Guest Blogger: Cinzia Pagni

[testo di Cinzia Pagni]

Jean Nouvel al SaloneUfficio 2013

Condivido solo in parte alcuni commenti negativi sul progetto presentato in Fiera perché se è vero che la mostra è stata deludente perché sembrava più un’esercitazione fatta da laureandi in architettura che il progetto di un’archistar, è anche vero che Nouvel ha ben rappresentato il “nulla di nuovo all’orizzonte” che si respira da troppo tempo nel settore ufficio e negli interni in generale. Ha semplicemente raccontato, in modo quasi didattico, lo stato dell’arte.

Ma era questo quello che era stato chiamato a fare? Io che amo moltissimo il lavoro di Nouvel sinceramente qui non lo riconosco, quasi timido e scolastico. Mi aspettavo qualcosa di più sorprendente: un’interpretazione del futuro quotidiano al quale non avrei mai potuto pensare se non attraverso l’intervento di un grande come lui. Credo che manchi, in questo scenario che ha raccontato, proprio la parte più innovativa, già in atto nel mondo del lavoro, e cioè quelle ibridazioni che gli strumenti informatici hanno provocato nelle nostre abitudini perché ci permettono di lavorare ovunque e senza orario. Oggi riceviamo e inviamo mail, messaggi e telefonate, ovunque e in qualunque ora della giornata e della sera, l’orario di lavoro non esiste più e non esistono più i confini, le pareti, i luoghi deputati. Più che uno spazio ufficio mi sarebbe utile un “ufficio da indossare” perché se lo spazio abitato è ormai contaminato da device che ci collegano al resto del mondo, e ci troviamo a lavorare sul divano del soggiorno di casa nostra come sulla panchina della metropolitana, quello che vorrei è una protesi del corpo che vesta non più il mio spazio abitato, ma il mio corpo con attrezzature e prolungamenti dove alloggiare smartphone, notebook, tablet.

Questa che può sembrare una mera provocazione è invece una possibile chiave di lettura per iniziare a pensare ad un nuovo approccio progettuale del mondo ufficio. L’arredo nomade e la nuova domesticità ci hanno già portato in precedenza a rivalutare il rapporto tra lo spazio abitato e il mondo degli oggetti d’arredo; urge una nuova riconsiderazione di ciò che è già in atto e visibile a tutti, perché se da un lato la nuova domesticità ha introdotto l’home office in casa e una progettazione degli spazi ufficio più domestici, sia nella concezione degli spazi che nell’utilizzo degli arredi e dei materiali oggi siamo di fronte ad una ulteriore modificazione.

Mi sarei aspettata di vedere un’ipotesi più attenta a queste modificazioni già in atto, qualcosa di paragonabile a ciò che fecero, ad esempio, nel ’68 Gatti, Paolini e Teodoro quando proposero la poltrona Sacco, innovativa sotto ogni punto di vista: formale, materico e nel cogliere il mutato rapporto tra l’uomo e l’oggetto. Mi aspettavo di vedere una nuova idea. Peccato! Speriamo che in un’altra occasione ci regali quell’emozione che in questa mostra ci è mancata. [giugno 2013]


Cinzia_PagniCinzia Pagni
Vive e lavora a Milano, dove si è laureata in Architettura al Politecnico. Dottore di Ricerca in Arredamento e Architettura degli Interni, è professore incaricato alla Scuola del Design – Politecnico di Milano. Dal 1990 il suo studio si occupa di progettazione d’interni domestici, di attività commerciali, di art direction e consulenza alle aziende. Progettista di numerosi allestimenti, segue progetti sperimentali di prodotti ad alto contenuto di design. Collabora come giornalista freelance con numerose riviste di settore ed è relatore in master e workshop.

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