SaloneUfficio 2015: le aspettative #05

[Le aspettative #05: gli interventi di Franco Mirenzi e Piuarch]

Presentato da Michele De Lucchi (in questo video) e Marco Predari, presidente Assufficio (a questo link), il SaloneUfficio 2015, a Fieramilano Rho dal 14 al 19 aprile, ha per titolo “Workplace 3.0” e riunirà in un unico spazio le diverse componenti dell’ambiente ufficio.

Quali sono le aspettative di progettisti e addetti ai lavori? In questa quinta puntata Office Observer lo ha chiesto a Franco Mirenzi e Piuarch.

Franco_MirenziFranco Mirenzi, OF Arch
Negli ultimi anni, oltre alle note vicende di carattere economico che hanno coinvolto almeno due continenti e messo in crisi molte società, c’è stato, forse per forza maggiore, un ripensamento sulle necessità primarie che costituiscono la formazione tecnica degli uffici più evoluti. Sicuramente nel lavoro di oggi prevale lo strumento informatico, che ormai copre la maggior parte delle richieste possibili; in seconda posizione c’è l’arredo di base: sedie, tavoli, lampade e scaffali. In terza posizione si possono inserire molti complementi d’arredo, alcuni dei quali in via di estinzione. Perciò spero di trovare, tra le varie produzioni, un nuovo piano di lavoro al posto della classica scrivania, dei sistemi prefabbricati per interni che offrano il massimo comfort ambientale in tema di luce e acustica, una integrazione intelligente tra progetto dell’ambiente ufficio e gli ormai assolutamente indispensabili supporti informatici. Se l’industria dell’arredo saprà reinventarsi e dialogare con il condizionante mondo dell’elettronica, potremmo immaginare una rinascita del design e dell’industria dell’arredo per l’ufficio.

PiuarchPiuarch, Piuarch
Il nostro ufficio è il luogo in cui passiamo la maggior parte della giornata, nonostante le tecnologie moderne ci consentano di lavorare ovunque. L’ufficio si è evoluto sempre più diventando un luogo multifunzionale atto a ospitare le più disparate attività: il lavoro, l’accoglienza, gli eventi, i momenti di “pausa”, il pranzo, quando si riesce persino lo svago. L’ufficio deve essere uno spazio flessibile, funzionale, accogliente, creare socialità ma anche permettere privacy, deve rappresentarti ed essere il tuo biglietto da visita.
Noi stessi stiamo lavorando sul nostro studio di Brera, un open space ricavato da uno spazio industriale che un tempo ospitava una tipografia, stiamo lavorando non solo sui valori termoigrometrici ma anche su ciò che rende uno spazio memorabile e piacevole (materiali naturali, valori respiratorio/olfattivi, visivi/illuminotecnici, acustici) oltre ovviamente a seguire un’ottica green e di riduzione degli sprechi. La nostra ricerca per trasformare lo studio è iniziata nel 2014 con il progetto “Di cortile in cortile”, abbiamo analizzato il nostro spazio di lavoro per migliorare la qualità degli spazi nella città contemporanea, lavorando su nuovi concetti di uso e condivisione funzionale degli spazi comuni all’interno del quartiere, per recuperare l’identità dei cortili milanesi, spesso trascurati.
In vista del Salone 2015 stiamo progettando un orto sul tetto del nostro studio: lo strato di vegetazione avrà la funzione, oltre che decorativa per noi e per i nostri vicini, di isolamento e incremento dell’inerzia termica rispetto al caldo e al freddo dei locali sottostanti. Sarà uno spazio di socialità e lavoro open air, di autoproduzione alimentare e di condivisione paesaggistica con chi si affaccia sul cortile. La nostra ricerca in campo “verde” ci ha permesso di sfatare il mito che le piante, ad esempio, non debbano essere collocate all’interno delle camere per ragioni legate alla produzione di anidride carbonica: alcuni ficus hanno la capacità di purificare e riossigenare l’aria resa poco gradevole dall’affollamento. L’anno scorso abbiamo sperimentato in prima persona l’integrazione della natura nello spazio lavorativo con un’installazione studiata insieme a Cornelius Gavril: 150 kokedama hanno invaso lo studio ed è stata un’esperienza molto piacevole, anche esteticamente.

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