SaloneUfficio 2015: le aspettative #04

[Le aspettative #04: gli interventi di Giuliano Azzinari e Mariantonietta Lisena]

Presentato da Michele De Lucchi (in questo video) e Marco Predari, presidente Assufficio (a questo link), il SaloneUfficio 2015, a Fieramilano Rho dal 14 al 19 aprile, ha per titolo “Workplace 3.0” e riunirà in un unico spazio le diverse componenti dell’ambiente ufficio.

Quali sono le aspettative di progettisti e addetti ai lavori? In questa quarta puntata Office Observer lo ha chiesto a Giuliano Azzinari e Mariantonietta Lisena.

Giuliano_AzzinariGiuliano Azzinari, Global Planning Associates
Il posto di lavoro come lo abbiamo sempre immaginato non esiste più ed è soprattutto soggetto a ben altri cambiamenti. Il posto fisso è crollato insieme al suo caposaldo più inamovibile: il microcosmo della scrivania personale composta da portapenne, foto, porta documenti, ammennicoli, cartelline, cassettiera e risme di carta, lascia nuove opportunità a creative forme di organizzazione per gli spazi del lavoro.
Siamo i nuovi nomadi: i nomadi del lavoro e abitiamo il workplace; siamo una specie fornita di equipaggiamento standard di sopravvivenza che ci permette di lavorare in modo autonomo e indipendente: zaino, laptop, caricabatteria, tablet, smartphone, penna e Moleskine. Nei luoghi dove lavoriamo non lasciamo tracce di noi: occupiamo una postazione libera, apriamo il nostro laptop, inseriamo la password wi-fi dell’azienda e lavoriamo; alla fine della giornata ci disconnettiamo, chiudiamo e non esistiamo più; restiamo nella memoria dell’azienda soltanto tramite password e accessi a server online.
In questi ultimi vent’anni in cui ho affiancato un grande numero di aziende, ho vissuto in prima persona, e spesso anticipato, le profonde trasformazioni della pianificazione e delle modalità di abitare gli uffici. Quali sono le principali evoluzioni in atto che guidano e guideranno i criteri di progettazione degli uffici del futuro? Ritengo che si possano sintetizzare in quattro tendenze: l’evoluzione organizzativa, il ripensare gli spazi per cogliere la trasformazione in atto verso strutture aziendali più snelle. Il lavoro di gruppo diviene sempre più centrale, con le relative esigenze di condivisione in termini di postazioni (singole, isole, open space) e, soprattutto, di spazi riunione. L’evoluzione tecnologica: il luogo di lavoro va interpretato in modo diffuso dato che computer portatili, tablet e wi-fi hanno letteralmente liberato le persone dalle proprie scrivanie. L’utilizzo degli spazi diventa flessibile, con lounge e salottini che si trasformano in spazi di lavoro o interazione al pari della postazione o delle sale riunioni tradizionali. Inoltre, la costante ottimizzazione dei costi ha ridotto notevolmente le trasferte sostituendo la “presenza” con strumenti tecnologici di teleconferenza e trasformando radicalmente l’utilizzo degli spazi riunione convenzionali. L’evoluzione culturale: progettare per la sostenibilità e il benessere psicofisico è la nuova frontiera di sviluppo del workplace sia in chiave di responsabilità aziendale sia per migliorare produttività e relazioni. Occorre quindi non solo identificare soluzioni impiantistiche sempre più integrate e innovative con costi e impatto ambientale sempre minori, ma mettere realmente l’uomo al centro pensando in termini di qualità della vita globale e non solo di luce o clima. L’evoluzione della comunicazione: trasformare i propri dipendenti e collaboratori nei primi promotori dell’azienda rafforzando il senso di appartenenza e avvicinando l’azienda alle persone anche attraverso la comunicazione della sua storia e dei suoi valori. Ecco perché il brand design entra a pieno titolo nella progettazione per trasformare gli uffici da luoghi di lavoro a espressione dell’identità dell’azienda.
Il Salone del 2015 non deve perdere l’occasione di riaffermare il ruolo centrale della figura umana all’interno del luogo di lavoro; siamo in un momento di grande energia e opportunità dove l’innovazione e le idee possono rapidamente cambiare il domani.

Mariantonietta_LisenaMariantonietta Lisena, Ifma Italia
Ciò che mi attendo dal SaloneUfficio è che sappia in primo luogo restare fedele al suo nome e ribadire l’importanza dell’idea e del concetto stesso di ufficio. È innegabile quanto evidente ormai che la tecnologia abbia “regalato” a molti lavoratori la possibilità di scegliere dove e quando svolgere la propria attività, portando il lavoro fuori dai suoi spazi tradizionali e minando quindi le premesse stesse su cui è stata fondata l’idea di ufficio.
Se da un lato questa evoluzione ha senz’altro liberato nuove ed enormi potenzialità produttive, dall’altro, se spinta all’eccesso, rischia di recare effetti negativi sul lungo termine. Uno degli scenari più estremi che qualcuno paventa, ed altri auspicano, è che l’ufficio compia lo stesso processo che ha accompagnato la musica negli ultimi due decenni: progressivamente liberata da ogni supporto fisico (compact disc, vinile, nastro) essa è divenuta “liquida”, un’entità senza reale sostanza che viaggia liberamente tra i dispositivi degli utenti. L’ufficio non può, a mio parere, subire la stessa sorte, divenire anch’esso “liquido”, perdere del tutto la sua consistenza fisica e trasformarsi in un semplice concetto astratto che unisce l’attività di un gruppo di persone che lavorano esclusivamente in remoto in luoghi diversi e lontani tra loro.
È vero, la tecnologia ha amplificato la facilità di circolazione delle informazioni, che in ambiente virtuale viaggiano a una velocità ben superiore rispetto a quanto potranno mai fare in un luogo fisico come quello dell’ufficio. L’importante però è non confondere la circolazione delle informazioni con quella delle idee. Queste ultime per nascere, crescere e maturare al meglio necessitano ancora di uno spazio dove le persone possano incontrarsi faccia a faccia e dialogare guardandosi negli occhi. L’ufficio è questo spazio. E per continuare a essere il perno dell’attività aziendale nei prossimi anni dovrà sempre più di esser concepito come luogo di incontro e di circolazione di idee, uno spazio creativo che sappia stimolare l’inventiva di chi lo vive. Questo è l’ufficio del futuro e questa la direzione che spero di vedere indicata dal prossimo SaloneUfficio.

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