Guest Blogger: Angelo Cortesi

[testo di Angelo Cortesi]

Conciliare le esigenze aziendali di riduzione degli spazi con le necessità degli operatori risulta essere sempre un compito arduo. Ogni persona desidera e vorrebbe un proprio spazio da configurare a proprio piacimento. Questa necessità, apparentemente ineccepibile, negli spazi open risulta quasi impossibile da realizzare e i motivi sono molteplici.

Un primo motivo riguarda gli acquisti: una azienda cerca di comperare il maggiore numero di prodotti omogenei per motivi di prezzo e per motivi di ricambio. Un secondo motivo attiene alla diversità dei gusti: durante le mie esperienze nella progettazione e realizzazione di uffici ho provato a proporre campionature affinché i dipendenti potessero scegliere, ma i risultati sono stati disastrosi, non era possibile conciliare le scelte degli uni con quelle degli altri.

Detto ciò, vi sono molte aree nelle quali si può intervenire liberandosi dagli schemi precostituiti. Le sale riunioni, ad esempio, possono essere interpretate in rapporto alle destinazioni d’uso; le aree stampanti permettono libertà espressiva, così come le aree ced possono diventare elementi che arricchiscono l’architettura dell’edificio invece che essere degli squallidi ripostigli.

Lo spazio più importante, a mio avviso, rimangono le aree break, in quanto sono le vere aree di socializzazione mentre si gusta un caffè o una bevanda. È provato da numerose ricerche che le suddette aree sono il luogo di maggiore e spontaneo scambio di informazioni anche di natura aziendale. È un grande errore quello preteso da molte aziende di confinare queste aree in bugigattoli ricavati in ritagli di spazio, spesso negli antibagni o vicini ai bagni. Per il benessere dei collaboratori e per una migliore relazione tra dipendenti e azienda è opportuno che queste aree vengano trattate con particolare cura, quasi fossero dei bar collocati nella piazza principale del paese. [dicembre 2012]


Angelo_CortesiAngelo Cortesi
Presidente della Cortesi Design; vive e lavora a Milano. Ha ricoperto numerose cariche: presidente Adi per due mandati, vicepresidente Icsid (International Council of Societies of Industrial Design), presidente del Premio Smau Industrial Design. È tra i fondatori della Facoltà di Disegno Industriale del Politecnico di Milano, nella quale è stato docente per dieci anni. Ha ricevuto significativi riconoscimenti internazionali: due Compassi d’Oro, Medaglia d’Oro alla Bio di Lubiana, due Medaglie d’Oro a Buenos Aires, NeoCon Award a Chicago, Premio alla Carriera del gruppo Editoriale Rima. Ha presentato la cultura del design in conferenze e mostre in Italia ed in numerosi Paesi; suoi saggi e interviste sono apparsi sui più importanti quotidiani e periodici italiani, oltre che su autorevoli riviste nazionali ed internazionali. Ha scritto “Architettura per volare” edizioni Katà, “L’uomo che credeva nel design” edizioni Maggioli.

Informazioni su DP

http://dpremoli.appspot.com/
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