celebrazioni la cui tradizione sopravvive ancora oggi, soprattutto nel sud Italia, con le feste patronali che dispiegano strutture per un solo giorno. Possiamo ricordare le arti pirotecniche, i fuochi d’artificio e così via.

Di tutto questo l’architettura deve prendere un aspetto: l’importanza del progetto rispetto alla “cosa”, del software rispetto all’hardware, del tempo rispetto allo spazio. Tornando a Virilio, si tratta di arricchire, modificare, adattare il più possibile l’informazione prima che diventi materia o, in altri termini, adattare la materia, scomporla per quanto possibile (accettabile) nelle sue componenti, fisse e mobili, e di quest’ultime sviluppare tutte le dinamiche potenzialità di variazione, funzionalità e, soprattutto, comunicazione.

Da un punto di vista economico, si tratta di spostare un po’ i pesi degli investimenti, rendendo più leggero quello di costruzione rispetto a quello gestionale, e facendo di questo un dispositivo flessibile e articolato, capace di adattarsi ai bisogni e ai desideri che cambiano nel tempo. Le tecnologie e i materiali, per questo, sono oggi tutti a disposizione.

Poi, ci sono mille ambiti in cui questo approccio è richiesto: gallerie commerciali e negozi (comunicare il brand), musei e luoghi di lavoro (adattare gli allestimenti), intere facciate di edifici (media façade), luoghi e infrastrutture pubbliche (in cui calibrare le diverse risposte all’usura delle parti, per esempio, che fa sempre buon gioco alle strategie di comunicazione di una Pubblica Amministrazione) e altro ancora.

Progettare l’intermittenza e
la durata di quei bisogni e
desideri è lo specifico campo
d’azione dell’effimero

Progettare l’intermittenza e la durata di quei bisogni e desideri è lo specifico campo d’azione dell’effimero, sapendo che l’architettura, in questo senso, non ha più l’ansia di migliorare il mondo, non ha l’obbligo di lasciare qualcosa di sé ai posteri, non è proiettata in un futuro lontano e nebuloso. Però, può migliorare il presente, il qui ed ora, può far vivere esperienze ad hoc, momenti particolari al cliente e al fruitore. Può, soprattutto, permettere a chi comunica, attraverso scenografie mutevoli degli eventi, di comunicare meglio.
(il testo è elaborato da una conversazione tra Paolo Facchini e Michele Calzavara).
[marzo 2016]


Paolo_FacchiniPaolo Facchini
Ingegnere, è presidente di Lombardini22, società di architettura e ingegneria, gruppo di professionisti internazionale e multidisciplinare che in pochi anni di attività si è conquistato un ruolo di rilievo nella progettazione architettonica e impiantistica per grandi clienti nazionali e internazionali. Lombardini22 si rivolge al mercato immobiliare privilegiando il metodo del “design thinking”, basato sul pieno coinvolgimento del cliente nella leadership e nel controllo del progetto e sulla felice interazione di competenze eterogenee. Lombardini22 è il nome della società e anche il suo indirizzo, nella zona tra i due Navigli, per la quale ha sviluppato con successo il progetto di rigenerazione urbana Mesopotamia Milanese.


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