Guest Blogger: Gabriele Qualizza. Parte 3 di 3

[testo di Gabriele Qualizza]

Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”. Parte 1 di 3
Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”. Parte 2 di 3

Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”. Parte 3 di 3

rappresentare
in maniera tangibile
i valori del brand

Da ultimo, gli esiti delle ricerche sviluppate nell’ambito della psicologia ambientale si incontrano con gli apporti emergenti nell’ambito del marketing e della comunicazione d’impresa (cfr. Kotler, 1973; Donovan e Rossiter, 1982; Bitner, 1992; Pine e Gilmore, 1999; Borghini, 2005). Di conseguenza, gli uffici vengono contaminati dalla logica affermatasi da tempo nei flagship store e nei negozi monomarca, cui è affidato il compito di rappresentare in maniera tangibile i valori del brand (Musso, 2007; Cietta, 2010, p. 6). Si segnala in questo senso l’opportunità di definire un concept dell’ambiente di lavoro coerente con gli elementi chiave della cultura aziendale e con le risposte attese da parte dei dipendenti (Schmitt e Simonson, 1997). Gli esempi non mancano: da Disney a Lego, da Volkswagen a Bmw. In queste aziende non ci si limita a proporre un ambiente ricco di stimolazioni, ma si fa in modo che queste vengano organizzate in maniera coerente, al fine di creare delle vere e proprie “opere di architettura sensoriale” (Barbara, 2000, p. 10).

un mondo perfetto e ideale
distante dalla vita
quotidiana

È un’operazione da condurre tuttavia con grande cautela, integrando esperti di dinamiche organizzative e di comunicazione nel team di consulenti che seguono il progetto: si rischia infatti di realizzare un brandscape, un paesaggio di marca, declinato con rigore e coerenza anche nei minimi dettagli, ma che finisce per proporsi come asettica rappresentazione di un mondo perfetto e ideale, percepito come eccessivamente distante dalla vita quotidiana delle persone. E dunque finto, inattendibile, inautentico.

È opportuno piuttosto concepire l’ambiente di lavoro come una sorta di work in progress (Premoli, 2008) una piattaforma di relazione, permeata dalle dinamiche partecipative dell’happening, nella consapevolezza che gli esseri umani producono lo spazio abitandolo. In definitiva, si tratta di inserire nel percorso progettuale, come componenti attive, proprio le persone (Aubert-Gamet e Cova, 1999), considerando l’ambiente di lavoro da una nuova e più evoluta prospettiva: non più come semplice somma di differenti stimoli sensoriali, ma come intreccio vivente di molteplici costrutti personali, nel quale la dimensione sociale svolge un ruolo altrettanto importante di quella spaziale.

dimensioni sensoriali
degli ambienti di lavoro

Vista

  • Colore degli interni e dell’arredamento
  • Illuminazione
  • Materiali utilizzati
  • Architettura interna
  • Elementi decorativi
  • Disposizione di mobili, scaffali, scrivanie

Udito

  • Rumori generati dal lavoro d’ufficio (telefono, stampanti, fotocopiatrici)
  • Eventuale presenza di musica in sottofondo (radio, cd, colonna sonora ad hoc)
  • Rumore di calpestio (legno, marmo, linoleum)
  • Presenza/assenza di pareti fonoassorbenti

Tatto

  • Materiali utilizzati per le strutture e per l’arredamento
  • Temperatura e tasso di umidità dell’aria

Olfatto

  • Odori artificiali (es.: colla, inchiostro, specifiche profumazioni)
  • Odori naturali

Gusto

  • “Evocato” in forma di sinestesia (es.: il “sapore” del successo)
  • Presente nell’area caffè e nell’eventuale spazio cucina interno all’azienda.

Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”
Profilo autore
Riferimenti bibliografici

Informazioni su DP

http://dpremoli.appspot.com/
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