Guest Blogger: Luca Scacchetti

[testo di Luca Scacchetti]

Progettare mobili per il lavoro

Il mio lavoro nel mondo dell’ufficio si è sempre improntato su tre elementi fondamentali che cercherò di evidenziare anche se è ovvio che tra intenzioni, suggestioni iniziali e la realtà, il prodotto, la distanza è spesso molto grande e i nessi non sono mai didascalici e così evidenti.

Il primo elemento che in qualche modo segna la mia esperienza di designer nel mondo dell’ufficio è il tentativo di essere dei miei tavoli, dei miei mobili, delle mie scrivanie, elementi capaci di interpretare le trasformazioni in atto nella società e nel mondo del lavoro, in particolare di interpretare ciò che accade nel mondo dell’ufficio direzionale. Mobili che sono quasi in grado di raccontare un atteggiamento, un ruolo, sistemi più o meno gerarchici, convenzioni, rapporti e relazioni tra le persone. Mobili narrativi, capaci di raccontare delle storie.

Il secondo elemento è il tentativo di operare fuori dalle mode correnti, ovvero il tentativo di costruire delle collezioni che siano senza tempo: né moderne né di tradizione, contemporanee ma antichissime al contempo. Questo può avvenire secondo due procedimenti: il lavorare su forme semplici, archetipe e l’usare l’innovazione sempre con misura e mai in modo radicale, e sempre innestare l’innovazione e la tecnologia nelle tradizioni. Sono così mobili sospesi tra modernità e storia, tradizione, così come la nostra cultura lo è quotidianamente e forse il nostro stesso carattere italiano.

Il terzo elemento che caratterizza il mio approccio al mondo dell’ufficio è di carattere più generale e riguarda in realtà tutto il mio lavoro: è la sostanziale unità tra le differenti scale del progetto, per cui il disegnare un mobile significa avere una visione o un’idea di un interno ove quel mobile potrebbe collocarsi e disegnare o pensare un interno, uno spazio, significa pensare ad un architettura, ad un edificio, a una serie di edifici, ad un luogo, ad una città, ad un paesaggio e poi tornando indietro a dei mobili, ad una scrivania e così via.

Contro infinite specializzazioni di scuola anglosassone che pretendono netta separazione tra il mondo del design, dell’architettura, dell’urbanistica, io sono convinto assertore di un inseparabilità dei settori del mondo del progetto e solo una visione unitaria a 360 gradi e, se si vuole, di tipo umanistico/rinascimentale, può garantire contenuti e bellezza ad ogni scala del progetto. Così i miei mobili per l’ufficio sono parte di un mondo più ampio che è la mia visione architettonica e la mia visione architettonica è parte di quei mobili.

Questi tre concetti: forma come rappresentazione e narrazione, durabilità nel tempo e collocarsi tra nuovo e tradizione ed inseparabilità delle scale del mondo del progetto, sono per così dire la struttura metodologica o di pensiero del mio essere anche progettista di mobili per il lavoro. [dicembre 2013]


Luca_ScacchettiLuca Scacchetti
Nato a Milano, si laurea in architettura al Politecnico di Milano e nel 1978 fonda lo “Studio di architettura Luca Scacchetti”. L’attività professionale dello studio include progetti e costruzioni per committenza pubblica e privata, che spaziano da edifici civili, alberghi, residenziali, inclusa la progettazione di nuovi quartieri, aree urbane e lottizzazioni. Ha svolto progetti in Italia e in Europa, in Russia, Giappone, Armenia, Kazakistan e Cina declinando i propri temi dalla scala urbana, agli edifici, alle ristrutturazioni, agli interni e nel campo del design. Insegna in diverse sedi istituzionali, dal Politecnico di Milano, all’Accademia di Brera e all’Istituto Europeo di Design. Scrive saggi e articoli sulla storia dell’architettura, la metodologia della progettazione architettonica e i rapporti tra questa e il design industriale.

Informazioni su DP

http://dpremoli.appspot.com/
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