SaloneUfficio 2013: le aspettative

Gli organizzatori dell’edizione numero 52 dei Saloni, dal 9 al 14 aprile 2013, hanno coinvolto Jean Nouvel commissionandogli il “Progetto: uffici da abitare” per interpretare le trasformazioni dello spazio da abitare e di lavoro. “Tra 30 o 40 anni – ha dichiarato l’architetto – saremo stupiti di constatare quali condizioni invivibili propongono la maggior parte degli uffici di oggi. Cloni caricaturali, standardizzazione, totalitarismo, non potranno mai suggerire il minimo piacere di vivere in un ufficio”. Un appartamento classico, un magazzino industriale, una casa privata, un grattacielo, una piattaforma industriale e uno spazio teorico saranno luoghi di lavoro più umani e più piacevoli, spazi senza regole tradizionali, dove in primo piano viene messo il piacere di lavorare, dove ognuno compone il proprio spazio secondo le proprie esigenze: queste le linee guida dell’intervento.

Quali sono le aspettative per il prossimo SaloneUfficio 2013? Rispondono:

AZIENDE

Anaunia (22.03.2013)
Consideriamo l’evento come una grande occasione per far conoscere l’azienda e il suo forte impulso innovativo. La parete manovrabile è un prodotto di nicchia per cui avendo sviluppato una gamma di prodotti, qualche volta unica al mondo, specifica per destinazione d’uso, ci auguriamo di avvicinarci ancora di più agli architetti, agli interior designer, all’ufficio e al contract. Ci aspettiamo una maggiore visibilità sui mercati internazionali. I punti di forza della nostra presenza al SaloneUfficio sono di essere l’unica azienda italiana che partecipa alla manifestazione con un prodotto specifico legato al tema “L’ufficio da abitare”; il messaggio che vogliamo dare è: “Con le pareti manovrabili Anaunia, l’ufficio diventa il luogo da abitare”. Noi presentiamo due prodotti di punta, unici al mondo, tecnologici, brevettati, certificati con valori d’isolamento acustico molto alti, compatti, di design che danno la possibilità ai progettisti di esaltare la loro creatività: la parete manovrabile residenziale e la parete manovrabile insonorizzata in vetro. Come consideriamo la formula attuale della manifestazione? Sicuramente una manifestazione specifica per tutti i prodotti e servizi del settore ufficio, e non come oggetto fine a se stesso ma come prodotto integrato nel vivere la giornata di lavoro, con un’offerta di qualità che dia visibilità internazionale molto ampia per incuriosire e attirare i progettisti d’interni.

Citterio (15.03.2013)
La decisione di partecipare al SaloneUfficio 2013 da parte di Citterio è strettamente legata all’idea di Cosmit di promuovere il progetto e non solo i prodotti. Infatti Jean Nouvel è stato incaricato da Cosmit per la realizzazione di uno spazio dedicato all’ufficio per stimolare l’interesse di grandi utenti e progettisti. Essendo Citterio un’azienda da sempre molto attenta ai grandi progetti, ha condiviso da subito questo pensiero. Il punto di forza della partecipazione al SaloneUfficio è la presenza in team con una serie di aziende molto qualificate. In pratica Citterio, Gallotti & Radice, Former, Knoll International e Laminam hanno dato incarico allo Studio Bestetti e Associati di progettare un nuovo mood progettuale rivolto all’ufficio contemporaneo all’interno di uno spazio di 400 mq. La sinergia tra i vari brand ha creato una eccellente collaborazione per l’allestimento dello stand e proseguirà anche dopo la fiera con l’obiettivo di concretizzare collaborazioni sul mercato.

Dieffebi (08.03.2013)
Dieffebi prevede la presenza al SaloneUfficio con le novità già introdotte ad Orgatec 2012 e altre totalmente inedite; sarà inoltre probabile una collaborazione con altre aziende complementari per creare un’offerta integrata, adatta ad un ambiente di lavoro flessibile, attuale e positivo, dove il colore costituisce un forte elemento di personalizzazione. Per un’azienda focalizzata su un segmento specifico come Dieffebi, la partecipazione alla manifestazione fieristica ha come obiettivi primari quelli di ampliare i canali di distribuzione e di consolidare il proprio ruolo di interlocutore per il contract, grazie alla sua capacità di elaborare progetti speciali e di produrre qualità a prezzi competitivi. Ci attendiamo quindi un’affluenza importante da parte di visitatori internazionali con l’obiettivo di aprire opportunità di business in nuovi mercati, non solo in Europa, ma soprattutto in quei Paesi extra-europei che offrono maggiori potenzialità di crescita per le imprese italiane.

Gallotti & Radice (15.03.2013)
La presenza Gallotti & Radice al SaloneUfficio è di particolare importanza per l’azienda, sia perché registriamo un trend positivo sulla fornitura della nostra collezione Office, e dunque ci auguriamo di avere ulteriore impulso dalla rassegna, sia perché per raggiungere questo obiettivo ci siamo dedicati allo sviluppo di un concept, non solo espositivo ma che mira alla partnership e collaborazione con altre aziende qualificate, con cui possiamo fare sinergia. Il concept vuole favorire anche l’interazione tra aziende e progettisti, con l’applicazione di tecnologie al cristallo, ma preferiamo lasciare un po’ di curiosità. Il progetto viene sintetizzato con HOC, High Office Concept, speriamo di catturare l’attenzione!

Humanscale (08.03.2013)
L’obiettivo principale della nostra presenza al SaloneUfficio 2013 è aumentare la visibilità e la diffusione delle nostre collezioni: “Lighting”, lampade da lavoro led di ultima generazione, oltre alle più note seating e strumenti ergonomici, in particolare, le varie tipologie di bracci porta video, i tavoli regolabili in altezza e i purificatori d’aria. Per quanto riferito al mercato italiano, meno consolidato rispetto a quello internazionale, vogliamo cogliere l’opportunità di organizzare una più ampia rete di rivenditori autorizzati e intensificare i rapporti di collaborazione con i progettisti. Promuovere quindi, anche in Italia, una configurazione appropriata dei nuovi uffici ma, soprattutto, invitare gli interlocutori a pensare anche ai milioni di addetti che utilizzano scrivanie di concezione superata da cui possono derivare situazioni lavorative non completamente confortevoli che aumentano, in modo considerevole, il rischio di stati di affaticamento e minor rendimento. Situazioni alle quali si può porre rimedio con un investimento economico minimo a beneficio del lavoratore, della sua salute, del suo rendimento, favorendo anche un consistente risparmio energetico.

USM (22.03.2013)
La partecipazione di USM al Salone del Mobile di Milano è una buona occasione per presentare i nuovi prodotti e aumentare la visibilità del marchio a livello internazionale. USM intende rafforzare la propria posizione anche nel settore casa e living. La partecipazione ci permette di identificare nuovi potenziali partner commerciali e far loro conoscere i vari prodotti; il mantenimento di un valido rapporto con i concessionari attuali e i clienti e l’individuazione di soluzioni per incrementare le vendite sono gli obiettivi che perseguiamo. Infine, il coinvolgimento del target specializzato, stampa e architetti, è un altro punto che USM considera molto importante.

PROGETTISTI

Stefano Anfossi, Pierandrei Associati (22.02.2013)
Apprezzo l’iniziativa di portare un momento di riflessione e “ricerca” sul mondo che verrà all’interno del Salone del Mobile e trovo che gli argomenti espressi da Nouvel siano attuali e al centro di un ripensamento sul modo di vivere e lavorare. Sono convinto che abbiamo bisogno di pensiero per generare innovazione, ma credo che il metodo per svilupparlo e le formule per fare ricerca, debbano seguire strade nuove che ci vengono quasi “imposte” dalla complessità e indeterminatezza del mondo contemporaneo e dalle grandi sfide che ci attendono. Qualche decennio fa, immaginavamo che la tecnologia ci avrebbe reso tutti più robotici, meccanici e aridi di sentimenti. In realtà, l’avanzamento tecnologico di questi ultimi anni ha invece enfatizzato il lato umano ed umanistico accelerando processi di democratizzazione, condivisione e portando ad una sempre maggior libertà di gestione del tempo e dello spazio da parte delle persone. Cosa accadrà in futuro? Che tipo di dinamiche ed equilibri si formeranno nella società? Che accelerazioni e mutazioni ci permetterà lo strumento tecnologico? Domande a cui è difficile dare una risposta, ma che sicuramente avranno al centro dell’evoluzione l’uomo. L’umanità, con tutte le sue contraddizioni e con il suo lato sensibile e “imperfetto”, ma non una umanità generica ipotetica e idealizzata spesso immaginata nelle discipline del design e soprattutto in architettura, ma l’uomo del XXI secolo. L’architettura e il design in questi anni a mio parere si sono molto più spesso avvitate su formalismi estetici e sulla assuefazione alle regole dello star system e del marketing, piuttosto che sforzarsi nella ricerca e nella comprensione del vivere contemporaneo per generare prodotti innovativi ed “equilibrati” con le problematiche economiche, sociali e ambientali che stiamo affrontando. Credo che, oggi come ieri, per gli architetti sia necessario capire e interpretare la contemporaneità e i suoi abitanti. Oggi per farlo efficacemente però, e avere delle “visioni” sul mondo che verrà per tentare di anticipare e stimolare nuovi comportamenti e “riti”, devono aprirsi e dotarsi di strumenti e conoscenze spesso presi da altre discipline del design e da mondi paralleli che hanno avuto la capacità di sviluppare approcci flessibili, dinamici e realmente tesi a comprendere e interpretare. Sono curioso di vedere la materializzazione in spazi dei concetti e dei pensieri espressi da Nouvel, e spero che si apra una stagione di riflessione produttiva per il Salone del Mobile. Riflessione che dovrà essere dettata non dal marketing o dallo star system, ma tesa realmente alla ricerca dell’innovazione nelle sue varie declinazioni e capace di tracciare una strada futura, responsabile e contemporanea per il design italiano.

Luigi Baroli, architetto Luigi Baroli (15.02.2013)
Razionalizzazione degli spazi, materiali ipertecnologici, illuminazione controllata, ingegnerizzazione “perfetta”…
Il posto di lavoro diventa impersonale, freddo, ostile cosicché il fruitore distacca progressivamentei suoi obiettivi e il suo destino da quelli del proprio datore di lavoro, finendo per attribuire al posto di lavoro il significato di “luogo di pena”.

Luca Bombassei, Blast Architetti (25.01.2013)
Le mie aspettative sono che questo Salone sia già l’occasione per testare nuove possibilità e che magari venga smentita la previsione temporale fatta da Jean Nouvel: senza attendere 30 o 40 anni si possano concretizzare nuove strade percorribili; io, in alcuni dei miei progetti, sto già confrontandomi con richieste di committenti “illuminati” che chiedono un approccio nuovo al luogo di lavoro. Un primo ma forte segnale di questo cambiamento. L’esperienza di Kilometro Rosso, proprio a fianco di Nouvel, è stata l’apripista di queste tematiche, esperienza che mi ha permesso di dimostrare come nuovi approcci al luogo di lavoro siano possibili. Come sottolineato da Jean Nouvel, il tema sarà sicuramente quello dell’appropriazione dello spazio da parte di ogni individuo, che è poi il tema centrale dell’architettura contemporanea a tutte le scale. Ciò sarà sempre più vero proprio per i luoghi del lavoro, che sono i luoghi in cui viviamo di più in termini temporali ma non più necessariamente in senso fisico. L’impegno di noi progettisti deve essere quello di fare cambiare la visione (prima di tutto tra di noi), proporre paradigmi inesplorati, e quindi l’auspicio è che questo Salone sia il punto di partenza per verificare le varie declinazioni possibili.

Pinuccio Borgonovo, designer (05.04.2013)
Jean Nouvel propone un’idea interessante e condivisibile che porterebbe vantaggi significativi a tutti, migliorando le relazioni umane da un punto di vista lavorativo e sociale. Al centro del suo progetto è l’uomo, con le sue esigenze, le sue ambizioni e le sue difficoltà nella vita personale e lavorativa che si fondono l’una con l’altra. Il percorso verso questa nuova concezione del lavoro e di vita in parte è già in atto, ma richiede un radicale cambiamento di mentalità non ancora condiviso da tutti. Non è solo la visione di architetti e designer a dover cambiare, ma anche l’approccio al lavoro e ai rapporti interconnessi. Fiducia, responsabilità e autonomia sono i pilastri essenziali di questo cambiamento e non possiamo negare che il contributo più importante lo porterà la tecnologia informatica multimediale che peraltro ha già permesso dei notevoli progressi anche in settori tecnologicamente più avanzati del nostro. Mi aspetto e auspico che il progetto di Jean Nouvel possa favorire lo sviluppo di un’architettura meno protagonista e più consapevole dei bisogni individuali, delle esigenze ambientali, energetiche e umane, riconoscendo in esse un grande bacino di opportunità e una preziosa fonte di ispirazione.

Alberto Bovo, Hangar Design Group (05.04.2013)
Non si può che concordare con le osservazioni di Nouvel sull’esigenza di cambiamento profondo del concetto di ufficio. Ma al di là delle condivisibili riflessioni sulla necessità di creare spazi non solo di lavoro ma di incrocio e connessione, centrati sull’elemento umano e interpersonale, credo che la vera sfida per il presente e il futuro di cui il settore deve tener conto, sia riassumibile nei concetti chiave di nomadismo e ibridazione. La metamorfosi del lavoro è sotto gli occhi di tutti: sempre più mobili, sempre più connessi, occupiamo spazi fluidi, in movimento costruendo relazioni dinamiche con in nostri collaboratori, partner, fornitori, clienti. Gli spazi fisici cambiano con noi, mutano funzione, diventano spazi di relazione. Non è più necessario che si trovino in un ambiente predeterminato, ma possono essere sostituiti da luoghi temporanei, aree di coworking, spazi domestici rivisitati, delimitati da password e reti protette più che da pareti e strutture fisiche. Certo, ci sarà comunque bisogno da parte delle organizzazioni di un’architettura comune in cui far “abitare” gli spazi di lavoro e i loro fruitori, ma verrà sempre meno la sua funzione identitaria e simbolica, sostituita da un’architettura digitale che occuperà spazi virtuali ma non meno concreti o determinanti. Credo quindi che la “mutazione genetica” in corso oggi per il settore ufficio sia una conseguenza, che ancora forse non riusciamo a comprendere appieno, di quanto stiano cambiando le modalità di relazione all’interno dello spazio di lavoro. E, inevitabilmente, occorrerà partire da lì per immaginare l’ufficio del futuro.

Corrado Caruso, D2U Design to Users (22.02.2013)
Partendo dalla frase con cui si conclude il condivisibile intervento di Nouvel: “Abitiamo l’ufficio così come abitiamo la città” mi viene da aggiungere: “Ma prima pianifichiamo l’ufficio così come pianifichiamo la cittaà“ (o meglio: “Così come si sarebbe dovuto pianificare la città”). La sorte di uffici “arretrati” con i posti in batteria o “avanzati” alla Nouvel dipende volta per volta dal progettista, dal committente, dalla cultura e democrazia aziendale, dal budget, dallo stile di lavoro, dai limiti e dalle potenzialità dell’edificio, dalla tecnologia… Qual è allora il denominatore comune che possa veramente far fare un passo avanti al dibattito? Una risposta a progetti dimensionalmente significativi la può dare senz’altro l’office space planning, la disciplina che detta le regole d’uso e distributive dello spazio un passo prima delle scelte di design, arredi, materiali e colori. Dopo aver compreso le esigenze di quella “comunità” (l’utilizzatore) che andrà ad abitare questa “città” costruita alla scala degli interni, è infatti possibile pianificare e traslare la complessità della città reale negli spazi di lavoro. Si tratta di un “microplanning” che alluda alla città ed alle sue diverse zone e funzioni: ai percorsi con gerarchie diverse (circolazioni primarie e secondarie), ai suoi edifici pubblici (auditorium, sale riunioni), alle piazze (incroci, slarghi, foyer), al verde, alla segnaletica informativa, alle “arterie commerciali” dove si offrono i servizi necessari (copy, break, cafeterie, fitness, asili) ma anche alle “zone residenziali” i luoghi deputati alla privacy ed al relax (phone, focus, relax e thinking room) e quindi ai “quartieri direzionali”, gli uffici appunto, gli spazi per il lavoro, singolo o condiviso, protetti per favorire la concentrazione o aperti per facilitare la comunicazione e l’interazione con gli altri. È probabilmente questo il luogo/menu multiscenario, dove le persone ancora legate per diverse ragioni al luogo fisico “ufficio” preferiranno vivere la loro vita lavorativa che, non dimentichiamolo, è quantitativamente preponderante rispetto a quella vissuta “fuori dall’ufficio”, nella città reale. Al mondo del design il compito di reinventare linguaggi, forme, arredi, materiali, colori, a quello della tecnologia quello di liberarlo sempre di più dai vincoli fisici.

Giulio Ceppi, Total Tool (08.02.2013)
Sulla scia delle parole pronunciate da Jean Nouvel sono contento che si sia inaugurato pochi giorni fa l’Autogrill di Villoresi Est, sulla Milano Laghi, l’autostrada più trafficata d’Italia con 30 milioni di veicoli l’anno, dove abbiamo incluso dei temporary office e delle conference room, una business lounge, connessione wi-fi, vendita di articoli informatici e di telefonia, creando un luogo ibrido, metropolitano, dinamico e assolutamente “on the move” di lavoro, interscambio, relazione, ma anche di leisure e shopping. Credo anche io che sia tempo che l’ufficio cambi la propria estetica ed esca dall’eccessiva autorefenrenzialità, che lo chiude tipologicamente e merceologicamente dentro una bolla soffocante, autotelica e onanistica, un poco come succede per il mondo dell’auto, oramai troppo lontano dalla vera innovazione tecnologica e dalle dinamiche del sociale. Difendersi non è più una strategia per sopravvivere. Oggi vince chi sa cambiare, invadendo anche spazi e logiche altrui: spero in tal senso che il nuovo modello di urbanistica non sia l’Ikea allora, per parafrasare Jean Nouvel. Mi auguro che Cosmit e Assufficio sappiano ritrovare e riproporre il coraggio del design italiano, indicare le direzioni reali del cambiamento ma solo poiché ci credono effettivamente e le determinano producendole di fatto: non ci serve più materiale mediatico per rifocillare riviste o celebrare designer egotici, per fare vetrina credendo di essere vanitosamente i più bravi: serve invece “saper far accadere le cose”, produrre il sogno di luoghi e modi di lavoro diversi, tradurre noi stessi quanto ancora non sembra esistere. Altrimenti a vedere cosa succederà tra 30 o 40 anni, forse anche prima, nemmeno ci arriveremo.

Angelo Cortesi, Cortesi Design (15.02.2013)
L’idea di Jean Nouvel contiene i tratti umanitari che noi tutti vorremmo vedere realizzati. Per il Salone dell’ufficio appare molto astuta e dimostrativa della sua intelligenza, in quanto può allestire uno spazio utilizzando più prodotti di diverse marche.

Isabella Goldmann, Goldmann & Partners (01.02.2013)
Sono assolutamente d’accordo con Jean Nouvel, la cui opera peraltro da sempre persegue il tema del benessere all’interno dello spazio abitato, sia esso dedicato al lavoro sia alla vita privata. Le condizioni in cui oggi si lavora nella maggior parte degli uffici dovrebbero essere oggetto di studio come elementi di un periodo culturalmente archeologico: la qualità lo spazio lavorativo è ancora quella più disertata dalla cultura progettuale generale, e se ci pensiamo bene, a differenza delle case, non si è evoluta particolarmente da cento anni a questa parte. Fortunatamente vi sono esempi di conversione culturale molto interessanti che stanno introducendo soprattutto le grandi corporate internazionali: si stanno contraendo gli spazi dedicati al lavoro, e paradossalmente questi stanno guadagnando moltissimo in qualità della vita e in benessere ambientale. Aumentano gli spazi destinati al silenzio e alla concentrazione, ad un break o una telefonata privata. Perdono la forza di status symbol le stanze private dei dirigenti con divano e pianta personale, a vantaggio di spazi aperti dove non vi sono più scrivanie ad personam ma un sistema molto flessibile di desk sharing in cui la scrivania viene utilizzata esattamente quando serve, e per il resto del tempo resta a disposizione di altri. Diventano importanti nuovi comportamenti: si introduce l’abitudine a non archiviare più documenti in forma cartacea ma solo digitale, a non avere un computer fisso ma un portatile, e a spostarsi molto durante la giornata portandosi il computer dove serve: in caffetteria, nel parco, in sala riunione, o a casa se non è necessario andare in ufficio. Dall’altro lato le aziende, a compensazione di questa proposta mobilità, garantiscono molti più servizi alla persona: spogliatoi e palestre per i tempi di pausa, servizi privati come il ritiro della tintoria o di pacchi, asili aziendali, agenzie di viaggio, corsi di lingua, formazione, biblioteche. Un modo differente di concepire lo spazio del lavoro che va di pari passo con la qualità dei materiali con cui questo viene costruito e arredato, tutti per quanto possibile di origine naturale, con colori e texture che rispettino il riconquistato equilibrio tra uomo e ambiente.

Simone Micheli, Simone Micheli Architectural Hero (01.02.2013)
Sono assolutamente in accordo con le osservazioni di Nouvel rispetto al futuro degli spazi lavorativi. Del resto, saranno luoghi destinati alla generazione 2.0 ed è su questo aspetto che vorrei centrare le mie considerazioni su questo argomento così futuribile in termini progettuali. Spesso cerco risposte partendo da esempi del passato, sui fasti dell’antichità che mi affascina da sempre sia dal punto di vista sociologico che architettonico. Gli antichi greci e romani legavano il lavoro alla necessità e quindi lo deprecavano in quanto nemico della libertà e del tempo libero. In età moderna invece il lavoro diventa strumento per assicurarsi l’indipendenza e sono convinto che, in futuro, l’obiettivo sarà quello di unire queste due visioni, ovvero riuscire a lavorare in libertà, favorendo il benessere e stimolando il bioritmo individuale. Ritengo che il vetusto concetto di “postazione di lavoro modulare” così impersonale e fantozziano, sarà al più presto sostituito da un cloud virtuale, uno spazio immateriale, condivisibile, trasparente e illimitato. Il nostro spazio libero da badge e protetto da password dove saremo liberi di sperimentare, proporre e investire il nostro tempo. Sicuramente ancora a lungo rimarrà l’esigenza di incontrarci in spazi di comunicazione “reali” e questi avranno il compito di agevolare il brainstorming trasmettendo quel benessere sensoriale in grado di stimolare l’energia e la propositività individuale. Dai colori agli odori, dai suoni all’intensità della luce, l’ufficio del futuro avrà il compito di favorire l’entusiasmo, modellandosi di volta in volta sulle esigenze di produttività ma anche di serenità e condivisione. Se l’ufficio dei prossimi anni (per alcune professionalità succede già oggi) sarà il supporto attraverso cui ci esprimiamo, forse, in un futuro ancora più lontano, il luogo di lavoro sarà proprio il nostro corpo.

Antonio Morello, designer (29.03.2013)
Il mio pensiero sulle aspettative della prossima edizione del Salone Ufficio 2013? Direi che sono speranzose e positive sulla base delle novità che Cosmit sta mettendo in campo, al fine di rianimare e portare alla ribalta una manifestazione che ha bisogno di un rinnovamento sostanziale, non facile. Sulla base di quanto appreso, dovrebbe essere un salone con un taglio più internazionale e prestigioso con la partecipazione di diversi marchi stranieri di fama mondiale; meno ingessato poiché c’è l’intenzione di non limitare l’esposizione al tradizionale arredo per ufficio, dando spazio a una sorta di contract-ufficio; e per ultimo l’intervento e il lavoro di un professionista come Jean Nouvel, che senz’altro servirà moltissimo a valorizzare tutta la manifestazione, richiamando l’attenzione degli operatori del settore e non solo. Anche se i dati e le previsioni di mercato per il 2013 non sono confortanti. Speriamo che almeno gli espositori vengano premiati dall’affluenza dei visitatori, che sicuramente troveranno delle novità interessanti per tecnologia, design e innovazione.

Luciano Pagani Angelo Perversi, Pagani Perversi Architetti Associati (08.02.2013)
Nei prossimi decenni i paesaggi dell’ambiente ufficio potrebbero risultare come luoghi sempre più svincolati dalle regole di un’edilizia dedicata, per apparire come parte di un organismo sempre più vicino ed incluso nelle attività del vivere quotidiano. Questa ibridazione incessabile pone le nuove condizioni urbanistiche per una città continua, più organica e globale a cui già da oggi ci si deve riferire nell’affrontare i luoghi di lavoro. Nella nostra esperienza le varie parti del progetto si integrano come piccole e grandi parti di un organismo armonico: gli impianti, l’illuminazione, i materiali, gli spazi e i colori trovano la giusta posizione tecnica espressiva, come nell’ultimo nostro progetto generale di ristrutturazione della nuova sede ADD (Comei) in Milano che abbiamo terminato da poco. Siamo sempre più convinti che le differenze nei progetti e nel design siano i dettagli. Il progetto Move 010 per Unifor (IF e selezione Compasso d’Oro 2012) evidenzia come un oggetto apparentemente semplice possa svolgere le funzioni più complesse: mobile, libreria, supporto intelligente per video, pur avendo un’immagine sofisticata ed una tecnologia avanzata. Pensiamo, tuttavia, che gli uffici che verranno dipenderanno più dalle trasformazioni multimediali e dalla nuova organizzazione del lavoro, che dalle visioni degli architetti e dei designer.

Alessandro M. Pierandrei, Pierandrei Associati (29.03.2013)
Personalmente non credo che quanto affermato da Nouvel sia un messaggio particolarmente innovativo. Mi auguro tuttavia che l’idea di scomodare lo Star System sarà utile a fare da cassa di risonanza per smuovere un mercato in gran parte ancora addormentato. Spero quindi che l’intervento del Guru sarà utile per fare aprire le orecchie a quei committenti sordi e aprire gli occhi a quelle aziende cieche che ancora non si sono pienamente resi conto della profondità del radicale cambiamento. Un cambiamento che investe in modo rilevante il mondo del lavoro e di conseguanza l’ambito dell’ufficio. La crisi economica e i valori della società creativa dell’attuale Wiki-economy sta spingendo i lavoratori a non confrontare il valore del proprio operato al solo compenso economico dello stipendio: i valori, i significati, l’autonomia, il riconoscimento, l’appartenenza ad un gruppo (una comunità), sono tutti elementi che contribuiscono a dare un senso a ciò che stiamo facendo sul nostro posto di lavoro e che ci stimolano ad operare al meglio. Nello stesso tempo, l’era della Rivoluzione Digitale che stiamo vivendo ha radicalmente cambiato il nostro modo di vivere, di rapportarci con gli altri e quindi anche il nostro modo di operare in ufficio. Da tutto ciò ne consegue una straordinaria modificazione delle categorie spazio-temporali dell’ufficio: da un lato l’orario d’ufficio (il vecchio nine-to-five) sta rapidamente svanendo; il tempo di lavoro si è infinitamente dilatato. La tecnologia ci consente di essere raggiunti ovunque da telefonate e da email e nel contempo di essere connessi con le nostre questioni personali anche in ufficio. Dall’altro la tecnologia ha modificato il nostro spazio di lavoro: possiamo contenere un archivio di milioni di documenti in un palmo di mano; possiamo fare nello stesso giorno più riunioni con persone in varie parti del mondo a costo zero attraverso Skype. Questi sono solo esempi banali che ci aiutano però a comprendere come lo spazio ufficio abbia tutto il vantaggio di adeguarsi al nuovo modo di lavorare. Scegliere di realizzare spazi confortevoli e un tempo di qualità per i lavoratori ha infatti un impatto diretto sul senso di appartenenza, sulla partecipazione, favorisce il lavoro di squadra ed influisce quindi sulla produttività. Qualcuno si è reso conto finalmente che l’ufficio-fabbrica guidato dalla sua rigida efficienza è oramai obsoleto. Molti ancora no. Forse le parole di Nouvel aiuteranno questi ultimi a comprendere il cambiamento in atto.

Giuseppe Tortato, architetto Giuseppe Tortato (25.01.2013)
Penso che quanto espresso da Jean Nouvel sotto forma di “profezia” sia assolutamente condivisibile e anzi già presente ed apprezzato in alcune nicchie di mercato. Dibattiti come questo sono utili e contribuiscono a generalizzare la richiesta di qualità negli ambienti di lavoro inducendo anche aziende più tradizionaliste ad adeguare le proprie strutture. Io stesso negli ultimi dieci anni ho cercato di proporre uffici “anomali”, in cui prevalesse il piacere di vivere gli spazi lavorativi in contrapposizione alle tradizionali postazioni in batteria più simili a pollai. Alcuni esempi positivi sono la rigenerazione di ex aree industriali di Milano come La Forgiatura o Morimondo 23, molto apprezzate per la qualità degli spazi più simili ad oasi urbane in cui prevalgono gli spazi a verde, la luce naturale ed il comfort ambientale, in generale rendendo gratificante l’esperienza lavorativa quotidiana. In un momento di recessione come questo, con scarse prospettive per la realizzazione di nuove costruzioni, il problema che si pone è soprattutto come gestire l’enorme patrimonio edilizio esistente che generalmente presenta condizioni di vita assolutamente e disastrosamente inadeguate. Nella maggior parte degli edifici esistenti non si salva nulla: a cominciare dal microclima interno, ai materiali utilizzati e all’organizzazione degli spazi. Pensiamo per un istante a come sono gli uffici tradizionali: in genere sono ambienti troppo caldi, troppo freddi, troppo luminosi, troppo bui o troppo rumorosi, dove i lavoratori sono costretti a sviluppare rimedi artigianali per proteggersi da un ambiente ostile: dagli schermi parasole ai deviatori di flusso per l’aria condizionata. Per recuperare gli spazi esistenti il primo passo è rigenerare il contenitore, cioè gli edifici, adeguandoli tecnologicamente e riportando ove possibile aria e luce naturale. Bonificato il contenitore, si può pensare agli spazi interni dove portare la rivoluzione auspicata da Jean Nouvel o meglio, come si diceva, generalizzando un approccio oggi solo di nicchia.

ASSUFFICIO

Alberto Albertini, vicepresidente Assufficio (11.01.2013)
Le aspettative non sono che speranze mentre già oggi una certezza l’abbiamo! Cosmit ed Assufficio stanno affrontando con molta credibilità il tema del rilancio del SaloneUfficio, una cosa che non era per niente scontata visto che del bisogno di riqualificare e rendere più propositiva la fiera si parla da anni. Da parte della committenza la volontà c’è tutta e sono convinto che la genialità visionaria di Nouvel riuscirà a dare spessore non soltanto al progetto di allestimento ma a tutto l’evento mediatico collegato. Come diceva qualcuno: “Per fare un grande progetto serve un grande architetto e una grande committenza”, ingredienti che sembrerebbero presenti. Anche se, forse, per alimentare quella “via italiana dell’ufficio” già più volte invocata ma i cui contenuti (se esistenti!?) non sono ancora chiari e riconoscibili, sarebbe stato preferibile che la via italiana fosse stata battuta anche nella scelta del “grande architetto”, ma davanti ad una personalità come quella di Nouvel anche questa considerazione si zittisce. Per questo le aspettative sull’esito dell’evento sono importanti e vista la collocazione temporale della fiera spero che il progetto rappresenti il colpo di coda collettivo di tutto il comparto capace di indicare come cogliere, prima e meglio, i segnali di una pur debole ripresa. Credo utile anche un’osservazione critica. La premessa testuale di Nouvel al progetto pare non brillare di originalità: gli “uffici da abitare” per come li racconta sembrano situazioni singole e personali, in cui l’utente è anche il decisore. I vincoli organizzativi, economici e di socialità sono però i veri e quotidiani ostacoli ad una concezione puntuale e personale dell’ufficio. Quello che differenzia la residenza dall’ufficio è proprio questo! I temi della standardizzazione, delle regole e della ripetitività sono i vincoli con cui ogni giorno si confrontano i progetti e le realizzazioni dell’ufficio: Nouvel sembra rinnegarli già in premessa! Detto questo, conoscendo da vicino la forza propositiva dell’architetto sono convinto, anche da questo punto di vista, dell’utilità delle suggestioni che il suo progetto saprà trasmetterci.

Monica Babini, vicepresidente Assufficio (18.01.2013)
Vedere la volontà di Assufficio e di Cosmit di rilanciare il Salone Ufficio con forza cercando di convogliare attenzione mediatica, studi di architettura e personalità di settore all’interno di padiglioni che negli ultimi anni sembravano aver perso interesse per il pubblico, non può che renderci entusiasti. Vuoi il duro periodo attraversato dal settore e dalle aziende e vuoi la mancanza di focus su temi specifici, gli ultimi eventi avevano perso di interesse per il pubblico, nonostante le aziende continuassero ad investire e a promuovere i loro ottimi prodotti. Oggi, questo nuovo modo di presentarsi, la risonanza stessa dell’evento e del curatore, l’architetto Jean Nouvel, daranno ampia visibilità e garantiranno riflettori puntati su quello che è l’operare quotidiano delle aziende e cioè sulla risoluzione di problemi molteplici, su necessità ed esigenze differenti, sulla certezza della qualità produttiva e su progetti attentamente realizzati. Seppure con un tema non totalmente nuovo, in quanto già affrontato da alcuni attori del settore nel Salone 2011, siamo certi che il progetto possa dare dimostrazione di come gli ambienti siano davvero condivisione, compromesso, collaborazione, dal progetto al vivere quotidiano. La prossima edizione del Salone, sposata al tema “Progetto: uffici da abitare”, darà la possibilità di dimostrare e di riconoscere la rinnovata volontà delle aziende di andare incontro a nuove necessità, confermando la loro professionalità, la qualità e la malleabilità.

Alberto De Zan, presidente Assufficio (10.12.2012)
Assufficio, organo rappresentativo della produzione italiana di mobili per ufficio, è molto soddisfatta e riconoscente verso Cosmit, ente organizzatore dei Saloni, che ha scelto di investire notevoli risorse nell’evento “Uffici da abitare” curato dal grande architetto Jean Nouvel. Siamo convinti che il progetto saprà attirare una qualificata compagine di visitatori tra architetti, interior designer e studi internazionali di progettazione, dando così un ulteriore impulso alla divulgazione di quella cultura dell’abitare l’ufficio sostenuta dalla nostra associazione attraverso l’iniziativa “Ufficio Fabbrica Creativa”. Oggi più che mai sentiamo la necessità di valorizzare le persone che “abitano” l’ufficio in una visione che migliori la produttività e soprattutto la qualità delle relazioni interne ed esterne. Il tempo di lavoro deve essere trascorso in un ambiente congeniale a favorire il confronto, condizione necessaria affinché ciascun collaboratore possa portare un proprio contributo e trarne massima soddisfazione per sé e per l’organizzazione. Se da un lato ci troviamo di fronte ad una situazione di mercato che non premia i nostri sforzi per il cambiamento, siamo pur sempre consapevoli che solo gli investimenti e la ricerca in questa direzione potranno creare nuove opportunità e contribuire a costruire un clima di maggiore fiducia. Per questo, anche in vista del SaloneUfficio 2013, la nostra associazione si impegnerà a diffondere positivamente questo approccio e a favorire la ripresa degli investimenti. Il nostro augurio è che le imprese considerino tale evento come una grande occasione per far conoscere i propri prodotti e le proprie competenze ad interlocutori esigenti come i grandi studi di architettura internazionali, nella consapevolezza che questi stessi costituiscono il tramite privilegiato per entrare nel mondo del contract con importanti e reali opportunità di business. Il format espositivo che prevede di poter ospitare nello stesso spazio aziende complementari può offrire maggiore visibilità, efficienza e stimolo a nuove e più ampie collaborazioni sui mercati internazionali.

Grazia Manerba, vicepresidente Assufficio (11.01.2013)
Nell’arredo dell’ufficio, le nostre aziende, storicamente, hanno saputo esprimere i valori di design, ricerca sui materiali e sulle tecnologie produttive propri alla qualità italiana. La capacità delle nostre industrie nasce proprio dalla profonda integrazione tra cura artigianale, metodi industriali, ricerca e cultura del bello. Valori che ci appartengono dalla storia e vanno reinterpretati per rispondere ai nuovi stili di vita e ai nuovi mercati. I forti cambiamenti in atto riguardano il modo stesso di concepire il nostro lavoro capace di trasformarsi, spostarsi, interagire ed integrarsi con altri modi di pensare e lavorare. Ancor più, oggi, il tavolo di lavoro si smaterializza, ancor più acquista un alto valore legato alla persona e alla propria professionalità, lo spazio dove ritrovarsi a progettare, il centro delle relazioni con gli altri. Il tema del Salone “Progetto: uffici da abitare” traccia un percorso virtuale nella nostra capacità di far entrare l’ufficio in ambienti nuovi ed inaspettatati, dove si rinnova la missione creativa di donare identità ai luoghi che ci rappresentano. Un tema che esalta l’abilità di creare ambienti per le persone, ricchi di significati identitari che uniscono natura, architettura, luce, colori e comunicano emozione. È l’occasione per esprimere nuove idee, per integrare competenze e specializzazioni, per far collaborare aziende parallele nell’unica direzione: dove proiettiamo l’ufficio domani.

Vittorio Veggetti, vicepresidente Assufficio (18.01.2013)
Penso che l’idea di Cosmit di realizzare uno spazio dedicato alle tematiche degli uffici a cura di Jean Nouvel sia una grande occasione per tutti per ripensare alle modalità, ai prodotti e ai servizi che necessiteranno agli utenti. Innanzitutto ritengo importante sottolineare il tentativo di rappresentare la fiera non più come una esposizione di prodotti, ma come una realizzazione di prodotti. Questo attrarrà architetti, operatori e facility manager e permetterà di toccare con mano l’integrazione tra prodotti provenienti da diverse aziende con prodotti complementari tra loro. L’aspettativa è che si crei una nuova ventata di positività e che venga abbandonata la tendenza dei produttori a replicare prodotti tutti simili tra loro, facendo perdere di attrattività l’intero comparto e in primo luogo la fiera. Guardando avanti penso che anche l’intera filiera distributiva dovrà cambiare e tendenzialmente operare verso una maggiore professionalità e completezza nei servizi erogati al cliente finale.

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