Guest Blogger: Gabriele Qualizza. Parte 2 di 3

[testo di Gabriele Qualizza]

Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”. Parte 1 di 3

Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”. Parte 2 di 3

Un’efficace organizzazione degli spazi facilita lo svolgimento dei compiti e incentiva rapporti di collaborazione fra le persone, aspetti che influiscono sulla soddisfazione ambientale e lavorativa. Gli studi effettuati dalla Buffalo Organization for Social and Technological Innovation (Bosti) mettono in evidenza l’importanza di un assetto che tenga conto di molteplici elementi, quali l’ampia dotazione di ambienti di diversa forma e dimensione per incontri pianificati o casuali, la presenza di spazi condivisi, atti a favorire la formazione di un retroterra comune fra colleghi, la facilità di accesso per soggetti provenienti da altre aree della medesima organizzazione, la possibilità di utilizzare molteplici forme di rappresentazione e di comunicazione (conversazioni, schermi di computer, modelli fisici, disegni) (Brill, 1997).

la formula dell’open plan
non facilita
la comunicazione

Di particolare interesse è il dibattito relativo agli uffici organizzati ad open space, una soluzione a cui le aziende guardano con crescente favore, nella presunzione che l’assenza di barriere favorisca la comunicazione: le aree uffici si trasformano dunque in contenitori flessibili, privi di pareti divisorie e di intervalli. I risultati delle ricerche empiriche (Hatch, 1987; Id., 1990; Brennan, Chugh e Kline, 2002) smentiscono però tale aprioristico assunto, evidenziando un malessere documentato anche da numerose inchieste giornalistiche (cfr. ad esempio Staglianò, 2006; Ficocelli, 2011): per quanto possa avere una certa efficacia negli ambienti creativi, la formula dell’open plan non facilita la comunicazione tra i dipendenti, in quanto impedisce le conversazioni confidenziali. Tra gli elementi di disagio si segnalano inoltre l’incremento del rumore e la perdita di concentrazione (Cirillo, D’Alba e Martellotta, 2006). Ma le reazioni sfavorevoli sono legate anche al fatto che il significato egualitario dell’open space sembra essere contraddetto dallo stile decisionale e dalla struttura gerarchica centralizzata che ancora permangono in numerose aziende. Per converso, nel contesto di uno spazio condiviso il contributo individuale finisce per risultare scarsamente visibile e apprezzabile, una situazione che genera insoddisfazione e minore identificazione con il compito (Oldham e Brass, 1979).

Oltre a dare accesso alla luce solare, con conseguente risparmio sui costi d’illuminazione, le finestre rispondono al bisogno di apertura verso l’esterno: una visuale piacevole, come un panorama che si apre su un giardino, influenza l’umore e la soddisfazione per l’ambiente. Più in generale, gli impiegati che lavorano con la luce naturale evidenziano un maggiore benessere, oltre a migliori condizioni di salute e a prestazioni lavorative più elevate rispetto a quelli che lavorano con la luce artificiale. Non a caso, quanti vivono in uffici senza finestre tendono a compensare questa privazione, introducendo una maggiore quantità di materiale visivo (poster, quadri, ecc.), solitamente contrassegnato da riferimenti alla natura, come alberi e paesaggi floreali.

la qualità dell’aria
è uno degli aspetti
maggiormente incisivi

Alla voce condizioni ambientali corrispondono molteplici variabili: dalla temperatura all’illuminazione, dal rumore alla qualità dell’aria. In estrema sintesi, vale la pena segnalare come temperature particolarmente elevate o eccessivamente basse interferiscano con le prestazioni lavorative: in genere, una temperatura fresca è associata a una minore percezione di fatica. Il livello ottimale di illuminazione è legato invece al compito da svolgere: scrivere a mano richiede una maggiore quantità di luce rispetto a quella necessaria per un colloquio personale. Anche l’età dei dipendenti è un fattore da prendere in considerazione, dato che le persone più anziane necessitano di una luce più intensa. Per chi utilizza videoterminali sono invece preferibili luci indirette e soffuse. I rumori possono essere generati da varie fonti (vocio dei colleghi, squilli del telefono, stampanti, ecc.). Il disagio provocato da un suono indesiderato e sul quale non è possibile intervenire si traduce in una maggiore difficoltà di concentrazione, in particolare se i compiti da svolgere sono complessi. Per converso, la presenza di una colonna sonora soft può migliorare le prestazioni lavorative. La qualità dell’aria è uno degli aspetti maggiormente incisivi, con effetti sulla salute degli impiegati, che, in ambienti privi di aerazione adeguata, possono manifestare disturbi come stanchezza, difficoltà di concentrazione, affaticamento, cefalea, ecc. In ogni caso, la possibilità di regolare autonomamente le condizioni ambientali (possibilità di regolare un climatizzatore, disponibilità di una lampada da tavolo, ecc.) è fonte di soddisfazione e migliora le prestazioni dei dipendenti.

Tra i dettagli architettonici si possono infine considerare i colori utilizzati, la qualità dei materiali e delle finiture, la segnaletica interna, le decorazioni, gli arredi. Questi aspetti, apparentemente secondari, rappresentano in realtà un’importante forma di comunicazione non verbale, mediante la quale vengono veicolati messaggi che possono far luce sull’organizzazione, sulla sua storia e sulla sua cultura, sugli obiettivi raggiunti e sulle attese per il futuro. Ad esempio, le foto di famiglia esposte dagli impiegati comunicano l’idea di un ambiente caratterizzato da un sostanziale equilibrio tra tempo di lavoro e vita personale. Per converso, la scrivania è vissuta come un importante segnale di status (dove è collocata? quali sono le sue dimensioni?), in grado di rafforzare l’immagine professionale del dipendente (Floch, 1999; Mccoy, 2002, p. 455). In generale, un ambiente senza ornamenti genera un sentimento di privazione, mentre la possibilità di personalizzare il proprio spazio rafforza l’identità individuale e di gruppo, con positivi riscontri in termini di prestazioni lavorative (Mazumdar, 1992).

Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”. Parte 3 di 3

Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”
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Informazioni su DP

http://dpremoli.appspot.com/
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