SaloneUfficio 2015: le aspettative #01

[Le aspettative #01: gli interventi di Alberto Albertini e Matteo Thun]

Presentato da Michele De Lucchi (nel video a destra) e Marco Predari, presidente Assufficio (a questo link), il SaloneUfficio 2015, a Fieramilano Rho dal 14 al 19 aprile, ha per titolo “Workplace 3.0” e riunirà in un unico spazio le diverse componenti dell’ambiente ufficio.

Quali sono le aspettative di progettisti e addetti ai lavori? In questa prima puntata Office Observer lo ha chiesto ad Alberto Albertini e Matteo Thun.

Alberto_AlbertiniAlberto Albertini, Alberto Albertini
Flessibilità e tecnologia! Pensando al SaloneUfficio 2015 ed ai suoi temi conduttori, anche Michele De Lucchi, incaricato per il progetto degli allestimenti, pare condividere una visione che ruota su questi due cardini. Una flessibilità che non è quella tanto temuta e subita dai giovani nel mondo del lavoro ma è quella dello spazio in cui ci si trova, insieme, ogni giorno, per lavorare. Uno spazio pensato intorno alle relazioni, alla socialità del lavoro, e per questo sempre in cambiamento. Come sempre diverso è il modo in cui consumiamo il rito dell’incontrarsi, del fare le cose insieme, nella bella o nella cattiva stagione, al mattino o alla sera, al chiuso o all’aperto, nel silenzio o nella confusione…
Un “progetto aperto” che non obbedisce solo alle regole dell’organizzazione e che la tecnologia non la subisce ma, con maturità, la utilizza per adeguarsi continuamente. Ispirandosi a quelle sensorialità innate che fanno appartenere tutti noi alla stessa specie. Risparmiando energia e liberando le migliori energie! Anche l’impegno annunciato dagli imprenditori di Assufficio nel perseguire un progetto “chiavi in mano” che trovi il suo valore aggiunto nella sinergia tra le diverse aziende che partecipano a costruirlo, con i loro prodotti e le loro competenze, va nella direzione giusta. E ci fa sperare che questa edizione esca dal solito rosario di prodotti lungo i corridoi. Prodotti che troppo spesso comunicano solo se stessi e che non sono interpretati per le nostre esistenze nel lavoro.
Siamo in Italia: “Uno dei pochi Paesi in cui l’esistenza viene concepita come teatro, come commedia e non come programma” (cito Ettore Sottsass in “Interview. Il progetto ufficio all’inizio del nuovo millennio” di Danilo Premoli). La prossimità dell’evento con il Future Food District di Expo 2015 ci invita a pensare il progetto per l’ufficio anche come una ricetta in cui i prodotti sono gli ingredienti (onesti, genuini e sostenibili) e l’architetto ne è il cuoco/alchimista indiscusso. E da questo collegamento, da questi aggettivi, quante ispirazioni anche per il design dell’ufficio! Ma, ripetendoci, noi italiani siamo maestri riconosciuti in tutto questo: che la “via italiana dell’ufficio” parta proprio da qua?

Matteo_ThunMatteo Thun, Matteo Thun & Partners
Ho ascoltato con molto interesse le riflessioni di Michele (De Lucchi), che condivido pienamente. Dato che il lavoro occupa sempre più tempo della nostra giornata, lo spazio di lavoro diventa automaticamente più importante non solo in termini di produttività ma anche in termini di scambio e di incontro. In quest’ottica, è importante rendere gli spazi lavorativi il più vivibili e flessibili possibile: vivibili esteticamente così come in termini di comfort climatico, acustico, ergonomico e tecnologico.
Il discorso di Michele mi fa pensare a un mio recente progetto, il flagship store UniCredit nell’omonimo grattacielo nel quartiere Garibaldi a Milano, e il roll-out dell’interior concept nelle filiali UniCredit. Insieme al mio socio Luca Colombo abbiamo cercato di dare un nuovo significato agli spazi, perché nell’era dell’Internet banking le banche devono definire in maniera nuova le filiali aperte al pubblico. Qui, il cliente deve trovare ciò che l’online banking non gli può offrire: più interazione diretta in spazi con sempre meno barriere, costruttive e comportamentali, più apertura e meno formalità, assistenza individuale tempestiva che affianca la gestione autonoma con modernissimi strumenti tecnologici per l’Internet banking.
E così torno al discorso della flessibilità, aggiungo la facilità di orientamento e di accessibilità, sottolineo la necessità di contagiare il linguaggio stilistico formale e ufficiale con note di accoglienza quasi domestica. Entrano in scena a supporto di tutto ciò anche materiali e finiture naturali, in grado di trasmettere esperienze tattili e di contribuire in maniera positiva, affianco ai dispositivi specifici e al comfort acustico e climatico, sull’esperienza di lavoro. Si riducono al minimo i sistemi di arredo per far spazio a piccoli arredi, desk singoli, divisori movibili e complementi d’arredo da salotto.
Detto ciò, sarà per me senz’altro un appuntamento da non perdere, quello del SaloneUfficio di Michele De Lucchi. Sarà sicuramente interessante approfondire la sua visione e interpretazione di questa tematica.

 #Speciale Office Observer SaloneUfficio 2015: le aspettative 

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