Guest Blogger: Gabriele Qualizza. Parte 1 di 3

[testo di Gabriele Qualizza]

Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”. Parte 1 di 3

l’ufficio assume un ruolo
centrale da un punto
di vista simbolico

Colori vivaci, salette somiglianti ad igloo, amache, scivoli, angoli di relax: nella sede di Google a Zurigo gli ambienti di lavoro spiazzano e seducono il visitatore per il loro carattere giocoso, che lascia spazio alla creatività e all’immaginazione dei dipendenti. Può sembrare strano, a prima vista, ma nell’era del cloud, delle dot com, delle imprese che nascono e prosperano esclusivamente sul web, si avverte, sempre più stringente, l’esigenza di restituire il senso della territorialità e del radicamento in un luogo a chi frequenta gli spazi liquidi ed immateriali della nuova economia “informazionale” (Castells, 1996): in un mondo che vive quotidianamente “il passaggio dagli atomi ai bit” (Negroponte, 1995) l’ufficio assume infatti un ruolo centrale, soprattutto da un punto di vista simbolico, trasformandosi in luogo in cui si creano e si condividono valori, significati, relazioni.

Da semplice packaging a interfaccia che comunica: la struttura fisica dell’azienda cessa di rappresentare lo schermo asettico su cui si proiettano le azioni umane, una semplice “quinta di palcoscenico”, ed entra a pieno titolo nelle relazioni sociali che danno corpo alle attività di carattere organizzativo (Bruni, 2003, p. 59). Per questa via, la varia e mutevole “geografia” dei vissuti personali fa il suo ingresso in un mondo, che in passato veniva letto esclusivamente attraverso le lenti dell’organigramma, delle funzioni specializzate, dei mansionari, delle regole e dei programmi di funzionamento (Blasutig, 2008). Alla base di questo fenomeno si avverte l’azione di uno dei grandi trend che caratterizzano la cultura contemporanea: la riscoperta del corpo e dell’estetica (Fabris, 2008, pp. 321-355), intesa nel significato originario del termine (dal greco aisthesis, che significa sensazione). Il corpo, con la sua storia e con le sue trasformazioni, riacquista diritto di cittadinanza, diventa l’unità da cui partire per misurare il benessere e la qualità della vita (Ferraresi, 2006).

il “buon lavoro”
va posto in relazione
con il “bel lavoro”

Si fa dunque strada nelle aziende la consapevolezza che performance di livello più elevato e soddisfazione delle persone sono collegate alle caratteristiche fisiche e sensoriali degli ambienti di lavoro (Mccoy, 2002; Bonaiuto, Bilotta e Fornara, 2004). La possibilità di vivere un’esperienza di benessere a tutto campo, in termini cognitivi, emozionali e fisiologici, può infatti tradursi in comportamenti di affiliazione, esplorazione, commitment, permanenza prolungata, impegno a perseguire gli obiettivi aziendali (Bitner, 1992; Cietta, 2010). In questo senso, il “buon lavoro” va certamente posto in relazione con il “bel lavoro” (Barone, Fontana, 2005).

Si comincia dunque a parlare di space planning: un approccio innovativo, che si propone di collegare il progetto fisico degli oggetti (ambienti, arredi, reception, scrivanie) alla dimensione dell’intangibile (significati, tempi, relazioni), nella consapevolezza che le performance migliori scaturiscono da persone fortemente coinvolte e motivate.

Alla luce di questa prospettiva, gli elementi su cui è utile puntare l’attenzione sono quattro:
– il layout e l’organizzazione funzionale degli spazi di lavoro;
– la presenza o l’assenza di finestre che lascino filtrare la luce solare;
– le condizioni ambientali (es.: temperatura, illuminazione, rumore, qualità dell’aria);
– i dettagli architettonici, come elementi decorativi, colori, finiture ed arredi.

Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”. Parte 2 di 3
Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”. Parte 3 di 3


 Gabriele_QualizzaGabriele Qualizza
Dottore di Ricerca (Economia e gestione delle imprese) all’Università di Trieste, si occupa di consumer experience e di comunicazione del brand, con particolare interesse per i “luoghi” in cui il racconto di marca viene messo in scena. È docente a contratto di “Marketing avanzato” all’Università di Trieste e di “Economia e gestione della marca” all’Università di Udine, sede di Gorizia. Ha pubblicato Transparent Factory. Quando gli spazi del lavoro fanno comunicazione (Milano, 2010), Oltre lo shopping. I nuovi luoghi del consumo: percorsi, esplorazioni, progetti (Trieste, 2006) e Facebook Generation. I “nativi digitali” tra linguaggi del consumo, mondi di marca e nuovi media (Trieste, 2013).


Ambiente ufficio: uno “spazio sensibile”
Riferimenti bibliografici a pagina 2

Informazioni su DP

http://dpremoli.appspot.com/
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