SaloneUfficio 2015: le aspettative #07

[Le aspettative #07: gli interventi di Corrado Caruso e Jacopo della Fontana]

Presentato da Michele De Lucchi (in questo video) e Marco Predari, presidente Assufficio (a questo link), il SaloneUfficio 2015, a Fieramilano Rho dal 14 al 19 aprile, ha per titolo “Workplace 3.0” e riunirà in un unico spazio le diverse componenti dell’ambiente ufficio.

Quali sono le aspettative di progettisti e addetti ai lavori? In questa settima puntata Office Observer lo ha chiesto a Corrado Caruso e Jacopo della Fontana.

Caruso_dellaFontana_colCCorrado Caruso, D2U Design to Users
Una mia utopistica aspettativa per il SaloneUfficio 2015 sarebbe quella di non vedere più riproposte le tre vecchie categorie di arredi divisi in “operativi”, “semidirezionali” e “direzionali” declinati a colpi di poggiatesta più o meno avvolgenti, minimalismo risparmioso o finiture finto wenge status- dichiaranti. Li vorrei vedere pensati, disegnati ed organizzati in tre nuove categorie interconnesse non più legate allo status ma alla funzione ed ai compositi obiettivi strategici dell’azienda che questi arredi li deve poi acquistare:
. gli “efficienti” per l’azienda che vede lo spazio di lavoro come un costo: l’arredo deve permettere l’ottimizzazione dello spazio e quindi necessita di nuovi moduli legati più a quelli di pianificazione degli edifici ed alla dimensione della nuova tecnologia che a quella del foglio di laminato. Se abbiamo già rottamato il “dattilo” poi il “ritorno”, quindi “l’angolo profondo stondato” oggi aspettiamo la fine del 160×80 per il ritorno del “fratino condiviso” quale booster occupazionale degli spazi di lavoro;
. i “creativi” per l’azienda il cui vero asset sono le “persone” e che supporta la loro creatività nella composizione di un ambiente di lavoro quale tangibile “premio” per chi contribuisce al successo dell’azienda: non straniamento, non omologazione ma personalizzazione, colore ed ergonomia;
. i “nomadi” per l’azienda che non ha più, o quasi, bisogno dell’ufficio: nuove soluzioni per l’home office e per tutti quei posti meno convenzionali dove oggi si lavora: auto, treno, aereo, dal cliente, in coda, all’aperto…

Caruso_dellaFontana_colDFJacopo della Fontana, D2U Design to Users
Workplace (3.0) è senz’altro meglio che SaloneUfficio. D’altronde l’iconografia e tipologia degli arredi a supporto delle ore lavorative è sempre più ambigua, ibrida, fluida, muovendosi tra il richiamo del feeling casalingo e quello dell’evoluzione tecnologica. Per il prossimo progetto mi piacerebbe poter pensare che, disegnata a terra una topografia con l’area disponibile, a ognuno dei “lavoratori” si attribuisce lo stesso budget e si chiede di scegliere l’arredo che più gli garba (nuovo, usato, della nonna) da mettere in una piazzolina del cosiddetto open space e io architetto progetto solo la piattaforma comune con gli spazi di riunione, di incontro, di socializzazione.

 #Speciale Office Observer SaloneUfficio 2015: le aspettative 

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