Appunti cinesi di Alessandro Colombo

[testo di Alessandro Colombo]

Gli “studenti” sono tutti professionisti. Molti i designer di interni, alcuni architetti, nessuno si occupa attualmente di office design. L’office design appare come una opportunità per ampliare il proprio raggio d’azione, per avere nuovi incarichi. Mi rendo conto di non essermi portato dall’Europa questa visione positiva. Spero di non tradirmi.

Alcuni studenti non riescono ad essere presenti: hanno troppi impegni professionali. I compagni si scusano per loro e assicurano che passeranno loro le lezioni. Non posso non pensare ai nostri master: troppe volte l’unica speranza dei nostri laureati di entrare nel mondo del lavoro.

tratteggiano un luogo
nel quale vorrebbero
lavorare, ma soli

Ci avventuriamo nella visione di un ufficio ideale: tutti tratteggiano un luogo nel quale vorrebbero lavorare, ma soli. Subito affermano che questa visione deve rimanere nei sogni, non si può avverare per tutti. Cerco di spingerli a capire che un azzardo sognato a volte può arrivare a cambiare la realtà, che lanciare un’idea molto avanti può servire anche a fare un solo passo in più e che questo è bene. Replicano e sono molto seri: le soluzioni devono essere per tutti e immediatamente applicabili. Questo è il mercato cinese, dicono.

Scopro che tutti gli studenti viaggiano molto. Conoscono il nostro Paese ed alcuni vengono tutti gli anni a Milano per il Salone, ad aprile. L’Italia: un Paese bellissimo. Ma il primo loro riferimento è alla sicurezza e fioriscono racconti su furti e imbrogli. Forse in Italia dovremmo iniziare a prendere sul serio questo tema e ad ascoltare le indicazioni dei nostri ospiti.

Si fa vita di gruppo come cosa normale e spontanea. All’intervallo di colazione tutti a mangiare insieme e poi a visitare i loro studi. Sono molto fieri di mostrare i luoghi dove lavorano. Lo studio più piccolo che visitiamo conta 40 persone, il più grande 200. Penso ai nostri studi e mi convinco ancor di più che la grandezza della Cina è nei numeri.

Per alleggerire ci divertiamo a guardare e a commentare le più recenti realizzazioni di uffici nel campo delle nuove grandi aziende del Web. Sembra che il tratto comune sia il biliardino, nessuna sede ne è priva. Loro sono molto colpiti dalle immagini dei frigoriferi a doppia anta strapieni nelle zone ristoro. Uno di loro osserva: anche da noi, negli anni 70 e 80 le sedi del partito avevano queste cose, ora non più.

ne traggono la convinzione
che da noi il progettista
sia una figura molto
ascoltata e rispettata

Gli studenti vogliono discutere delle differenze della professione fra Italia e Cina. Sono molto colpiti dalle realizzazioni che hanno visto e ne traggono la convinzione che da noi il progettista sia una figura molto ascoltata e rispettata. Cerco una via di fuga citando Filarete e della necessità che l’architettura abbia un padre e una madre. Loro ci stanno e dicono che non si sentono rispettati come madri. Io dirotto sul padre e faccio notare loro che l’ultima volta che sono passato di qui non c’era il ponte sulla baia e ora si va ad Hong Kong in 15 minuti. Da noi ci abbiamo messo 40 anni e un mucchio di soldi per decidere di non fare un ponte. Non si convincono. Io mi taccio, rendendomi conto di apparire come un orfano che vuole avere un padre, quale che sia purché sia.

Dopo molti viaggi in questo Paese finalmente imparo a contare con le mani in cinese. La cosa mi è molto utile in un fantastico bazar di articoli da disegno. Il prezzo massimo di qualsiasi cosa è 10 rmb e le mie capacità linguistiche-gestuali mi permettono di trattare con successo.

Siamo arrivati ai saluti. Dopo esserci accomiatati mando loro un messaggio di ringraziamento su WeChat, qui il social di riferimento, dove abbiamo fatto un gruppo fin dal primo giorno. Mi rispondono: noi cinesi crediamo nel rispetto e un insegnante per un giorno è un padre per la vita.

La Cina non è mai stata così lontana. [luglio 2014]


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