SaloneUfficio 2015: le aspettative #08

[Le aspettative #08: gli interventi di Robin Rizzini e Wip Architetti]

Presentato da Michele De Lucchi (in questo video) e Marco Predari, presidente Assufficio (a questo link), il SaloneUfficio 2015, a Fieramilano Rho dal 14 al 19 aprile, ha per titolo “Workplace 3.0” e riunirà in un unico spazio le diverse componenti dell’ambiente ufficio.

Quali sono le aspettative di progettisti e addetti ai lavori? In questa ottava puntata Office Observer lo ha chiesto a Robin Rizzini e Wip Architetti.

Robin_RizziniRobin Rizzini, Fattorini+Rizzini+Partners
L’ufficio è un luogo in cui l’incontro tra design e vita riveste un ruolo fondamentale. La qualità della vita di un ufficio, delle persone che in quello spazio interagiscono tra loro, con gli oggetti e con il mondo fuori attraverso la tecnologia: molto dipende dalla qualità del progetto di spazi, arredi, oggetti. È un tema questo su cui il team del nostro studio non smette di indagare poiché decisivo per mettere a segno un buon progetto di prodotto contract, o meglio cross, nostra principale area di attività. Con il termine cross intendiamo il punto di incontro tra un prodotto contract e un prodotto pensato per un ambiente domestico: arredi destinati a spazi pubblici, che garantiscano quindi prestazioni adeguate in termini di resistenza e manutenzione e che possiedano lo stesso grado di comodità, cura del dettaglio e codice estetico propri del mondo residenziale. Dal nostro confrontarci con i grandi gruppi furniture americani, canadesi, ma anche con le aziende leader nel settore in Europa e in Italia, attraverso i quali recepiamo le necessità del mercato, non posso che condividere quanto espresso da Michele De Lucchi: gli uffici dovrebbero essere pensati sempre di più come luoghi che offrano flessibilità, o meglio fluidità di interazione e scambio. Questa riflessione interviene quotidianamente nel lavoro di chi come me è impegnato nel pensare e progettare mobili per ufficio. Ciò che sta emergendo, tuttavia, è che un eccesso di condivisione può portare ad un abbassamento della qualità del tempo che in un determinato luogo si trascorre, a discapito anche della produttività. Ogni progetto di ufficio oggi deve prevedere sì “informal meetings areas” ma contemporaneamente deve consentire il passaggio ad una situazione più raccolta: “from open and collaborative space to privacy and concentrated work” si trova scritto nei brief che riceviamo da oltre oceano. Ecco quindi la necessità di pensare e progettare prodotti in grado di assolvere funzioni altre: un divano con schienali avvolgenti dalle qualità fonoassorbenti; un insieme di sedute con integrato sistema divisorio; meeting table generosi e accoglienti che all’occorrenza si possano riconfigurare per diventare confortevoli postazioni individuali operative; piani di lavoro regolabili in altezza con tecnologia integrata compatibile con i nuovi device e che preveda anche quelli del futuro prossimo, se possibile. “Activity based furniture”: mobili performanti dove il driver per una diversa prospettiva di progetto è costituito dall’innovazione tecnologica e dalla funzione sempre più attiva che all’elemento d’arredo viene richiesto di svolgere in un determinato spazio.

Wip_ArchitettiWip Architetti, Wip Architetti
Da Workplace 3.0 ci aspettiamo soluzioni tecnologiche e di arredo che favoriscano l’innesto, la contaminazione, la germogliazione creativa di nuove modalità lavorative all’interno di contesti più tradizionali. È di questo che c’è bisogno: scompaginare l’ufficio tradizionale, un vestito che ormai ci sta stretto. I nostri clienti ci chiedono sempre più spesso la configurazione di spazi di lavoro che possano ospitare elementi esterni all’organizzazione aziendale, I-pros (Indipendent professionals) che svolgono attività di natura intellettuale o creativa partecipando ad un progetto o offrendo un servizio just in time. Si sente il bisogno di configurazioni lavorative aperte, multiformi ancor più che semplicemente flessibili. L’open space non basta più ed è anzi tendenzialmente superato in favore della diversificazione degli spazi, anche sotto lo stesso tetto. Michele De Lucchi vede l’ufficio come “piattaforma di comunicazione” e ci piace questa accezione: un luogo di scambio ancor prima che un luogo di lavoro, perché il lavoro oggi è soprattutto interazione, e la comunicazione è fondamentale, è il mezzo attraverso il quale l’innovazione entra in azione. Stiamo applicando questi concetti alla nostra organizzazione, una società di progettazione a forte vocazione tecnica, per far spazio alle diverse anime che la compongono e unirle nel racconto spaziale di un’unica storia, per lavorare meglio tutti: vogliamo arrivare a condividere di più attraverso gli spazi che ci rappresentano. Ad infrastrutture tecnologiche sempre più all’avanguardia devono corrispondere spazi che coinvolgano le persone sia dal punto di vista della socializzazione, sia dal punto di vista dell’ispirazione. La connessione deve essere tangibile e creare coesione nell’ambiente di lavoro.

 #Speciale Office Observer SaloneUfficio 2015: le aspettative 

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