Guest Blogger: Paolo Facchini. Parte 1 di 2

[testo di Paolo Facchini. Parte 1 di 2]

Architettura effimera

“L’architettura è un amalgama di antichi saperi e pratiche contemporanee, un goffo modo di guardare il mondo e un mezzo inadeguato per operarvi. Ogni progetto architettonico dura cinque anni; e non c’è una singola impresa, intenzione, ambizione o bisogno che rimanga inalterato nel vortice della contemporaneità. L’architettura è troppo lenta”. Così Rem Koolhaas motivava la costituzione e l’attività di AMO, immagine riflessa di OMA e ambito di ricerca in cui trovare il modo di seguire le circonvoluzioni del contemporaneo con adeguata velocità, flessibilità e autonomia rispetto ai tempi lunghi e vincolanti della costruzione.

La materia, nel passato, era compresa in primo luogo sotto l’aspetto della massa, e l’architetto sa bene di cosa si tratta: massa, inerzia, pesantezza. Poi, nell’età moderna, la materia è stata letta sotto l’aspetto dell’energia. Ma oggi, e ormai da tempo, essa può essere descritta secondo una nuova dimensione: l’informazione. Cioè: oggi la materia è ancora massa, è ancora energia, ma oltre a questo è anche informazione. Paul Virilio diceva tutto questo nel 1995, e da allora le cose sono andate sempre più veloci. L’architettura sta cercando di mantenere il passo, a fatica ma necessariamente. Innanzitutto, l’architettura è entrata a pieno titolo nell’universo della comunicazione, che di quell’informazione è cugina, ma con altri scopi: se, infatti, l’informazione serve il pubblico, la comunicazione serve chi comunica, almeno da un punto di vista giornalistico. Entrambe, però, sono accomunate per natura dall’essere mobili e dinamiche, dovendo rispondere con efficacia alle variazioni dei contesti: economico, sociale, culturale, estetico e così via.

Se l’architettura vuole rispondere
con la stessa velocità, dovrebbe
cambiare la sua staticità logica

Se l’architettura vuole rispondere a quegli stimoli con la stessa velocità, dovrebbe cambiare la sua staticità logica poiché, come affermava nel 1823 Barthelemy Enfantin (imprenditore e scrittore francese nonché leader del movimento sansimoniano): “L’architettura in quanto teoria costruttiva è un’arte incompleta. In essa manca il concetto di mobilità e di movimento”. Il che significa, anche, la necessità di manipolare programmaticamente la dimensione del tempo.

Alcuni architetti contemporanei hanno costruito intere teorie su questo aspetto (lo stesso Koolhaas, Tschumi ecc.) perché fa parte della nostra postmodernità. In realtà è tutto il Novecento che ha sviluppato questa manipolabilità del tempo, prima meccanica, oggi elettronica, fino alla sua liquefazione, cioè fino alla mobilità e instabilità (incertezza) generalizzate della nostra epoca, di cui Bauman ha parlato forse meglio di tutti.
(il testo è elaborato da una conversazione tra Paolo Facchini e Michele Calzavara).
[marzo 2016]


Paolo_FacchiniPaolo Facchini
Ingegnere, è presidente di Lombardini22, società di architettura e ingegneria, gruppo di professionisti internazionale e multidisciplinare che in pochi anni di attività si è conquistato un ruolo di rilievo nella progettazione architettonica e impiantistica per grandi clienti nazionali e internazionali. Lombardini22 si rivolge al mercato immobiliare privilegiando il metodo del “design thinking”, basato sul pieno coinvolgimento del cliente nella leadership e nel controllo del progetto e sulla felice interazione di competenze eterogenee. Lombardini22 è il nome della società e anche il suo indirizzo, nella zona tra i due Navigli, per la quale ha sviluppato con successo il progetto di rigenerazione urbana Mesopotamia Milanese.


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