SaloneUfficio 2013: le aspettative. Parte 8

Quali sono le aspettative per il prossimo SaloneUfficio 2013?
Nuovi contributi: Corrado Caruso e Stefano Anfossi, progettisti, dopo quelli di tutti i membri del Direttivo di Assufficio, che commentano il videointervento di Jean Nouvel.

Corrado Caruso, D2U Design to Users (22.02.2013)
Partendo dalla frase con cui si conclude il condivisibile intervento di Nouvel: “Abitiamo l’ufficio così come abitiamo la città” mi viene da aggiungere: “Ma prima pianifichiamo l’ufficio così come pianifichiamo la cittaà“ (o meglio: “Così come si sarebbe dovuto pianificare la città”). La sorte di uffici “arretrati” con i posti in batteria o “avanzati” alla Nouvel dipende volta per volta dal progettista, dal committente, dalla cultura e democrazia aziendale, dal budget, dallo stile di lavoro, dai limiti e dalle potenzialità dell’edificio, dalla tecnologia… Qual è allora il denominatore comune che possa veramente far fare un passo avanti al dibattito? Una risposta a progetti dimensionalmente significativi la può dare senz’altro l’office space planning, la disciplina che detta le regole d’uso e distributive dello spazio un passo prima delle scelte di design, arredi, materiali e colori. Dopo aver compreso le esigenze di quella “comunità” (l’utilizzatore) che andrà ad abitare questa “città” costruita alla scala degli interni, è infatti possibile pianificare e traslare la complessità della città reale negli spazi di lavoro. Si tratta di un “microplanning” che alluda alla città ed alle sue diverse zone e funzioni: ai percorsi con gerarchie diverse (circolazioni primarie e secondarie), ai suoi edifici pubblici (auditorium, sale riunioni), alle piazze (incroci, slarghi, foyer), al verde, alla segnaletica informativa, alle “arterie commerciali” dove si offrono i servizi necessari (copy, break, cafeterie, fitness, asili) ma anche alle “zone residenziali” i luoghi deputati alla privacy ed al relax (phone, focus, relax e thinking room) e quindi ai “quartieri direzionali”, gli uffici appunto, gli spazi per il lavoro, singolo o condiviso, protetti per favorire la concentrazione o aperti per facilitare la comunicazione e l’interazione con gli altri. È probabilmente questo il luogo/menu multiscenario, dove le persone ancora legate per diverse ragioni al luogo fisico “ufficio” preferiranno vivere la loro vita lavorativa che, non dimentichiamolo, è quantitativamente preponderante rispetto a quella vissuta “fuori dall’ufficio”, nella città reale. Al mondo del design il compito di reinventare linguaggi, forme, arredi, materiali, colori, a quello della tecnologia quello di liberarlo sempre di più dai vincoli fisici.

Stefano Anfossi, Pierandrei Associati (22.02.2013)
Apprezzo l’iniziativa di portare un momento di riflessione e “ricerca” sul mondo che verrà all’interno del Salone del Mobile e trovo che gli argomenti espressi da Nouvel siano attuali e al centro di un ripensamento sul modo di vivere e lavorare. Sono convinto che abbiamo bisogno di pensiero per generare innovazione, ma credo che il metodo per svilupparlo e le formule per fare ricerca, debbano seguire strade nuove che ci vengono quasi “imposte” dalla complessità e indeterminatezza del mondo contemporaneo e dalle grandi sfide che ci attendono. Qualche decennio fa, immaginavamo che la tecnologia ci avrebbe reso tutti più robotici, meccanici e aridi di sentimenti. In realtà, l’avanzamento tecnologico di questi ultimi anni ha invece enfatizzato il lato umano ed umanistico accelerando processi di democratizzazione, condivisione e portando ad una sempre maggior libertà di gestione del tempo e dello spazio da parte delle persone. Cosa accadrà in futuro? Che tipo di dinamiche ed equilibri si formeranno nella società? Che accelerazioni e mutazioni ci permetterà lo strumento tecnologico? Domande a cui è difficile dare una risposta, ma che sicuramente avranno al centro dell’evoluzione l’uomo. L’umanità, con tutte le sue contraddizioni e con il suo lato sensibile e “imperfetto”, ma non una umanità generica ipotetica e idealizzata spesso immaginata nelle discipline del design e soprattutto in architettura, ma l’uomo del XXI secolo. L’architettura e il design in questi anni a mio parere si sono molto più spesso avvitate su formalismi estetici e sulla assuefazione alle regole dello star system e del marketing, piuttosto che sforzarsi nella ricerca e nella comprensione del vivere contemporaneo per generare prodotti innovativi ed “equilibrati” con le problematiche economiche, sociali e ambientali che stiamo affrontando. Credo che, oggi come ieri, per gli architetti sia necessario capire e interpretare la contemporaneità e i suoi abitanti. Oggi per farlo efficacemente però, e avere delle “visioni” sul mondo che verrà per tentare di anticipare e stimolare nuovi comportamenti e “riti”, devono aprirsi e dotarsi di strumenti e conoscenze spesso presi da altre discipline del design e da mondi paralleli che hanno avuto la capacità di sviluppare approcci flessibili, dinamici e realmente tesi a comprendere e interpretare. Sono curioso di vedere la materializzazione in spazi dei concetti e dei pensieri espressi da Nouvel, e spero che si apra una stagione di riflessione produttiva per il Salone del Mobile. Riflessione che dovrà essere dettata non dal marketing o dallo star system, ma tesa realmente alla ricerca dell’innovazione nelle sue varie declinazioni e capace di tracciare una strada futura, responsabile e contemporanea per il design italiano.

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