SaloneUfficio 2013: le aspettative. Parte 5

Quali sono le aspettative per il prossimo SaloneUfficio 2013?
Di seguito i nuovi contributi dei progettisti, dopo quelli di Luca Bombassei e Giuseppe Tortato, e le considerazioni dei membri del Direttivo di Assufficio: Alberto De Zan, Monica Babini, Grazia Manerba, Alberto Albertini e Vittorio Veggetti, che commentano il videointervento di Jean Nouvel.

Isabella Goldmann, Goldmann & Partners (01.02.2013)
Sono assolutamente d’accordo con Jean Nouvel, la cui opera peraltro da sempre persegue il tema del benessere all’interno dello spazio abitato, sia esso dedicato al lavoro sia alla vita privata. Le condizioni in cui oggi si lavora nella maggior parte degli uffici dovrebbero essere oggetto di studio come elementi di un periodo culturalmente archeologico: la qualità lo spazio lavorativo è ancora quella più disertata dalla cultura progettuale generale, e se ci pensiamo bene, a differenza delle case, non si è evoluta particolarmente da cento anni a questa parte. Fortunatamente vi sono esempi di conversione culturale molto interessanti che stanno introducendo soprattutto le grandi corporate internazionali: si stanno contraendo gli spazi dedicati al lavoro, e paradossalmente questi stanno guadagnando moltissimo in qualità della vita e in benessere ambientale. Aumentano gli spazi destinati al silenzio e alla concentrazione, ad un break o una telefonata privata. Perdono la forza di status symbol le stanze private dei dirigenti con divano e pianta personale, a vantaggio di spazi aperti dove non vi sono più scrivanie ad personam ma un sistema molto flessibile di desk sharing in cui la scrivania viene utilizzata esattamente quando serve, e per il resto del tempo resta a disposizione di altri. Diventano importanti nuovi comportamenti: si introduce l’abitudine a non archiviare più documenti in forma cartacea ma solo digitale, a non avere un computer fisso ma un portatile, e a spostarsi molto durante la giornata portandosi il computer dove serve: in caffetteria, nel parco, in sala riunione, o a casa se non è necessario andare in ufficio. Dall’altro lato le aziende, a compensazione di questa proposta mobilità, garantiscono molti più servizi alla persona: spogliatoi e palestre per i tempi di pausa, servizi privati come il ritiro della tintoria o di pacchi, asili aziendali, agenzie di viaggio, corsi di lingua, formazione, biblioteche. Un modo differente di concepire lo spazio del lavoro che va di pari passo con la qualità dei materiali con cui questo viene costruito e arredato, tutti per quanto possibile di origine naturale, con colori e texture che rispettino il riconquistato equilibrio tra uomo e ambiente.

Simone Micheli, Simone Micheli Architectural Hero (01.02.2013)
Sono assolutamente in accordo con le osservazioni di Nouvel rispetto al futuro degli spazi lavorativi. Del resto, saranno luoghi destinati alla generazione 2.0 ed è su questo aspetto che vorrei centrare le mie considerazioni su questo argomento così futuribile in termini progettuali. Spesso cerco risposte partendo da esempi del passato, sui fasti dell’antichità che mi affascina da sempre sia dal punto di vista sociologico che architettonico. Gli antichi greci e romani legavano il lavoro alla necessità e quindi lo deprecavano in quanto nemico della libertà e del tempo libero. In età moderna invece il lavoro diventa strumento per assicurarsi l’indipendenza e sono convinto che, in futuro, l’obiettivo sarà quello di unire queste due visioni, ovvero riuscire a lavorare in libertà, favorendo il benessere e stimolando il bioritmo individuale. Ritengo che il vetusto concetto di “postazione di lavoro modulare” così impersonale e fantozziano, sarà al più presto sostituito da un cloud virtuale, uno spazio immateriale, condivisibile, trasparente e illimitato. Il nostro spazio libero da badge e protetto da password dove saremo liberi di sperimentare, proporre e investire il nostro tempo. Sicuramente ancora a lungo rimarrà l’esigenza di incontrarci in spazi di comunicazione “reali” e questi avranno il compito di agevolare il brainstorming trasmettendo quel benessere sensoriale in grado di stimolare l’energia e la propositività individuale. Dai colori agli odori, dai suoni all’intensità della luce, l’ufficio del futuro avrà il compito di favorire l’entusiasmo, modellandosi di volta in volta sulle esigenze di produttività ma anche di serenità e condivisione. Se l’ufficio dei prossimi anni (per alcune professionalità succede già oggi) sarà il supporto attraverso cui ci esprimiamo, forse, in un futuro ancora più lontano, il luogo di lavoro sarà proprio il nostro corpo.

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